ENUMA ELISH – TAVOLA IV

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«Gli costruirono il podio regale sul quale, davanti ai suoi padri, si installò come monarca. Gli dissero: “Tu solo emergi tra i grandi dèi! Il tuo destino è ineguagliato, il tuo comando sovrano! Oh Marduk, tu solo emergi tra i grandi dèi! Il tuo destino è ineguagliato, il tuo comando sovrano! D’ora innanzi, irrevocabili saranno i tuoi ordini! Elevare o abbattere sarà in tuo potere! Ciò che esce dalla tua bocca si realizzerà, il tuo comando non sarà mai ingannevole! Nessuno, tra gli dèi, oltrepasserà i limiti da te fissati! E come i nostri luoghi di culto hanno bisogno di un curatore, tu avrai il tuo posto assegnato in tutti i nostri santuari! Oh Marduk, a te solo, nostro vendicatore, abbiamo conferito la regalità sulla totalità dell’Universo intero! La tua parola prevarrà quando siederai nell’Assemblea e le tue armi, infallibilmente, faranno a pezzi i tuoi nemici! Oh Signore, salva la vita di coloro che confidano in te! Ma di chiunque abbia concepito il male, versa il sangue!”

Avendo allora suscitato in mezzo ad essi una costellazione unica, rivolsero queste parole a Marduk, loro rampollo: “Se il tuo destino, Signore, vale effettivamente quello degli altri dèi, ordina che avvengano sparizione e poi riapparizione! Una parola della tua bocca e che questa costellazione sparisca; e di nuovo, un ordine e che riappaia intatta!” Con una parola ordinò e la costellazione sparì; poi diede un’altro ordine e la costellazione si riformò! Quando gli dèi suoi padri ebbero constatato l’effetto di ciò che usciva dalla sua bocca, lo salutarono con entusiasmo: “Marduk solo è re!” E gli diedero, di seguito, scettro, trono e bastone reale. Poi gli conferirono l’Arma senza pari che getta a terra i nemici: “Parti dunque per tagliare la gola a Tiamat e che in venti portino il suo sangue in Segreta!” Avendo così stabilito per il Signore il suo destino, gli dèì suoi padri lo misero sulla strada del successo e della riuscita. Si preparò un’arco, che designò come sua arma; vi sistemò una freccia e ne tese la corda. Per brandire la sua Mazza d’armi, l’impugnò nella sua destra. Sospese sul suo fianco Arco e Faretra. Dispose fulmini sul suo viso e si adornò il corpo di ardenti fiamme. Confezionando una rete, al fine di avvolgervi Tiamat, radunò i Quattro venti, affinchè nulla di lei ne sfuggisse: Vento del Sud,Vento del Nord, Vento dell’Est, Vento dell’Ovest; e questa rete se la appese al fianco; il dono di suo nonno Anu! Produsse ancora Venti malvagi, Tempesta, Turbine, Vento quadruplo, Vento settuplo, Vento devastatore, Vento irresistibile e, avendo dato libero sfogo a questi Venti, che aveva creato in numero di sette, essi si lanciarono di lui per sconvolgere le viscere di Tiamat. Poi il Signore sollevò Diluvio, sua grande arma, e salì sul terrificante Carro di nome Tempesta Incontenibile. Lo aveva fornito di un tiro a quattro che vi aveva attaccato: l’Uccisore, lo Spietato, il Corto-Veloce, il Volante dalle maschelle spalancate, dai denti carichi di veleno, ammaestrati a calpestare, che non conoscevano fatica. Si fece assistere, alla destra, dai terrificanti Corpo-a-corpo e Combattimento, a sinistra, da Battaglia-che-getta-a-terra-gli-eserciti. Coperto, in guisa di sopraveste, da un’Armatura spaventosa e la sua testa circondata da un terrificante Splendore soprannaturale, dritto davanti a sè il Signore prese dunque direzione e puntò dove si trovava Tiamat infuriata. Aveva sulle labbra un Sortilegio e stringeva nel pugno una Pianta antidoto per il veleno. Mentre gli dèi giravano attorno a lui, giravano attorno a lui, gli dèì suoi padri gli erano attorno, gli dèi gli erano attorno. Avvicinatosi dunque il Signore, studiava le intenzioni di Tiamat e di Quingu, suo sposo; mirava a scoprirne i piani. Ma quando li ebbe visti la sua riflessione fu annebbiata, la volontà dissipata, sconvolta la capacità di agire! Così gli dèi, suoi alleati, quelli dalla sua parte, vedendo così il loro campione e capo, ne ebbero l’anima turbata. Su di lui