IL TEMPIO DI MARDUK

Il Tempio di Marduk e la suddivisione sacerdotale nel recinto sacro

di E.Din: La Terra degli Anunnaki

Quando venne consolidata la supremazia politica e militare di Babilonia, giunse anche il momento di affermare ed esaltare il suo dominio religioso. Era una città il cui splendore veniva celebrato nella Bibbia e i cui giardini erano considerati una delle meraviglie del mondo antico; una città nel cui recinto sacro vi era l’esagil o anche chiamato l’Esagila (dal sumero: “casa dalla testa spianata“), il tempio di Marduk era, dopo la Ziggurat ed il Palazzo reale, il più grande dei complessi architettonici di Babilonia. (Coord. geografiche: 32°32′2″N 44°25′17″E).

Un’impressione di potenza si traeva da questa costruzione architettonica massiccia.

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(Veduta aerea della ricostruzione del tempio di Marduk e del recinto sacro)

Potentemente fortificata, modellata nell’argilla con sue immense torri quadrate e sui terrazzi merlati, la parte principale costituiva il proprio tempio di Marduk con una dipendenza collegata al tempio. Il tempio-ziggurat posto al centro protetto dalle sue stesse mura, con guardie a difesa delle porte. All’interno, lunghi viali servivano per le processioni durante le cerimonie religiose e vi si trovavano anche templi dedicati ad altre divinità (ospiti “forzati” di Marduk).

La sua funzione principale fu quella di osservare i cieli; e a dire il vero, i sacerdoti più importanti erano quelli che avevano il compito di osservarlo, tracciare i moti delle stelle e pianeti, di prendere nota di fenomeni insoliti (come un’eclisse o congiunzione astrale) e di valutare se il cielo inviava segni  (Vedi più avanti il dettaglio delle gerarchie sacerdotali sumeriche).

Quest’angolo di vista dall’Eufrate mostra meglio il complesso colossale di questo tempio e sua dipendenza. A sinistra si nota una dei viali processionali di Babilonia, quella che fiancheggia le abitazioni dei preti del recinto sacro. Questo viale conduce al ponte dell’Eufrate.

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(Veduta aerea ricostruita da lato del fiume Eufrate)

I viali processionali del recinto del tempio di Marduk, che attraversano il centro dell’immagine:

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Come si addice ad una sorta di “Città del Vaticano” di oggi, nel recinto sacro viveva un numero impressionante di sacerdoti, ai quali venivano affidati i compiti più svariati: religiosi, cerimoniali, amministrativi, politici e di servizi vari:

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Alla base della gerarchia c’era il personale di servizio (gli Abalu), preposto alla pulizia del tempio e gli edifici adiacenti, fornivano gli strumenti e gli utensili di cui avevano bisogno gli altri sacerdoti, e fungevano da personale addetto alle provviste della casa (tranne che per i filati di lana, che erano di competenza dei sacerdoti Shu’uru).

Sacerdoti particolari, come i Mushhipu e i Mulillueseguivano riti di purificazione, ma ci voleva un Mushkahhu, per le infestazioni dei serpenti.

Gli Umannu, i Mastri Artigiani, lavoravano nelle botteghe e creavano oggetti artistici religiosi; le Zabbu, erano un gruppo di sacerdotesse e cuoche addette alla preparazione dei pasti. Altre sacerdotesse si occupavano delle lamentazioni ai funerali: le Bakate erano maestre nell’arte del pianto (Le “moderne” “prefiche” siciliane. In Sicilia a tutt’oggi utilizzano questa usanza ai funerali).

E poi c’erano gli Shangu, sacerdoti che supervisionavano il funzionamento del tempio, il regolare svolgimento dei rituali; ricevevano le offerte e le amministravano o erano responsabili degli abiti degli dèi, ecc.

Il servizio di maggiordomo, era gestito da un piccolo gruppo di élite di sacerdoti. C’erano i Ramqu, che si occupavano dei riti di purificazione con l’acqua e i Nisaku che gettavano l’acqua usata. L’unzione del Dio con “olio sacro” era affidata a mani specializzate, a cominciare dagli Abaraku che mescolava gli unguenti, per finire con il Pashishu, che eseguiva l’unzione vera e propria nel caso della Dea, i sacerdoti erano tutti eunuchi).

C’erano poi altri sacerdoti e sacerdotesse, incluso il Sacro Coro, i Nanu che cantavano, i Lallaru, che erano cantanti e musicisti e i Munabu, specializzati nelle lamentazioni. Ciascun gruppo aveva un Rabu, il capo responsabile.

I sacerdoti-astronomi, come detto i più importanti tra la gerachia sacerdotale, in genere chiamati Mashmashu, includevano diverse specializzazioni. Un Kalu, era specialista nella costellazione del Toro, il Lagaru che teneva aggiornato un registro quotidiano delle osservazioni effettuate. Questi facevano parte della fascia più alta della casta sacerdotale d’élite e includevano gli Ashippu (Specialisti nei segni), i Mahhu, che interpretavano i segni e i Baru, che comprendevano i segni divini.

Al vertice c’era l’Urigallu, il Sommo Sacerdote, il cui abito era completamente bianco con orli colorati. Solamente a quest’ultimo era possibile conferire ed incontrare fisicamente il Dio Marduk.

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Un pensiero su “IL TEMPIO DI MARDUK

  1. […] Alle origini della civiltà sarda, la caratteristica del monumento preistorico presente nella provincia di Sassari, Monte d’ Accoddi è la sua somiglianza con una ziggurat mesopotamica. “E’ un fatto innegabile che questo sito, una volta ricostruito a modellino, abbia lasciato sgomenti gli studiosi di storia e archeologia sarda: si sono trovati davanti una versione ridotta di una ziggurat mesopotamica. Ma la ricostruzione di Monte d’Accoddi non rivela somiglianze con ‘UNA’ qualsiasi ziggurat mesopotamica, bensì con una in particolare: l’ Esagila di Babilonia, la ‘sacra casa di Marduk’.” (vedi articolo del blog il tempio di Marduk). […]

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