IL FATTORE ACQUA NELLE PIRAMIDI – PARTE I

Di Fabio Garuti

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Abbiamo visto che ci sono dunque tre siti piramidali enormi,sul nostro pianeta, (Messico-Egitto-Cina), in Linea tra loro ed edificati in modo molto simile. Un progetto planetario, sommato ad alcuni “ricordi” tecnologici antichissimi : abbiamo visto, ad esempio, le lampadine elettriche e, tranne qualche sparuto tentativo di farle passare per serpenti, fagioli, tulipani o non so cosa, sostanzialmente possiamo tranquillamente sostenere che, al di là di lampadine elettriche appunto, non somiglino a null’altro. Filettature, vetro trasparente, filamenti e fili elettrici parlano chiaro, tanto chiaro che Edison le ha rifatte uguali ed identiche a fine Ottocento , come abbiamo visto. Ciò pone un ulteriore, ed inevitabile, interrogativo, sul come venisse prodotta l’energia necessaria a far funzionare il tutto. I tre grandi siti piramidali sono “fortemente indiziati” in tal senso, dato che di riscontri ce ne sono parecchi. Innanzitutto il fatto che si è trattato di un enorme progetto,e non certo per scopi votivi. Poi il fatto che in Messico, Egitto e Cina ci sono troppi riferimenti diretti ed indiretti alla tecnologia ( come vedremo). Inoltre tutta una serie di considerazioni “correlate” all’energia stessa ed alle sue applicazioni. Analizzeremo il tutto, iniziando proprio, adesso, da uno dei fattori “comuni” ai tre grandi siti : il fattore – acqua.

Anche oggi, correlata alla produzione di energia, l’acqua ha funzioni molto importanti : raffreddamento e creazione di vapore sotto pressione per turbine, tanto per fare due esempi. Nei tre grandi siti piramidali detto fattore – acqua è vitale. Tanto vitale da aver costretto gli edificatori ad alcune poderose opere “correlate” che l’Archeologia tradizionale, come al solito, non considera o considera solo molto marginalmente, e la cosa è sospetta, e parecchio.
Partiamo dalla Cina : nella zona di Xian, soprattutto migliaia di anni fa, c’erano almeno otto fiumi, di cui uno immenso. In Egitto, a Giza, c’era il Nilo, ed è inutile parlare della mostruosa massa d’acqua di tale fiume, ed in Messico c’era, e c’è ancora,il fiume San Juan.
Ovvia considerazione : ok, il fattore acqua è risolto; ebbene, no,assolutamente. Per poter usufruire di grandi masse di liquido,furono necessari, in Egitto ed in Messico, lavori notevoli. Vediamo di cosa si tratta :

  1. Egitto : il Nilo ha una portata d’acqua notevole e fino al 1966 ( costruzione della prima gigantesca diga di Assuan), lambiva il grande complesso piramidale di Giza. Solo che spesso tale acqua è stracolma di detriti che, anzi, costituiscono una ricchezza per i territori circostanti. Ma l’acqua per le piramidi doveva,evidentemente, essere sempre pulitissima. Ed allora ? Allora fu costruito un “pozzo”, di notevoli dimensioni, attualmente definito ” Tomba di Osiride”, chiuso al pubblico per “ragioni di sicurezza”, ubicato tra le due grandi Piramidi, e ben poco conosciuto al grande pubblico. Si tratta di un’opera notevole, scavata interamente nella roccia (con scalpello e martello ??? ) , profonda oltre 30 metri, con varie “stazioni intermedie” poste a 5 e 10 metri di profondità, e soprattutto,cosa incredibile, collegata, sempre tramite la roccia, con la piramide maggiore. Solo per scavare a mano qualcosa del genere, oltretutto assolutamente senza senso dato che l’acqua lambiva la Grande Piramide, sarebbe occorso un lavoro spaventoso.
    Ad oltre 30 metri di profondità , finalmente,l’acqua. E nell’acqua un “sarcofago”,definiamolo così, completamente sommerso e vuoto. Insomma : un lavoro enorme per preparare un pozzo, nella roccia viva, collegarlo alla Grande Piramide,sempre attraverso la roccia viva, senza alcun motivo valido, dato che l’acqua del Nilo lambiva l’edificio. Diverso, come abbiamo accennato, il caso in cui, per motivazioni di ordine tecnologico, si fosse reso indispensabile dover reperire sempre acqua pulitissima. Ma non certo per una tomba, non scherziamo. Non dimentichiamo la complessità del tutto. Scavare a mano nella roccia viva non è uno scherzo, e soprattutto non sarebbe neanche la prima volta a Giza. Ulteriore ” dimenticanza” dell’archeologia tradizionale, è la spianata di roccia preparata per ospitare appunto i tre grandi edifici. Se si fosse trattato davvero di un qualcosa realizzato a mano, sarebbe occorso addirittura più tempo di quello impiegato per edificare i colossali edifici. E non lo affermo io, naturalmente, ma ingegneri es esperti del settore. Ma, come detto, anche di quest’opera, come dello stesso Pozzo di Osiride, non si parla mai. Ormai ci siamo abituati. Ma sono silenzi che francamente non possono più essere tollerati. O si parla di tutto o non si parla di niente.
  2. Teotihuacan, Messico. Qui ,poi ,siamo nell’assurdo ancor più evidente e sottaciuto. E vorrei ben vedere. E’ stato addirittura deviato un fiume, il San Juan, con un doppio angolo retto, perfetto, al fine di far giungere l’acqua in un determinato punto. Ora, deviare il corso di un fiume realizzando un percorso con ben due angoli retti, in modo talmente perfetto da non lasciare neanche più solo intravedere il letto originale del fiume stesso, non è opera da “neolitici” ma da ingegneri idraulici, che chissà perché, mi ricordano quelli del cosiddetto pozzo di Osiride a Giza. Inutile dirvi e ripeterVi che anche di questa straordinaria opera ingegneristica non si parla MAI.

Non sono cose che inventiamo noi. Le immagini che alleghiamo sono chiarissime. Forse sarebbe il caso di parlarne. Ma siamo solo agli inizi…..

(tratto da “La Preistoria Atomica” – Anguana Edizioni – Sossano – VI )

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