NABTA PLAYA

Il Sito Nubiano di Nabta Playa (22° 42′ 0” N, 30° 42′ 0” E)

di E.din: La Terra degli Anunnaki

Nabta Playa è una depressione situata a circa 800 km dalla città del Cairo, in Egitto, o a 100 km dalla famosa località di Abu Simbel. L’area è caratterizzata dalla presenza di numerosi siti archeologici.

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Un grande complesso megalitico risalente al V millennio a.C. appare orientato secondo i punti del sorgere e del tramontare del Sole in determinati periodi dell’anno:

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Nabta Playa venne scoperta nel 1974 da Fred Wendorf e nel 1977 McKim Malville ne decifrò il significato astronomico.

Nabta Playa prende il nome dalla montagna che sorge nelle vicinanze della depressione dove, durante il neolitico sahariano, vi era uno dei tanti bacini lacustri.

Il lago si prosciugava durante la stagione secca ed aumentava di livello in estate durante le piogge recate dal monsone che in quell’epoca era molto più a nord.

Per questo motivo, il sito archeologico di Nabta era popolato solo periodicamente e gli insediamenti più antichi risalgono ad oltre 10580 anni fa come attestano le datazioni al Carbonio-14 sui carboni di legna e resti vegetali.

Reperti così antichi non sono stati rinvenuti nella Valle del Nilo e ciò avvalora l’ipotesi che fu la popolazione del Sahara (vedi articolo di E.DIN sull’ipotesi delle origini della civiltà Egizia) la prima civiltà del mondo e la prima cultura africana da cui sarebbe derivata in epoca successiva la civiltà egizia:

Verso il 7500, dopo lunghi periodi di siccità e con il ritorno delle piogge monsoniche, tornarono a Nabta Playa le popolazioni nomadi e seminomadi iniziarono un’evoluzione caratterizzata da numerosi reperti e strutture.

La popolazione di Nabta Playa all’inizio del neolitico sahariano dipendeva dalla caccia, non praticava l’agricoltura e non produceva manufatti in ceramica. Viveva in capanne ovali o circolari in gruppi, ma non era stanziale.

Sono stati rinvenuti graminacee, semi e tuberi dovuti alla raccolta di piante selvatiche mentre l’industria litica ha restituito prevalentemente lame, raschietti e macine.

Solo verso la fine del neolitico comparvero numerosi manufatti in selce, punte in osso, conchiglie e la ceramica. Questa, che era comparsa inizialmente con piccole ciotole dalla decorazione impressa a rete oppure ondulata, si evolve con manufatti bruniti.

Iniziava l’allevamento del bestiame, particolarmente dei bovini dalle grandi corna lunate, la cui importanza è rivelata dalle numerose sepolture di animali sacrificati come la sepoltura del toro (o del vitello).

L’agricoltura ebbe inizio alla fine del Neolitico con la coltivazione di cereali quali miglio e sorgo.

Verso il 3400 a.C. aumentava la desertificazione ed i nomadi sahariani di Nabta si spostarono in cerca di acqua per gli allevamenti sulle rive del Nilo, si amalgamarono con i popoli della Valle, divenirono stanziali ed iniziarono la lunga evoluzione della civiltà egizia.

Le strutture ritrovate a Nabta sono 30 costruzioni in pietra con pozzi per l’acqua, pozzetti per la conservazione di granaglie o per la cottura di cibi, focolari, pavimenti.

 Comparvero varie costruzioni megalitiche circolari o lineari, monoliti e numerosi tumuli circolari. La più nota detta “Circolo calendariale” è formata da megaliti detti menhir, disposti in un circolo centrale detto cromlech e con allineamenti di tipo radiale.

Nel circolo centrale erano poste due coppie di monoliti di cui una in direzione Nord-Est ovvero orientata al sorgere del sole nel solstizio di circa seimila anni fa.

Era quindi una struttura per misurare il tempo, l’inizio dell’estate e delle grandi piogge in cui il sole era allo zenit del Tropico del Cancro.

 Il complesso anticipa di oltre mille anni quello di Stonehenge ed è nel suo genere il più antico del mondo.

 La ricerca fatta dall’astrofisico Thomas Brophy G. suggerisce che questi monoliti potrebbero raccontare molto di più. Il cerchio calendariale stesso è costituito da una porta di accesso che corre da nord a sud, una seconda che corre a nord est-sud-ovest che segna il solstizio d’estate, e sei pietre al centro. L’ipotesi di Brophy propone in primo luogo che la linea sud con le tre pietre all’interno del cerchio calendariale rappresentavano le tre stelle della Cintura di Orione e le altre tre pietre all’interno del cerchio rappresentavano le stelle rappresentanti le spalle e la testa della costellazione di Orione così come apparivano nel cielo. Queste corrispondenze collimano su due date – attorno al 4800 a.C. e in opposizione precessionale – rappresentando come il cielo “si muove” nel lungo periodo.

