I CERCHI DI COLUMA – PARTE III

Di Fabio Garuti

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Giunto alla mia età ero convinto che il dogmatismo teorico fosse un fatto eminentemente religioso. Mi sbagliavo, ed anche di grosso. Il dogmatismo archeologico lascia allibiti. La cosa è paradossale, ove si consideri che, mentre una Religione non è tale senza dogmi, e vorrei ben vedere, l’Archeologia dovrebbe essere invece solo studio, analisi, comparazione di dati, confronto aperto. Parlando specificatamente del Mondo Accademico, ci sono ovviamente Professionisti, giovani e meno giovani, Professoresse e Professori , Ricercatrici e Ricercatori, con cui si discorre magnificamente, e che meritano il massimo rispetto, ma sono di norma quelli che non “fanno rumore”, che lavorano sodo, e che , in sostanza, fanno fatti e non chiacchiere; e ce ne sono tanti ed operano , spesso senza lamentarsi, tra tanti problemi, inutile nasconderlo. Ma ce ne sono altri , unitamente a personaggi che hanno certamente scopi non, o non solo, archeologici, che strillano , strepitano ed implorano consensi , solo per difendere il classico “orticello”, senza che nessuno abbia detto o fatto loro assolutamente nulla, in nome di chissà quale “Missione Superiore” e che, francamente, potrebbero evitare talune prese di posizione, peraltro poco fattive e poco costruttive soprattutto per se stessi. 

