SUMERI: LINGUA ED ALFABETO DERIVATI DALLA ANTICA CIVILTA’ SARDA E DAL PROPRIO ALFABETO. LE ULTERIORI PROVE.

Associazione B.E.I.T.H.

Di Fabio Garuti

Nella conferenza del 19 giugno u.s., tenuta a Cagliari ed organizzata, ottimamente, dalla Associazione Riprendiamoci la Sardegna, ho evidenziato l’origine del termine Sumero Ziggurat. Intendo qui riproporre il tema, a beneficio di Lettrici e Lettori, premettendo che ci addentriamo così in una tematica apparentemente ostica, ma necessaria al fine di comprendere taluni passaggi fonetici. Come ho spesso sottolineato, la “Cronologia Fonetica” è una branca di studio inesistente a livello accademico, e la cosa va a mio avviso risolta; probabilmente la difficoltà del tutto consiste nel fatto che, per comprendere i passaggi fonetici, non bastano le “trascrizioni fonetiche internazionali”, ma è necessario conoscerle per davvero le lingue, al fine di cogliere i suoni che hanno dato origine, come vedremo, a mutazioni altrimenti inspiegabili.

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LA M NELL’ANTICO ALFABETO SARDO: NON SOLO UN SIMBOLO ALFABETICO.

Associazione B.E.I.T.H.

Di Fabio Garuti

Abbiamo più volte parlato, nell’ambito delle analisi sull’Antico Alfabeto Sardo, della questione relativa alla M, raffigurata da una linea obliqua ad intersecarne una diritta. Abbiamo anche parlato di come tale simbolo, fosse il capofila di cinque simboli accomunati dalla produzione di bevande alcoliche, (vedi immagine-schema allegato, di cui ringrazio Valeria Putzu), in quanto pronunciato, singolarmente, MUIN, termine da cui è derivata la parola VINO, come abbiamo già evidenziato in articoli precedenti. Unito ad altri simboli, fungeva invece, come accade oggi, da singola lettera dell’alfabeto.

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ORIZZONTI ALFABETICI

Associazione B.E.I.T.H.

Di Fabio Garuti

Lo studio della Alfabetica, intendendosi per essa ovviamente anche fonetica, grafica, sintassi ed etimologia, sebbene complesso e variegato, consente di approfondire filoni di ricerca altrimenti impensabili. Sembra un concetto elementare, quasi banale, eppure è bene parlarne per rendersi fattivamente conto di come e di quanto così non sia affatto. Vediamo il perché, in estrema sintesi e facendo qualche esempio:

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I FEACI E L’ANTICO ALFABETO SARDO

Associazione B.E.I.T.H.

Di Fabio Garuti

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Continuiamo dunque ad analizzare gli incroci, o meglio gli incastri, tra l’Antico Alfabeto Sardo, la grafica e la fonetica, confrontando Lingua Sarda e Lingue Gaeliche. Il simbolo raffigurato (vedi immagine allegata) da tre piccole linee che incrociano una ulteriore linea base di riferimento, rappresenta la nostra F. Ora, detta consonante non esisteva come tale, bensì era la risultanza del processo di lenizione (di cui abbiamo già parlato) dato dall’incontro tra P ed H, ossia PH, che, per l’appunto, origina anche foneticamente la F, (ovviamente ben successiva come consonante), dell’alfabeto Latino di epoca imperiale.

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LA CRONOLOGIA FONETICA

Associazione B.E.I.T.H.

Di Fabio Garuti

La fonetica, ossia la pronuncia dei simboli e delle parole, è anche la risultanza delle modifiche subite, (sia nel corso del tempo che nei territori in cui sia stato via via adottato), da un alfabeto o da una lingua. Tutto ciò diventa quindi, applicando questa tecnica del confronto che presuppone conoscenza delle modalità di pronuncia relativamente a lingue antiche e moderne, un vero e proprio reperto storico, in grado di offrire cronologie altrimenti impensabili. Non esiste, nello specifico, lo studio della “Cronologia Fonetica”, ma vi posso assicurare che nel caso di questa ricerca sull’Antico Alfabeto Sardo si è rivelato insostituibile al fine di comprendere determinati passaggi da un idioma all’altro.

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ANTICO ALFABETO SARDO, ISTRUZIONI PER L’USO

Di Fabio Garuti

Iniziamo oggi ad analizzare qualche reperto ancora oggi consultabile relativamente all’Antico Alfabeto Sardo, fiore all’occhiello della Antica Civiltà Sarda. Saranno molti gli articoli in proposito, per cui sono doverose alcune precisazioni introduttive;

  1. qualche buontempone, si fa per dire, ha parlato di “quattro graffi su pietre” che non testimonierebbero tale forma alfabetica innovativa e straordinaria. Peccato per lui che i “graffi” siano migliaia, e non solo su pietre ma anche su bronzo, ed addirittura ripetuti, ossia, come vedremo oggi, reperiti più volte ed in luoghi differenti della Sardegna. Continuare a negare ridicolizza solo chi profferisca, con ben poca onestà intellettuale, fesserie del genere.
  2. lo studio di una lingua, antica o moderna che sia, si divide in tre o anche quattro fasi, volendo considerare anche grammatica e sintassi: grafica (raffigurazione e simboli), sintassi appunto (la composizione del periodare), fonetica (la pronuncia) ed etimologia (origine delle parole): questo in estrema sintesi. Ora, etimologia e sintassi consentono certamente di stabilire interconnessioni con altre lingue, ma non consentono mai (ripeto, MAI) di stabilire cronologie affidabili (chi venga prima di chi); solo grafica e fonetica lo consentono, sebbene qualche linguista poco esperto e certamente poco conoscitore di lingue sia antiche che moderne asserisca il contrario. Ovviamente tale comparazione, soprattutto fonetica, presuppone la conoscenza delle lingue non solo tramite codifiche internazionali, bensì per conoscenza e studio diretti, mi sembra evidente. Un po’ come accade quando si citano bibliografie che includano testi stranieri, e che un professionista che voglia definirsi tale dovrebbe sempre saper leggere e tradurre dalla lingua originale e non tramite traduzioni, per quanto valide; è una regola quasi elementare per chi voglia essere certo di non incorrere in errore con Lettrici e Lettori.
  3. La Lingua Sarda parlata ha subito molti cambiamenti, nel corso dei millenni, e da qui sono nati vari fraintendimenti sulle cronologie. Comparata al Sumero, al Latino, al Greco e via discorrendo, è sempre stata considerata una lingua “derivata” da queste, e non si è mai provato neppure a supporre che fosse stato proprio il Sardo scritto e parlato ad ispirare tutte le altre Lingue. Questo perché non si era mai guardato ad Occidente ed al Nord Europa (soprattutto alle quattro lingue Gaeliche, al Germanico, al Tedesco ed all’Inglese), perché non si era mai fatta una comparazione grafica, e soprattutto perché non si era mai considerata la cronologia fonetica, ossia la pronuncia delle parole nella propria evoluzione. Vedrete come alcune parole in Sumero, ad esempio, derivino da vere e proprie frasi in Sardo (e Gaelico), ed è evidente che sia stato il sostantivo a derivare da una frase pronunciata e non viceversa.

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