Brophy propone che il cerchio sia stato costruito e utilizzato alla data successiva, e la rappresentazione delal doppia data era una rappresentazione concettuale del moto del cielo all’interno di un ciclo precessionale.

Vicino al cerchio calendariale, che è fatto di pietre più piccole, vi sono allineamenti di pietre megalitiche. Le linee meridionali di questi megaliti, come ci mostra Brophy, sono allineate alle stesse stelle rappresentate nel cerchio calendariale più piccolo, tutto nella stessa epoca, intorno al 6270 a.C.. La correlazione del cerchio calendariale con la cintura d’Orione si è verificata tra il 6400 a.C. e il 4900 a.C., corrispondendo pienamente con la radio-datazione al carbonio effettuata sui falò intorno al cerchio.

Brophy trovò che le linee fatte a questi megaliti corrispondevano ai punti del cielo in cui le varie stelle sorgevano al sorgere del sole durante l’equinozio di primavera . Nell’analizzare le varie distanze, assumendo tra le ipotesi, quella che esse rappresentavano la luminosità delle stelle, inavvertitamente rilevò che esse corrsipodenvano perfettamente_ alla distanza tra le stelle e la Terra su una scala di circa 1 metro = 0,8 anni luce entro il margine di errore esistente per le distanze astronomiche calcolate oggi.

 Il Circolo Calendariale possiede una  linea meridiana e una evidente visuale che ha indicato a Brophy che il cerchio era un piattaforma di osservazione stellare molto semplice da utilizzare. Il suo disegno era così semplice che anche un principiante avrebbe potuto usarla. Un osservatore di notte tra il 6400-4900 a.C. posizionato a nord rispetto all’asse meridiano si sarebbe lasciato guidare dalle tre pietre ai suoi piedi per osservare la costellazione di Orione sopra la sua testa. La corrispondenza tra la terra e il cielo sarebbe stata evidente: le tre pietre all’interno del cerchio esterno sono disposte a modello precisamente come le famose stelle della cintura di Orione, prima del solstizio d’estate, come indicato dal Circolo calendariale stesso. Una volta che il modello fosse divenuto familiare sarebbe stato inconfondibile riconoscerle.

Allora, che cosa i megaliti di Nabta ci dicono, dopo migliaia di anni di silenzio? I loro progettisti li hanno posti in linee rette che si irradiano da un punto centrale. La disposizione impiega un semplice sistema di coordinate stellari che assegnava due pietre per stella. Una allineata con la stessa stella e che  segnava il suo equinozio di primavera (es. sorgendo assieme al sole, il primo giorno di primavera) posizionato all’orizzonte. L’altra pietra in linea con una stella di riferimento, in questo caso Vega, fissando la prima stella che sorgeva ad una data specifica nella storia. In archeoastronomia singoli allineamenti megalitici con le stelle sono considerati dubbi, perché in un dato momento più stelle potevano sorgere in corrispondenza o entro di pochi gradi nel punto dell’orizzonte indicato da un singolo punto di riferimento.

 Per lunghi periodi di tempo molte stelle diverse sarebbero sorte su questa posizione. I creatori di Nabta Playa eliminarono l’incertezza con l’allineamento di Vega e la precisione del sorgere del sole all’equinozio di primavera, che si verifica solo una volta ogni 26.000 anni per una data stella. Questa data fissava il sorgere della stella. Vega è stata una scelta logica, perché è la quinta stella più luminosa nel cielo e lo dominava nel nord in questo primo periodo. Brophy ha scoperto che sei dei megaliti corrispondevano con le sei stelle principali di Orione (Alnitak, Alnilam, Mintaka, Betelgeuse, Bellatrix, e Meissa), confermando inoltre la sua analisi del cerchio vicino.

 La loro collocazione segnava il sorgere di queste stelle, verificatosi all’incirca 6300 anni prima di Cristo, per una durata di circa venti anni. La seconda serie di pietre di riferimento sono state fissate al sorgere di Vega, durante l’equinozio d’autunno. Nel settimo millennio a.C. la pianura Nabta era un posto affollato. Il sorgere di una stella si verificava quando sorgeva sopra l’orizzonte con il sole del mattino.

