NAVIGAZIONE NURAGICA: TRACCE DI CONTATTI?

Di Valeria Putzu, Gerolamo Exana e Pablo Novoa Alvarez

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Tratto dalla conferenza del 12/7/2015 tenutasi a Villasimius – Cagliari – Italia.

Vi illustro il risultato di una ricerca a tre svolta da Valeria Putzu, Gerolamo Exana e Pablo Novoa Alvarez, un ricercatore gallego esperto in petroglifi.
Abbiamo rinvenuto in Galizia alcuni petroglifi che farebbero pensare a navicelle nuragiche.
La prima immagine è del “Barco de Pedornès”, localizzato nella zona di S. Maria de Oia, importante centro per il commercio dello stagno.
Questo petroglifo rappresenta una barca con protome bovina, albero con una terminazione triangolare che, data la durezza della roccia, potremmo interpretare come un’indicazione dell’anello sommitale, da cui si dipartono le sartie che reggono le vele.
La chiglia è piatta con un pedicello anteriore che potrebbe rappresentare uno stabilizzatore, come se ne trovano in molti bronzetti di navicelle sarde.
Il tema dello stabilizzatore si ritrova anche nella seconda navicella, il “Barco de Viveiro”, proveniente sempre dalla zona di S. Maria de Oia, in cui questo elemento si trova raffigurato 3 volte, 2 a prua e uno a poppa. La barca presenta anche protome bovina e elemento sommitale dell’albero di forma vagamente circolare. Più interessante è il terzo petroglifo, “A Laxe Escrita” localizzato a Carnota, un centinaio di Km. più al nord, in cui su una grossa roccia troviamo raffigurazioni di circoli concentrici (datazione stimata tra il III e il II Millennio A.C.) e una flottiglia di 5 navi.
In quella meglio conservata di queste notiamo protome bovina, tre elementi simili tra loro, che poggiano sui laterali del ponte e terminano con anello sommitale con una vela sottostante, gli ultimi due, sulla sinistra sono sovrastati da un uccellino. Questi elementi non possono venir confusi con figure umane perché nel primo dei 3 è visibile una gomena che va dalla protome alla sommità dell’albero. Sembrerebbe quindi che non solo potrebbe trattarsi di una nave sarda, ma che i sardi a quell’epoca avessero una tecnologia navale avanzatissima, in grado di realizzare navi molto grandi, addirittura con tre alberi, quindi capaci di affrontare una navigazione oceanica, ben diverse dalle canoe per la navigazione sotto costa di cui a volte si sente parlare.

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