Ma volete un esempio, (vero tormentone da cui speriamo di liberarci definitivamente), di come, in tal senso, venga strumentalizzato a bella posta, in maniera “dogmatica” un termine per gridare all’anatema archeologico ?
Il verbo “nascondere”, che spesso adopero parlando di edifici clamorosamente ignorati o semi – ignorati, può avere varie accezioni, ma se ci si trincera a bella posta , recitando la classica sceneggiata del pudore offeso, dietro alla accezione “dolosa e negativamente fattiva” del verbo, inneggiando alla imperitura lesione della propria onorabilità o di quello che è, si compie una azione scorretta. Nascondere, infatti, significa anche “non-evidenziare”, ” non-porre-alla, o nella,- dovuta-attenzione “, eccetera. In pratica abbiamo due possibilità : o nascondere come “far scomparire” o nascondere come ” non menzionare”. C’è una differenza enorme tra le due accezioni. Ebbene, su questo distinguo certa archeologia, additata appunto come “non menzionante alcuni edifici”, gioca una sceneggiata patetica, e Ve ne fornisco le prove , riagganciandomi oltretutto alla vicenda dei Cerchi Concentrici per sperimentazioni bio- genetiche edificati parecchie migliaia di anni fa e replicati negli anni Cinquanta. Ricorderete che ne abbiamo parlato a proposito di meccanica riproduttiva non – naturale del Mais, ed anche a proposito di raffigurazioni post – tecnologiche, visibili in tutto il Mondo, e soprattutto in Sardegna .
Ebbene, ho segnalato un sito, sconosciuto totalmente, in Bolivia, sulle Ande, a quasi 4.000 metri di altezza. Si nota chiaramente come non si tratti di nulla di naturale, bensì di una enorme struttura a forma di Cerchi Concentrici, appunto. Lontana da tutte le strade, la località, che io stesso ho ribattezzato CERCHI DI COLUMA per la vicinanza con un massiccio che porta tale nome, è stata presumibilmente abbandonata, forse proprio a favore di Moray, a causa di un sisma di notevoli proporzioni, che ha letteralmente aperto la cresta della montagna facendo inclinare tutta la struttura. Proporzioni identiche ai Cerchi Concentrici di Moray, in Perù, appunto, che invece sono ben visibili ( oltre duecento metri di diametro). Recarsi a Columa, in Bolivia, non è affatto uno scherzo, ma sarebbe certamente molto interessante. Spero di poterlo fare ma l’organizzazione logistica è molto più complessa di quanto non lo sia visitare Moray, luogo meraviglioso, presso Cuzco, in cui sono stato anni fa.
Ora, parlo di questo altro magnifico sito Boliviano da almeno un anno, anche mediante il testo richiamato al termine dell’articolo . Credereste che a qualcuno ( che non siano appassionate ed appassionati, come al solito, o pagine e gruppi intellettualmente onesti, come al solito ) facente parte della “ufficialità” sia venuto in mente di “dare una occhiata” ? Ovviamente no. Eppure il sito è lì, lo mostro nelle immagini ed anche in un video per la cui realizzazione ringrazio di cuore il bravissimo Manuel Bonoli, mago delle riproposizioni di mappa.
Nulla di nulla. Zero. E questo non è NASCONDERE UN SITO ? Come definire questo modo di fare ? “Sotto-considerazione dovuta ad osservanza dei principi archeo-dogmatici” ? Ditemi Voi. Per me è “nascondere” e basta.
Potrei parlare di talmente tanti siti nascosti o celati da riempire varie cartelle. Un altro su tutti : Xian. Cina. Ma possibile che la “conta” delle oltre 1.500 piramidi di questo sito meraviglioso ed unico al mondo sia un mistero, tanto da spingere il sottoscritto ed un ricercatore Tedesco a cimentarsi nella complessa impresa ? Possibile che la zona di estensione ( oltre 2000 chilometri quadrati ) , le almeno dieci città interessate ( se non di più ) , i vari modelli di piramidi, i vari materiali impiegati, lo stato attuale di conservazione e tanti altri dati, siano inesistenti ? Non è NASCONDERE questo ? E cos’ è ? “Goliardica incentivazione dell’interesse mediante offuscamento del sito” ? Non so. E ci sono migliaia di altri edifici di cui non si parla mai ma che esistono. Anche in Italia ed in Europa. Cercheremo di darvene il dovuto conto, come già stiamo provando a fare. A noi non interessa “omettere”. Anzi.
Penso di essere stato chiaro. Anche perchè c’è sempre un motivo molto serio dietro tali tipologie di comportamenti. Le piramidi ( che non siano quelle di Giza) provocano in certa ortodossia dei veri e propri attacchi allergici, mentre i Cerchi Concentrici sono addirittura un tabù, laddove si asseveri l’esistenza di una antica civiltà in grado di gestire perfettamente ( e meglio di noi ) tecnologie molto complesse, tra cui la stessa bio-genetica vegetale.
La successiva presenza di una Civiltà dotata ancora di una consequenziale memoria Post – Tecnologica va evitata, da taluna ortodossia, come la peste di Manzoniana Memoria, e dato che proprio in Sardegna di vestigia in tal senso ce ne sono, e diverse, e tante, a mio avviso, scattano a volte isterie francamente incomprensibili. Con ogni mezzo, peggio di una sorta di disperata Crociata. Motivazione addotta ( ce ne vuole una per forza, non Vi pare ? ) : manca la “Scientificità”, laddove poi, come mi faceva notare una lettrice che ringrazio, ove la stessa Scienza non disponga di un qualche elemento, parla tranquillamente di “anello mancante”, o usa tranquillamente avverbi quali “forse” e “probabilmente”, in barba alla suddetta scientificità. E grazie tante. Non si tratta di generalizzare, nè di sottostimare o ridicolizzare il lavoro di chichessia, ma di evidenziare talune incongruenze. Palesi. Note a tutti ormai.
Ne consegue un’ ultima nota ( scusate , oggi sono particolarmente prolisso, ma tant’è : bisogna essere chiari ) : l’ Archeologia tradizionale, i suoi metodi, i suoi sistemi, i suoi criteri, non sono ovviamente da buttare, ci mancherebbe altro; scavi, stratigrafie, analisi eccetera hanno ancora e sempre un valore importante, figurarsi. Io stesso ho partecipato ad alcuni scavi e comprendo l’emozione e la fatica di lavorare sotto il sole ed in mezzo alla polvere od al fango.
Ma nascondere il nuovo che avanza dietro a tutto ciò non è solo sbagliato , bensì fuori-sincrono rispetto ad una realtà che cambia. Il cannocchiale è sempre utilissimo, proprio come il binocolo. Ma senza osservatori astronomici e satelliti staremmo freschi. Laddove, finalmente, si cominci a prendere in considerazione una nuova Archeologia Planetaria, occorrono ed occorreranno giocoforza, che lo si voglia accettare o meno, nuovi criteri : se non consulto le mappe non posso passare dalla Cina al Messico, se non ho un archivio ben fornito di immagini e riscontri satellitari, non posso confrontare edifici distanti tra loro migliaia di chilometri. Senza visione dall’alto il sito di Columa in Bolivia sarebbe ancora totalmente sconosciuto ( al di là dei “nascondimenti” di cui sopra ) , e, in definitiva, va accettato un nuovo modo di cercare e trovare riscontri. Le stesse Lingue Straniere assumono un ruolo importante nell’ambito dell’interscambio di informazioni in tempi rapidi o rapidissimi.
Ove si accetti l’idea-base di una Civiltà Planetaria tecnologicamente avanzata, si potrà, di conseguenza, lavorare su vari aspetti della questione. Ove si neghi tale punto di partenza necessario e sufficiente inutile proseguire. Sarà sempre e solo scontro dogmatico. Inevitabilmente. Se nego l’esistenza degli aeroporti,inutile parlare di aeroplani. E viceversa.
E comunque, ed in definitiva, l’Archeologia necessita di confrontarsi sempre più con e tra tante e tante discipline, evitando il più possibile la chiusura in settori ristretti. La divisione in “settori stagni” è ed è stata ovviamente ottima per studiare ed approfondire determinate tematiche, ma ha , come automatico contraltare , una conseguente “chiusura perimetrale” dalle connotazioni ben precise. Non si scappa. Solo che , ove tra i due differenti approcci non vi sia un confronto sereno, inevitabilmente si verifica un vero e proprio corto circuito. Tutto qui.
Appassionate ed appassionati lo hanno capito benissimo, ed anche parte del mondo accademico se ne rende conto e lo sa. Gli altri ? Ci vuole pazienza. Tanta. Parecchia.

Ancora un grazie a Manuel Bonoli per le immagini ed il video, davvero magnifici.
( tratto da “la Preistoria Atomica” – Anguana Edizioni – Sossano – VI )

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