 Il levarsi del Sole descrive lo stesso evento nel giorno dell’equinozio di primavera, che è molto più raro. Utilizzando un protocollo conservativo statistico, Brophy calcolò la probabilità che gli allineamenti megalitici di Nabta potevano essere casuali con una probabilità di 2 su 1.000.000, che, come scrisse, è più di un migliaio di volte più sicuro rispetto ai tre requisiti canonici standard per l’accettazione di u’ ipotesi scientifica valida. L’unica conclusione ragionevole è che gli allineamenti delle stelle a Playa Nabta sono stati attentamente pianificati – sebbene non siano casuali. Gli studenti della piana di Giza hanno spesso osservato che nessun dettaglio delle famose piramidi è stato tralasciato al caso. Ogni angolo, ogni relazione, ogni aspetto, ha avuto uno scopo preciso. Brophy semplicemente ipotizza che lo stesso scopo sia stato voluto per Nabta Playa.

 Brophy ritiene che anche le informazioni sulle velocità relative delle stelle, e le loro masse, potrebbero essere codificati in questi luoghi. E pensa che le pietre più piccole raggruppate che si trovano vicino alla base di alcuni dei grandi megaliti rappresentino probabilmente stelle compagne, o persino sistemi planetari. Purtroppo, questo non può essere verificato al momento, perché l’astronomia non è ancora in grado di osservare nello spazio la misurazione di pianeti della stessa dimensione della terra. Rapidi progressi sono stati fatti, comunque.

 Un certo numero di giaganti della stessa dimensione di Giove sono già stati individuati ed il potere di risoluzione dei telescopi continua a migliorare. La posizione del punto centrale della mappa stellare inizialmente attirò l’attenzione della squadra di Wendorf perché una struttura complessa di megaliti era stata collocata in quella esatta posizione. Una grande pietra era esattamente nel punto centrale, circondato da altre. Numerosi altri complessi in pietra trovano posto nelle vicinanze. Questi sembravano essere tumuli e quando gli archeologi hanno scavato due di loro, il team previde di scoprire resti funebri. Al contrario, hanno scavato 12 metri di sedimenti rocciosi olocenici e trovarono bizzarre sculture intagliate, che non riuscirono mai a spiegare.

 Brophy si rese conto che chi creò Nabta Playa avrebbe dovuto essere in possesso di conoscenze avanzate della nostra Via Lattea. La scultura rocciosa sembra essere una mappa in scala della Via Lattea vista dal di fuori, cioè, dal punto di vista del polo nord galattico. La mappa indica correttamente la posizione, la scala e l’orientamento del nostro sole, ed il posizionamento dei bracci a spirale dal centro galattico, e persino la galassia nana del Sagittario, che è stata scoperta solo nel 1994. Brophy è stato in grado di determinare da precisi schemi/mappe di Wendorf che il punto centrale era immediatamente sopra e sicuramente rappresentava la corretta posizione del nostro sole sulla mappa galattica.

Brophy ha poi fatto un’altra scoperta fondamentale – una delle linee megalitiche visive si erige rispetto al centro galattico. Il suo allineamento segnava il centro galattico al sorgere del Sole di primavera attorno al 17.700 a.C.. Sorprendentemente, l’orientamento del piano galattico nella scultura corrispondeva anche a tale data. Brophy ha concluso che la scultura in pietra era una mappa della Via Lattea come si stesse osservando dal punto di vista del polo nord galattico.

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Sostanzialmente i megaliti sono orientati a Nord, punto importante per gli Egizi dell’Antico Regno che credevano che il defunto entrasse nella Duat proprio da nord dove come recitano i Testi delle piramidi “le stelle non tramontano mai”. Solo dopo alcuni secoli l’ingresso alla Duat verrà spostato ad Ovest.

Per proteggre il sito archeologico ancora solo parzialmente studiato, il circolo del calendario è stato spostato e ricostruito presso il Museo nubiano di Assuan.

L’antico popolo di Nabta Playa aveva una divinità femminile dall’aspetto di vacca, simbolo di fertilità, e della quale è stato ritrovato, su un monolito, il graffito che anticipava il culto di Hathor.

Vi era anche il culto del bestiame bovino in genere, testimoniato con sacrifici di animali in riti celebrati soprattutto in occasione del solstizio e testimoniato dalla presenza di sepolture di animali.

Secondo Wendorf e Schild il sito sarebbe stato stato anche un luogo destinato al culto dell’acqua.

NOTE:
– Neolitico Antico fase di “El Adam”, 9800-7500 RCYBP (10000-8750 cal BP)
– Neolitico medio 7,100-6700 (RCYBP)
– Tardo Neolitico 6500-4800 anni fa di radiocarbonio non calibrati (RCYBP)

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