I CERCHI DI COLUMA – PARTE I

Di Fabio Garuti

1901776_599962630096678_231052890_n

Ho deciso di fare una graduale elencazione di “Siti Archeologici non Pervenuti”. Mi spiego meglio : la formula “non pervenuto” si riferiva di norma a quelle cittadine di cui non era stata comunicata, per un qualsivoglia disguido, la temperatura del giorno precedente. Nel corso del programma dedicato alle previsioni meteo veniva così utilizzata tale formula , divenuta quasi rituale : “non pervenuta”. Ebbene, allo stesso modo vi sono alcuni siti archeologici, esistenti e ben visibili anche sulle mappe satellitari, di cui non solo non si parla mai, ma che sono assolutamente “dimenticati” dalla archeologia cosiddetta “ufficiale”. Il pensiero a località, appunto, “non pervenute”, diventa quindi doveroso. L’elenco, o meglio la lista, è lunga, talmente lunga da dover essere affrontata con la dovuta calma. Si tratta di una tale mole di dati, da risultare assurda. Se non ci fosse il conforto delle immagini di Mappa, si dovrebbe pensare che non sia possibile aver sottaciuto tanto e per tanto tempo. Eppure è così. Iniziamo oggi da un sito che amo particolarmente, di cui Vi ho già accennato qualcosa, e che merita la massima attenzione: si tratta di COLUMA, sulle Ande Boliviane.
Situato a quasi 4.000 metri di altezza sulle Ande Boliviane, questo sito è talmente sconosciuto ed ignorato dalla archeologia che il nome, COLUMA appunto, gliel’ho dato io ( con tutta la modestia del caso, figurarsi), dato che con un nome bisognava pur identificarlo. Dato che nei pressi è ben visibile una vetta denominata CERRO COLUMA, ho pensato bene di adottare la medesima terminologia, peraltro bella, come bello è questo magnifico territorio Andino. Ciò che identifica il tutto è la presenza di grandi cerchi concentrici, ancora visibilissimi, di notevole estensione ( alcune centinaia di metri) , in un sito che giace completamente abbandonato. La spaccatura nel costone di roccia confinante è indice di un probabile devastante evento sismico che, con ogni probabilità, ne determinò l’abbandono in cui ancora oggi versa. Raggiungerlo non è impresa semplice, dato che si trova a chilometri di distanza dalla strada più vicina. Simile alla enorme struttura di Moray, in Perù, (altro sito “non pervenuto” di cui ci occuperemo in questa nuova rubrica), anche COLUMA, con i propri cerchi concentrici aveva una funzione che ben difficilmente avremmo mai potuto comprendere appieno, se strutture simili non fossero state riutilizzate anche da “noi” negli anni Cinquanta per modificare geneticamente vegetali di ogni genere mediante irraggiamento con una fonte radioattiva. la prova di una affermazione del genere ? Considerate il Mais, o Granturco. Non è una pianta “naturale”, dato che , per riprodursi, necessita dell’intervento umano. I semi non si staccano da soli, sono avviluppati all’interno di foglie che vanno eliminate, e soprattutto detti semi sono troppo pesanti per allontanarsi dalla pianta – madre. In natura non esiste un qualcosa che si estinguerebbe senza intervento umano, dato che l’uomo è spesso illogico, ma la Natura mai. Ed allora, chi ha modificato il Mais, e come ha fatto ? Già all’arrivo degli Spagnoli la pianta aveva le caratteristiche che ben conosciamo. Gli esperimenti degli anni Cinquanta e le strutture ricostruite in modo identico ci danno la miglior prova possibile. Il sito, ovviamente, è “non pervenuto”. Mi sarei meravigliato del contrario.

( Tratto da : “La Preistoria Atomica – lungo la Linea di Orione” – Anguana Edizioni – Sossano , VI )

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...