Tiamat, ostinata, proferì un sortilegio e dalle sue labbra questo essere primitivo gli rivolse delle menzogne: ” … sebbene il loro signore …, gli dèi si rivolteranno contro di tè! E’ a loro vantaggio, o al tuo, che si sono riuniti?” Ma il Signore, avendo alzato Diluvio, sua grande arma, mandò questo messaggio a tiamat che faceva le moine: “Perchè ti comporti bene esteriormente, mentre il tuo cuore medita di ingaggiare combattimento? Per la tua falsità, i tuoi figli sono fuggiti e beffati i loro padri. E tu, loro genitrice, tu rifiuti ogni pietà, ti sei chiamata Quingu perchè ti serva da sposo; ti sei insediata indebitamente sul podio supremo! Contro Anshar, il vero re degli dèi, cerchi di fare male e dimostri la tua malvagità contro gli dèi miei padri! Che la tua armata si prepari, che prendano le armi e vieni ad incontrarmi, che combattiamo noi, io e te!” Avendo udito ciò, Tiamat divenne folle di rabbia e perse la testa. Si mise ad urlare, con furia, a squarciagola: in alto e in basso, da ogni parte, le sue estremità fremevano. Brontolava i suoi incantesimi, mentre gli dèi suoi combattenti affilavano loro stessi le armi. Essendosi dunque affrontati Tiamat e Marduk, il Saggio fra gli dèi, si avvinghiarono nella lotta e si unirono nel corpo a corpo! Ma il Signore, spegata la sua Rete [20], ve la avviluppò, poi lanciò contro di lei il Vento malvagio, che teneva in retrovia. E quando Tiamat ebbe aperto la bocca, per inghiottirlo, vi riversò il vento malvagio per impedirle di chiudere le labbra. Tutti i venti, con furia, le riempirono allora il ventre, così che il suo corpo fu gonfiato, la sua bocca larga aperta. Allora lanciò la sua freccia e le lacerò il torace, le divise il corpo a metà e le aprì aprì il ventre [21]. Così trionfò su di lei, ponendo termine alla sua vita. Poi ne gettò a terra il cadavere e vi si mise in piedi. Quando il capitano ebbe messo Tamat a morte, le truppe di lei si dispersero, lo stato maggiore si sparpagliò, mentre gli dèi suoi alleati, quelli che stavano dalla sua parte, spaventati e tremanti, indietreggiarono e fuggirono per salvarsi la vita. Ma erano accerchiati da ogni parte, senza possibilità di fuga: li circondò dunque e bruciò le loro armi. Gettati nella rete, immobilizzati nella trappola, stretti ai fianchi, pieni di gemiti, subirono il castigo, detenuti nel carcere. In quanto a quelle undici creature, quelle circondate di spavento, corte malvagia che l’avevano accompagnata, mise loro un guinzaglio e incatenò le braccia: a spregio della loro bellicosità le calpestò. Quanto a Quingu, infine, che era stato elevato fra tutti loro, lo abbattè e ne fece un ‘dio morto’; gli tolse la tavoletta dei destini che non gli si addiceva e, sigillatala con il suo sigillo, la fissò sul proprio petto. Una volta immobilizzati ed abbattuti questi malvagi, che ad avversari pretenziosi ebbe abbassato la testa, che ebbe completamente assicurato la vittoria di Anshar sui suoi nemici, e che Marduk, il Campione, ebbe realizzato il desiderio di Nudimmud, il suo dominio giustamente rinsaldato sugli dèi vinti, se ne tornò alla fine su Tiamat, con la sua spietata mazza d’armi, le ruppe il cranio, poi tagliò i condotti del suo sangue che fece, dal Vento del Nord, portare in segreta! Ciò vedendo, i suoi padri furono in gioia ed allegria e, loro stessi, gli fecero portare offerte e doni. A mente fresca, il Signore contemplò il cadavere di Tiamat: voleva tagliarne la carne mostruosa per trarne cose belle. La tagliò in due, come un pesce da seccare, e ne dispose una metà che incurvò come il Cielo. Ne tese la pelle, su cui insediò guardiani ai quali affidò la missione di impedire alle sue acque di erompere. Traversando allora il Cielo, ne apprestò Sale da cerimonia per farne una replica dell’Apsu, la dimora di Nudimmud. E il Signore, prese le misure della pianta dell’Apsu, edifico, sul suo modello, il grande tempio di Esarra [22]: questo grande tempio di Esarra che ha così edificato è il Cielo! Vi fece prender posto ad Anu, Enlil ed Ea.»

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