DIVINITA’ EGIZIE: KHENTAMENTYU

Di M.Rita Moi

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Khentamentyu (anche Khentamenti) è una divinità ancestrale della mitologia egizia, particolarmente venerata ad Abydos, in Egitto. Si considera protettore dei morti (da cui il nome in italiano Primo degli Occidentali, ossia i trapassati verso l’Aldilà), e viene raffigurato come uno sciacallo.

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Durante il Medio Regno venne assimilato ad Osiride, e il suo nome ne divenne un epiteto. Talvolta, in correlazione all’analogia nella raffigurazione zoomorfa, è stato erroneamente associato anche ad Anubi.

  • Osiri-KhentamentyuPrima divinità dell’Oltretomba, come recitano i Testi delle piramidi, venne successivamente sostituito da Osiride, già verso la V dinastia, ma restava il dio protettore del XVII nomo dell’Alto Egitto il cui capoluogo, Khasa, venne chiamato, in epoca ellenistica, Cinopoli ossia “Città dei canidi” per il culto che vi veniva celebrato.

Le divinità ibride con testa di canide erano diverse e ne citiamo tre: Anubi, Upuaut e Khentamentyu.

Nella religione egizia, Anubi era la divinità che proteggeva le necropoli ed il mondo dei morti, per il quale veniva anche chiamato “Il Signore degli Occidentali”. Prima divinità dell’Oltretomba, come recitano i “Testi delle Piramidi”, venne successivamente sostituito da Osiride già verso la V dinastia, ma restò comunque il dio protettore del XVII nomos dell’Alto Egitto il cui capoluogo, Khasa, venne chiamato in epoca ellenistica Cinopoli, ossia “Città dei Canidi” per il culto che vi veniva celebrato. Aveva numerosi titoli che coglievano i vari aspetti della complessa natura del dio, tra i quali: “Colui che presiede l’imbalsamazione”, “Colui che è sulla montagna” intendendo la montagna ove erano scavati gli ipogei, “Colui della necropoli”, “Colui che è nelle bende” intendendo le bende funerarie ma dall’oscuro significato. Nel primitivo culto zoolatrico, Anubi era raffigurato come un cane dal pelo rossiccio, con grandi orecchie e lunga coda, ma a partire dal Nuovo Regno venne rappresentato con il corpo di uomo e testa di cane, chiamata poi genericamente testa di sciacallo, per identificare così l’animale che si nutre di carogne e quindi strettamente connesso alla morte. La testa era raffigurata nera perché questo colore indicava la putrefazione dei corpi, il bitume impiegato nella mummificazione ma anche il fertile limo, simbolo di rinascita, quindi, la comune immagine di questo dio, altro non era che un geroglifico indicante la natura e le caratteristiche della divinità. Le divinità ibride con testa di canide erano diverse e ne citiamo tre: Anubi, Upuat e Khentamentyu. Anubi veniva definito nei “Testi delle Piramidi” come quarto figlio di Ra generato con la dea Hesat, dalla testa di vacca. Le varie teologie, in realtà molto confuse, lo indicavano anche come figlio frutto di un rapporto tra Osiride e Nefti oppure della coppia Nefti-Seth ed era anche indicato come fratello di Osiride mentre, inizialmente, negli antichi testi non venivano citati né genitori né coniuge. La dea Qeb-hwt, anche conosciuta come Kebechet ossia “Colei che versa l’acqua fresca” che ristorava i defunti, era considerata la figlia di Anubi e qualche volta la sorella. La sua paredra era la dea Inpwt avente anche lei per simbolo il canide ed un centro di culto sempre nel XVII distretto dell’Alto Egitto. Protettore della sacra terra della necropoli, aveva il compito di accompagnare il Ba del defunto davanti al tribunale supremo degli Dei, così come narrato nel “Libro dei morti”, illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano. In questo caso diveniva la forma sincretica del dio Upuat che significa “Colui che apre la strada” ed era anche assimilato all’altra divinità canide, Khentamentyu, ossia “Colui che è a capo della necropoli”. Ebbe anche un ruolo importante nel mito di Osiride del quale imbalsamò le spoglie su ordine di Ra, facendone così la prima mummia e divenendo il dio protettore dell’imbalsamazione. Gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti e quello che presiedeva ai riti funebri indossava la maschera nera con le sembianze del dio, assumendo egli stesso la personificazione della divinità. Partecipava inoltre alla psicostasia ove conduceva il defunto nella “Sala delle due verità” e ne pesava il cuore assieme al dio Thot che, come scriba, ne registrava la pesatura.

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