PROMETEO: L’AQUILA E IL SERPENTE

Di Patrizia Spiga

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Prommoteo,un gigante minore ,fratello di Atlante, lo ritengo un personaggio simile a Gesù. Naturalmente il racconto non finisce qui, altrettanto interessante è il secondo episodio ,ma vorrei conoscere le vostre opinioni. Per quanto riguarda Noè c’è un piccolo dettaglio,nella sua imbarcazione non erano presenti i serpenti, ma soprattutto volatili, in proposito è interessante il racconto dell’aquila che tra le torture inflitte da Zeus a Promoteo si mangiava il suo fegato e questi ricresceva sempre. La descrizione dell’aquila a mio avviso è esclusivamente diretta alle astronavi degli dei.

Prometeo era figlio figlio di Gipeto  è un uccello rapace noto come uccello barbuto o avvoltoio degli agnelli (http://it.wikipedia.org/wiki/Gypaetus_barbatus), vorrei aggiungere un piccolo particolare in proposito : Eschilo si dice sia morto a causa di un’aquila che scambiò la sua testa per una testuggine !!!! molti non sanno che la costellazione della tartaruga nella mitologia greca rappresenta la lira, però sono convinta che in quello spazio così lontano ci siano le nostre radici…..

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Dal PROMETEO INCATENATO di Eschilo:

