TRACCE DI MEGALITISMO NEL CANALE DI SICILIA

Di E.din: La Terra degli Anunnaki

La localizzazione del sito potrebbe aprire nuovi scenari per i discorsi del megalitismo che interessano la precedente era dalla nostra. La localizzazione farebbe pensare ad un ponte di terra che avrebbe legato l’isola siciliana con l’isola di Malta, ove rimangono le testimonianze delle architetture megalitiche. Una ulteriore prova comunque degli sconvolgimenti climatici che hanno originato maremoti, inondazioni che l’uomo ancestrale ha dovuto subire.

Articolo molto interessante riguardante gli studi condotti da Emanuele Lodolo e Zvi Ben-Avraham che vale la pena di tradurre e che potrete trovare qui in forma completa nel formato .pdf.

http://ac.els-cdn.com/S2352409X15300535/1-s2.0-S2352409X15300535-main.pdf?_tid=6fd48272-39dd-11e5-bf52-00000aacb35f&acdnat=1438606073_b36504e267745261f0aca8988a5ec4ba

Traduzione dell’Introduzione:
“L’antica geografia del bacino del Mediterraneo è stata profondamente modificata con l’aumento del livello del mare a seguito dell’ultima era glaciale. Questo evento globale ha portato al ritiro delle coste, in particolare nelle zone di pianura
e ripiani poco profondi, come il Canale di Sicilia. Il settore NO di questa placca, nota come plateau dell’Avventura, è
costellata da banchi isolati prevalentemente composti da rocce carbonatiche del tardo Miocene e da alcuni edifici vulcanici.
Questi banchi, almeno fino al precoce Olocene, formavano un arcipelago di numerose isole separate da tratti estremamente poco profondi di mare. Una di queste caratteristiche sommerse – la Vecchia Banca Pantelleria – che si trova a 60 chilometri a sud della Sicilia, è stata ampiamente esaminata con metodi geofisici e geologici. Essa è composta da due banchi principali, collegati verso il mare da una dorsale rettilinea che racchiude una rientranza. Qui si presenta la prova morfologica, le osservazioni subacquee, ed i risultati di analisi petrografiche di un monolite artificiale lungo 12 m.
appoggiato sul fondo marino della dorsale ad una profondità di 40 m. E ‘divisa in due parti, e ha tre fori regolari: uno alla sua estremità che attraversa da parte a parte, le altre in due dei suoi lati. Il monolite è composto da calcirudites di tardo Pleistocene, come confermato da misure radiocarbonio effettuate su
diverse schegge estratte dai campioni di roccia. La stessa età e la composizione caratterizzano le dimensioni dei blocchi che formano la cresta rettilinea. Il resto delle rocce che compongono i banchi sono per lo più tortoniana, calcari-arenarie, come rivelato dal loro contenuto fossile. Estrapolando l’età dalla curva livello del mare locale, dobbiamo dedurre che l’acqua di mare inondavano le terre interne nel 9350 a.C. (con uno scarto di circa ± 200 anni), il limite superiore che può essere ragionevolmente
preso per l’abbandono del sito. Questa scoperta fornisce la prova per una rilevante attività umana nel Mesolitico nella regione Canale di Sicilia.”

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