LA DEA NISABA

di Inanna Adamas

VAM_Nisaba_Lagasch

La storia dell’Astrologia si perde nella notte dei tempi. Risale, infatti, a 2200 anni prima della nostra Era il cosiddetto Sogno di Gudea, il governatore Sumero della regione di Lagaš, in Mesopotamia. Questi aveva ricevuto in sogno l’ordine di costruire un nuovo tempio al dio Ningirsu e non sapendo che cosa fare, racconta alla dea Nanše ciò che aveva sognato. Nel sogno, dunque, gli era apparsa una figura femminile che“… in una mano teneva uno stilo d’argento, sulle ginocchia una tavoletta con le stelle del cielo”.Prosegue,“Vi era un secondo personaggio,con un braccio piegato teneva una tavoletta di lapislazzuli su cui disegnava la pianta di un tempio”.E poco più avanti è lo stesso dio Ningirsu che dice:“Gudea, il segno per la costruzione della mia casa ti darò, le buone stelle del cielo per i miei riti chiamerò a raccolta”.Il personaggio femminile è la Dea Nisaba, la dea che, fra i Sumeri, presiede alla scrittura e all’agricoltura, il cui nome ha come significato primario quello di “colei che tiene sulle ginocchia la tavoletta con le stelle del cielo” ed è da considerarsi, perciò, la dea del firmamento. Il secondo personaggio è il dio architetto, Nindub. Appare chiaro, soprattutto dall’affermazione di Ningirsu, che già allora era in voga la pratica della ricerca del tempo più propizio per l’avvio d’iniziative importanti, come poteva essere la costruzione di un tempio. Tuttavia, quel già allora non può essere considerato iniziare in quel pur lontano 2200 a. C., poiché sappiamo che, una volta scoperta la scrittura, fu trascritto tutto ciò che si riteneva importante, facente parte di tradizioni che annoverano già molti secoli alle loro spalle.

 Le popolazioni della cosiddetta Mezzaluna fertile, Sumeri e quindi Assiri, poi Babilonesi, svilupparono quelli che gli studiosi sono concordi nel considerare i primi rudimenti del metodo scientifico. L’osservazione dei fenomeni della natura era tenuta in gran conto e da quell’ osservazione si ricavavano elementi per tentare di spiegare, in un senso ordinato e armonioso, quanto osservato. Queste osservazioni fanno parte di ciò che è abitualmente chiamato omina, traducibile con presagio, ma avente attinenza anche con ciò che è vero. Quello che è considerato essere il primo compendio di astrologia, contenente circa 7000 omina celesti, poiché raccoglie osservazioni di fenomeni astronomici, è l’Enuma Anu Enlil, scoperto nel 1846 in quella che era la biblioteca di Assurbanipal, re assiro del VII secolo a. C., a Ninive. Esso registra fenomeni astronomici e meteorologici (con annotazioni delle fasi di Venere risalenti al XVII secolo a. C.) elencati col consueto metodo, tipico di Babilonia, in cui a una protasi, che potremmo volgere come premessa o condizione, segue un’apòdosi ovvero conseguenza (p. es.: se un bambino nasce quando la Luna si è alzata, – protasi – il segno è brillante, eccellente, regolare e di lunga portata – apodosi). Questa era un’usanza che gli antichi abitanti di Babilonia applicavano a tutti i fenomeni della natura che osservavano, fossero terremoti, fulmini, tuoni, nuvole, volo degli uccelli, lettura dell’olio sull’acqua (lecanomanzia), fumo d’incenso (libanomanzia) o lettura delle viscere degli animali (estispicina). Ma furono soprattutto i fenomeni astronomici, comprese osservazioni di meteore ed eclissi, che richiamarono la loro attenzione tanto che la stragrande maggioranza dei testi cuneiformi pervenutici è proprio di quei fenomeni che tratta, così da “costringere” i moderni assiriologi a diventare esperti in astrologia, per svolgere accuratamente il proprio lavoro. Il frutto delle lunghe notti passate a osservare i fenomeni celesti, nel corso di diversi millenni, fu che i nostri antichi predecessori si resero conto che era possibile prevedere in anticipo i moti celesti e, di conseguenza, rese possibile immaginare la possibilità di prevedere le vicende umane (terrestri) secondo l’assunto, assai vivo al tempo, che cielo e terra sono strettamente correlati, uno specchio dell’altra.

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