Così come Promoteo (medico) si ribellò a Zeus.
Primo episodio

Corifea: Rivela tutto,grida il tuo racconto: in quale colpa ti ha sorpreso Zeus, perché così ti sfraggia e ti tormenta.
Promoteo: Doloroso è parlare, doloroso tacere.Tutto intorno a me è sventura. Com’è ebbe inizio l’odio degli dei,si volsero violenti gli uni a gli altri.s’accese tra di loro la contesa, tra chi voleva rovesciare Crono (il cannibale che si mangiava i figli) perché il re fosse Zeus, e chi lottava perché Zeus tra gli dei non fosse primo. E io volevo persuadere al meglio i Titani e i figli di Urano e di Crono,ma non potei. Spregiarono l’astuzia,avevano pensieri di violenza,credevano di ascendere al poter con la violenza senza darsi pena. Ma molte volte Temide, mia madre, la Terra che ha molti nomi ed una forma,profetava il futuro, e mi diceva: Non di forza e potenza c’è bisogno,ma il primo per astuzia sarà re. Queste cose chiarivo argomentando, ma quelli non degnavano guardarmi. Di fronte a ciò mi parve dunque il meglio conciliarmi alla madre ed affiancarmi a Zeus,come io volevo e lui voleva. Per il mio senno il Tartaro nasconde nelle tenebre fonde del suo abisso Crono l’antico e chi lottò con lui al suo fianco. Se giovai al sovrano degli dei, questa maligna pena mi perdeva. Perché è malanno d’ogni signoria non esser feldeli a chi amava. Voi vi chiedete quale fu l’accusa per cui mi sfreggia: è chiaro lo dirò. Come si assise al trono di tuo padre divise i privilegi tra gli dei, a ognuno i suoi, distribuì i poteri:e non contò i mortali,gli infelici,ma volevano annientare il loro seme e seminare un’altra stirpe umana.Nessuno si oppose, tranne me. L’ osai. E liberai i mortali dall’esser dispersi dalla morte. Mi piegano per questo tali pene dolenti a me,pietose a chi mi vede. Era pietà per chi moriva, e io non lo trovai,non la meritai:così rientrai verso la gloria,nell’ordine di Zeus. Coro: E’ di ferro,è forgiato nella roccia chi non sente pietà del tuo dolore. Non avremmo mai voluto vedere, ma vedremmo, e iniziò la nostra pena.
Prometeo: Spensi all’uomo la vista della morte.
Corifea: Che farmaco trovasti a questo male?
Prometeo: Seminai la speranza,che non vede.
Corifea: E molto li aiutasti col tuo dono.
Prometeo: Poi li feci partecipi del fuoco.
Corifea: Hanno la fiamma viva i morituri?
Prometeo: E molte arti da esse impareranno.
Corifea: Di questo dunque t’incolpava Zeus….
Prometeo: E mi offendeva e non promette tregua.
Corifea: Non avrà fine la tua pena,mai?
Prometeo: Non avrà fine finché lui vorrà.
Corifea: E lo vorrà? Lo speri? E,tu lo vedi che hai errato? Come non voglio dirlo,ti varebbe male.Non parliamo di questo.Invece tu, cerca di liberarti dal dolore:
Promoteo: Per chi è fuori dal dolore è facile ammonire,accusare l’infelice. Mai lo sapevo questo, tutto questo. Ho voluto, ho voluto il mio peccato :e non lo smentirò. Per dare aiuto a chi moriva ebbi la mia pena.Ma pena come questa non pensavo,di consumarmi tra la roccia e il cielo sopra una rupa sola, abbandonata………..
Prometeo: Non è chiusa superbia nel mio silenzio, ma è coscienza che dilania il mio cuore quando ripenso a come sono offeso. Chi se non io compì la spartizione tra i nuovi dèi dei loro privilegi? Non lo dirò. Direi a chi conosce. Ma udite la miseria dei mortali prima, indifesi come infanti, e a cui diedi il pensiero e la coscienza. Parlerò senza biasimo agli uomini, ma narrerò l’amore del mio dono. Essi avevano occhi e non vedevano,avevano le orecchie e non udivano, somigliavano a immagini da sogno,perduravano un tempo lungo e vago e confuso,,ignoravano le case di mattoni, le opere di legno: vivevano sottoterra come labili formiche,in grotte fonde,senza il sole; ignari di certi segni dell’inverno o della primavera che fioriva o dell’estate che portava i frutti,operavano sempre e non sapevano, finché indicai sottilmente si conoscono il sorgere e il calare degli astri, e infine con loro scoprii il numero, la prima coscienza e i segni scritti come si compongono,la memoria di tutto, che è la madre (E’ possibile sia la luna? n.d.r.) operosa delle Muse. E aggiogai le fiere senza giogo,le asservii al giogo e alla soma perché esse succedessero ai mortali nelle grandi fatiche e legai al cocchio lo sfarzoso e docile cavallo fregio d’ogni ricchezza ed eleganza. Ed inventai il cocchio al marinaio,su ali di lino errante per mari.Mille cose inventai per i mortali, e ora, infelice, non ho alcun ordigno che mi affranchi dal male che mi preme.
Corifea: Immeritato male. La tua mente è smarrita, va errando. Sei il medico che il morbo ha colto, e perde la sua fede, e per se stesso non ha più farmaci.
Prometeo: Più stupirai udendo tutto il resto,le scienze che trovai, le vie che apersi. E la più grande se uno s’ ammalava non aveva difesa,cibo,unguento, bevanda: si estingueva senza farmaci, finché indicai benefiche misure che tengono lontani tutti i morbi. E ordinai,chiarii le forme della mantica, e primo giudicai quali vere visioni porta il sogno,svelai le oscure voci dei presagi,i profetici incontri sui cammini.Distinsi chiaro i voli dei rapaci,quelli fausti e quelli dell’augurio,il nutrimento di ciascuno,il loro amare,il loro dimorare; e la levigatezza ed il colore delle viscere,se agli dei gradite,la forma fausta e varia nella bile e del lobo. Arsi carni avvolte di adipe e lunghi lobi ad una conoscenza indimostrabile, e apri i loro grevi occhi velati ai vividi presagi della fiamma. Questo io feci. Echi prima di me scopri i doni della terra,il bronzo,il ferro, l’argento? Nessuno lo so bene,a dire onesto. Sapilo in breve: tutto ciò che gli uomini conoscono, proviene da Promoteo.
Corifea: Tu non giovane agli uomini oltre il giusto dimenticando te nella sventura. Io ho una buona speranza: sarai sciolto dai ceppi. Sarai forte come Zeus( Saturno)
Prometeo: come sarà e quando,ancora non ha detto la Moira, che porta al termine il destino. Infiniti dolori patirò: e poi da questi ceppi sarò sciolto. L’arte è troppo più debole del fato.

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