LILITH – LAIL – LAILAH

Di Inanna Adamas

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Lilith è una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica, che potrebbe averla appresa dai babilonesi assieme ad altri culti e miti (come il Diluvio universale) durante la prigionia di Babilonia.
Nella religione mesopotamica Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. La figura di Lilith appare inizialmente in un insieme di demoni e spiriti legati al vento e alla tempesta, come è il caso nella religiosità SUMERICA DI LILITU, circa nel 3000 a.C.
Per gli antichi ebrei Lilith era la prima moglie di Adamo (quindi precedente ad Eva), che fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò di obbedire al marito.
Lilith compare nell’insieme di credenze dell’Ebraismo come un demone notturno, ovvero come una civetta che lancia il suo urlo nella versione della cosiddetta Bibbia di re Giacomo. Secondo la tradizione della qabalah ebraica, invece, è il nome della prima donna creata, prima compagna di Adamo e precedente a Eva. La sua figura, delineata nel Medioevo, risale a miti e leggende antiche della Mesopotamia. Nell’immaginario popolare ebraico è temuta come demone notturno capace di portare danno ai bambini di sesso maschile e caratterizzata dagli aspetti negativi della femminilità: adulterio, stregoneria e lussuria.
Alla fine dell’Ottocento, in parallelo alla crescente emancipazione femminile nel mondo occidentale, la figura di Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile e, rivalutata nelle religioni neopagane, viene posta a fianco di simboli come quello della Grande Madre. ( LA SUMERA NINHURSAG).
L’accadico Lil-itu (“signora dell’aria”) potrebbe riferirsi alla divinità femminile sumerica Ninlil (del pari “signora dell’aria”), dea del vento meridionale e moglie di Enlil. La storia di Adapa ci narra come Adapa avesse infranto le ali del vento del sud, azione per la quale egli temette di essere punito con la morte. Nell’antico Iraq, il vento del sud è associato con l’aggressione portata dalle tempeste di polvere meridionali e in generale con le malattie.
L’accadico Līlītu e l’ebraico לילית (lilith)….sono aggettivi femminili che derivano dalla radice linguistica proto-semitica <L-Y-L> = LAIL “notte” (con l’aggiunta della lettera TAV a significare “della notte”, “notturna”), e traduce letteralmente un “essere femminile della notte, sebbene le iscrizioni cuneiformi in cui compaiono i termini Līlīth e Līlītu si riferirono in seguito agli spiriti aerei che apportano malattie. La stessa radice – che non esige letteralmente uniformità di concetti – in ebraico e nell’arabo Lailah/Leyla, Lela Lel Lail ..significa “sera, notte”.
Qualcuno ha osservato che Lilith sembra essere il corrispondente pagano della Madonna, ma, mentre questa schiaccerà il serpente ( enki) e lo dominerà, Lilith ne è attratta, quasi inconsapevole, e ne è avvolta, quasi connivente nello scoprire i segreti della natura umana.

 Tuttavia, tali interpretazioni sono di carattere più psicoanalitico che storico-religioso in senso stretto. Da questo punto di vista, si osserva che è la figura della Madonna ad essere discesa da sue antecedenti pagane (a cominciare dall’egizia Iside, ma non solo) e non il contrario, dato il rapporto di maggiore antichità.
Vi sono almeno tre tradizioni precedenti a cui la figura della Lilith ebraica può richiamarsi, una legata ad un demone di desolazione e di appassimento associata al vento e da cui anche il nome “lilith”, una legata ad un demone di distruzione e morte, la terza, la più nobile in origine, Ishtar o Astarte (o se vogliamo la Dea Madre del culto della femminilità) che gli ebrei stessi adorarono all’inizio della loro storia, come è testimoniato nella Bibbia.
Lilith viene identificata con ki-sikil-lil-la-ke4, donna demoniaca in lingua sumera e appare nella storia “l’albero huluppu” i cui protagonisti sono Inanna e Gilgameš.
Inanna trova un albero huluppu sulle sponde dell’Eufrate che è sradicato dall’erosione dell’acqua, lo prende con sé per piantarlo nel suo giardino con l’intenzione di utilizzarne la legna per fare il proprio trono ed il proprio letto. Ma dopo dieci anni, quando l’albero è cresciuto, non può essere utilizzato.
Inanna, la giovane dea che ama sorridere, a questo punto piange a dirotto ma non risolve la situazione. Chiama in aiuto il fratello Utu che però non l’aiuterà, così si rivolge a Gilgamesh, eroe nascente, che dotato di una forza prodigiosa colpisce il serpente tra le radici, l’uccello Anzû fugge quindi con i suoi piccoli verso le montagne e così Lilith, verso i luoghi selvatici.
La Lilith ebraica non deriva da un unico corrispondente: altre figure concorrono a formarne il simbolo. Lamassu è il demone mezza donna e mezza vacca, la controparte femminile del Lamashtu, il famoso bue alato con volto umano barbuto dell’iconografia assira. La Lamassu diventa la Lamia greca. La sua sola presenza significava distruzione e l’immagine veniva utilizzata come simbolo apotropaico, per incutere terrore e a protezione delle città e degli edifici.
Ma la caratteristica di irresistibilità del fascino femminile viene da Ishtar (sumera Inanna) conosciuta agli ebrei attraverso la Astarte siriana (altrove Astariel o Astaroth) per la quale si praticava la cosiddetta prostituzione sacra. Così come la cananea Asheráh, venerata in un primo tempo come dea dagli stessi ebrei.
È in questo passaggio, nel divieto imposto dell’adorazione di una divinità femminile, che possiamo leggere la componente di femminilità ribelle in Lilith, dove l’immaginario di bellezza, fecondità e femminilità confluiscono a ravvivare una figura fino allora solo simbolo di morte e devastazione.
Simbologie legate a Lilith e, più in generale, a un’antica dea della notte, si rintracciano in TUTTE le antiche culture combinate in modi differenti.
Attualmente il mito è addirittura tornato in auge, generando nuove forme nell’immaginario collettivo, legata all’indipendenza e individualità femminile.

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