SITI ARCHEOLOGICI NON PERVENUTI – LA SARDEGNA

Di Fabio Garuti

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Dalla Bolivia ( “Cerchi di Columa” ) torniamo dalle nostre parti, in pieno Mediterraneo, sempre nell’ambito della ricerca su quei siti che ufficialmente non “sono pervenuti”, ossia non esistono. O meglio : non “dovrebbero esistere” in quanto mettono totalmente in crisi l’archeologia tradizionale. E dato che è molto più semplice cercare di adattare la verità al proprio pensiero che non attuare l’operazione inversa, di siti “non pervenuti” ce ne sono davvero tanti . Ci occupiamo della Sardegna. Ebbene sì, la nostra stupenda Isola, il cui patrimonio archeologico, assurdamente sottovalutato, è almeno pari a tante altre famosissime peculiarità. Perché così sottovalutato ? Me lo sono chiesto spesso, e sono arrivato ad una conclusione sconcertante : per molti versi l’archeologia Sarda è “inspiegabile” a livello ufficiale, nel senso che propone tesori e vestigia non “catalogabili” entro quei parametri di cui l’archeologia ufficiale ama dotarsi, e su cui, piuttosto che fare marcia indietro, affronta delle vere e proprie disfatte logico-storiche , scadendo spesso nell’assurdo. Ora, secondo varie scuole di pensiero, il territorio Sardo avrebbe una propria “Storia” a partire solo da pochi millenni fa o giù di lì. Prima di tale periodo sarebbe stato abitato da non meglio identificate popolazioni neolitico-preistoriche, prive di qualsivoglia identità, tradizioni, cultura e soprattutto relazioni con il resto non dico del Pianeta, ma dell’odierna Europa. Poco più che cavernicoli, per essere chiari. Ebbene, si tratta di una vera e propria baggianata, scusate il termine forte. Una baggianata assoluta, indifendibile. La Sardegna è crocevia di testimonianze importantissime, risalenti senza dubbio al periodo che intercorre tra il 12/13.000 avanti Cristo e la cosiddetta età storica ( Sumeri, Babilonesi ed Egizi, spuntati fuori dal nulla, come i funghi boschivi dopo un temporale). Ciò che mi preme sottolineare è come l’Isola possa da par proprio illustrare l’età susseguente a quel poderoso sviluppo tecnologico che culminò con l’età delle grandi piramidi planetarie, ed in Linea, di Teotihuacan, Giza e Xian, esibendo testimonianze chiarissime, (provenienti da tutto il Mondo), e facendo così da “ponte” tra una antica civiltà tecnologica e la nostra attuale, “ponte” di cui altrimenti avremmo rarissime tracce in Europa. Una di queste testimonianze è la “Tomba della Scacchiera”, riportata alla luce nella Necropoli di Sa Pala Larga, nel Comune di Bonorva, (Sassari), e misteriosamente richiusa, con tanto di colata di cemento, per impedirne l’accesso a chiunque. Strane vicende di competenze, in cui non mi addentro, ma una chiusura che non ha convinto nessuno. Fortunatamente alcuni appassionati sono riusciti a scattare magnifiche foto da cui si evince chiaramente il perché di tanto mistero. Il sito è inspiegabile, laddove non ci si apra finalmente a “nuove considerazioni” : magnifici dipinti in colore rosso ( molto rari) che riproducono cerchi concentrici, un altrettanto rarissimo motivo a “scacchiera” bianco e blu, il soffitto blu, una riproposizione di motivi taurini, e tutto eseguito con notevole maestria, ingiustificabile per abitanti del neolitico , ed ancor più inspiegabile laddove si consideri che, se la riproduzione di cerchi concentrici è planetaria, e quindi non certo tipica delle popolazioni Mediterranee, la raffigurazione taurina è invece proprio sintomatica delle aree Mediterranee. Evidentemente durante il “neolitico ” si viaggiava per il Mondo in lungo ed in largo, scambiandosi dritte sui motivi ornamentali e condividendo illustrazioni e quant’altro: non ha alcun senso. Ma in Sardegna le testimonianze sui cerchi concentrici non mancano, ed alcune di esse sono letteralmente stupende ( Menhir di Mamoiada, dea di Sardara, realizzazioni perfette ed uniche al mondo), dimostrando stretti e solidi contatti con popolazioni, appunto, provenienti da ogni dove; altro che neolitico stanziale od uomini delle caverne. Il fatto che nell’Isola tali raffigurazioni siano molto precise e diffusissime, significa che non si trattò di un qualche casuale ed inatteso viaggiatore di passaggio, ma di veri e propri insediamenti stanziali con relativi culti teistico-post-tecnologici , ( come abbiamo già dimostrato parlando dei cerchi concentrici di Columa in Bolivia e di Moray in Perù, collegabili senz’altro alle sperimentazioni bio-genetiche) soprattutto testimoni di conoscenze planetarie, cosa che fa di quest’Isola un Centro di Cultura Archeologica incredibile. Sono rarissime, nel mondo, le raffigurazioni di cerchi concentrici a colori. Se quelle “normali” sono innumerevoli ed in tutti i continenti, quelle appunto a colori sono estremamente rare. Sapete dove ne troviamo un ulteriore esempio molto interessante e simile a quello scoperto in Sardegna ? Nell’isola di Cuba, addirittura. Per non parlare del motivo a scacchiera, altrettanto raro, e realizzato qui a colori. Tecniche di pittura raffinate, con una bella rivalutazione del Neolitico, diciamo così, ironicamente. Morale della favola ? Sito chiuso, (con una bella colata di cemento), e “non più pervenuto”. Benvenuto nella categoria.

(tratto da : La Preistoria Atomica – Anguana Edizioni ( Sossano – VI )

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