L’ALFABETO SARDO – PARTE VI

OGHAM E LAUNEDDAS: ALFABETI E MELODIE DALLA ANTICA CIVILTA’ SARDA – (Capitolo VI)

Di Fabio Garuti e Valeria Putzu

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Ed incontriamo di nuovo le magnifiche Launeddas, (di cui più volte abbiamo parlato), anche durante la ricerca sugli Alfabeti utilizzati dalla Antica Civiltà Sarda.
Come ben ricorderete, questo strumento musicale, unico al Mondo nel proprio genere, talmente antico da poter essere considerato senza dubbio alcuno dei più vetusti del Pianeta, ci è già stato utilissimo nell’ambito della analisi sui rapporti, o contatti molto stretti, tra Territorio Sardo e Nord Scozzese. Doveroso un ringraziamento particolare a Pitano Perra, vero Maestro in questo campo (titolo che, con umiltà mirabile, rifiuta categoricamente…), il quale mi ha fornito documentazioni e spiegazioni più che approfondite e dettagliate.

Soprattutto, da quanto analizzeremo, emerge un dato importantissimo, afferente un evidente primato Sardo relativo alla capacità di conservare, attraverso millenni e millenni, tradizioni straordinarie che risultano preziosissime nel campo della ricerca Storico-Archeologica. Ovviamente tale mirabile capacità è indice e sintomo di un radicamento poderoso, nella Società Sarda, di tali tradizioni plurimillenarie.
Ebbene, proprio le Launeddas ci riportano all’utilizzo dell’alfabeto OGHAM, di cui più volte abbiamo parlato nei precedenti capitoli. Come potete evincere dalla immagine allegata, esisteva un sistema di trascrizione delle note musicali, oggi totalmente scomparso, identico alla trascrizione dei caratteri Ogham, appunto.
Solo che in questo caso venivano utilizzate le mani. Come certamente ricorderete,abbiamo parlato di un sistema Ogham utilizzato appunto con le mani, e qui ne abbiamo una riprova a dir poco straordinaria. Tale sistema di trascrizione delle note sarebbe andato totalmente perduto se non avessimo una testimonianza preziosa che qui allego integralmente, come vera e propria fonte, e che è tratta dal seguente testo : LAUNEDDAS – A.F.W. BENTZON – (TRADUZIONE E REDAZIONE A CURA DI DANTE OLIANS), sempre segnalatomi da Pitano Perra.
In particolare allego un brano, tratto dalla Pagina 28 del citato Testo, estremamente chiaro e significativo, a cui non è necessario aggiungere altro :

(…) I Suonatori di Launeddas avevano un sistema per scrivere la musica da ballo, l’ultimo che lo usò fu il vecchio maestro Peppi Sanna, che morì intorno al 1920. Ne siamo venuti a conoscenza grazie alle ricerche compiute da Dionigi Burranca, il quale, tra i miei due soggiorni in Sardegna, nel 1958 e nel 1962, intervistò un figlio di Peppi Sanna, oggi ottantenne, raccogliendo preziose informazioni sulle antiche tradizioni della Trexènta (nota: Trexenta = Territorio Sardo situato nella parte Settentrionale della provincia di Cagliari). Il sistema era davvero semplice: le dita erano indicate dai segni posti su di una linea: mano destra: mano sinistra ( nota : vedi immagine allegata all’articolo ). Era così possibile indicare quali fori su una canna dovevano essere aperti, e uno spartito consisteva di due linee, una per ogni mano, disposte l’una sopra l’altra.
La ritmica era resa facilmente comprensibile, poiché la musica da ballo è sempre in 6/8 e le battute, indicate dalle linee verticali, potevano semplicemente contenere 6 unità, note o pause. Rimaneva solo da stabilire per il suonatore di Launeddas quale cuntzertu dovesse usare, e tutto era perfettamente chiaro. Per quanto ne sappiamo, non esiste più nessun manoscritto e Dionigi Burranca poté riferire che tutte le suonate da ballo di Giuseppe Figus, il maestro di Peppi Sanna, un tempo trascritte con questo sistema, erano andate perdute. (…).

Come avete potuto ricavare dallalettura del brano,è evidente il concetto di trascrizione su una linea base, utilizzando entrambe le mani come riferimento. Interessante notare come anche nella penisola Iberica siano reperibili ulteriori riscontri a quanto sopra.
Questa penisola, i cui contatti con Sardegna e Scozia Settentrionale sono sempre più evidenti, oltre che estremamente logici, date le rotte Mediterranee ed Atlantiche che ne prevedevano giocoforza la circumnavigazione al fine di raggiungere il Nord della Britannia o la grande Isola nel Mediterraneo, vanta uno strumento musicale molto antico : il “Sac de Gemecs”, ossia il corrispondente Catalano della cornamusa Scozzese, con quest’ultima derivata a propria volta dalle “Triple Pipes”, uno strumento musicale praticamente identico alle famose Launeddas Sarde.
Ebbene, gli antichissimi spartiti su cui venivano annotate le note di tale Sac de Gemecs erano anch’essi lineari, e l’utilizzo di piccoli segmenti, sempre lineari, preponderante. Di certo non una casualità, considerando anche, ed appunto, gli strumenti musicali utilizzati. Indubbiamente il fatto che in Sardegna venisse utilizzato come spartito un vero e proprio Ogham delle Mani rafforza il concetto di originalità assoluta delle Launeddas.
Giusto come promemoria, ricordiamo inoltre che esistevano anche altre forme di Ogham, oltre a quella più diffusa, detta “degli Alberi” o Chraob, di cui peraltro abbiamo trovato, e stiamo trovando, sempre più tracce in Sardegna, nei pressi di tanti Nuraghi.

*A questo proposito postiamo il link con una curiosa ma quanto mai interessante intervista con il cantautore Angelo Branduardi dalla sua pagina Facebook:
https://www.facebook.com/BranduardiOfficial/posts/205307156272287

A parte quello “ delle mani”, di cui abbiamo appunto parlato nel presente articolo, esisteva anche un Ogham “delle gambe” ed addirittura anche quello che utilizzava come linea base un ideale segmento all’altezza “del naso”, con preciso ed evidente riferimento al volto umano. Di tutto ciò non abbiamo purtroppo esempi tangibili, in quanto ci è giunto come mera citazione.

La Antica Civiltà Sarda continua a stupirci, ancora una volta, con una alfabetica estremamente antica,precedente ad ogni altra conosciuta nel Mediterraneo.

Non sarà l’ultima.


*Ringraziamo Maria Pia ed il suo gruppo Facebook SEI GIORNI ALLA FINE!!! per la segnalazione della video-intervista.


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