ANTICO ALFABETO SARDO SU PIETRA – ESEMPI DI SCRITTURA

Di Fabio Garuti

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Evidenziaziòne dei simboli da parte di Valeria Putzu

Colgo l’occasione datami dalla splendida immagine inviatami dal sempre puntuale Pino Fiore, che ringrazio, e relativa ad una pietra, basaltica, situata nei pressi dello splendido Nuraghe Lugherras. Ne abbiamo discusso,ed ho reputato opportuno scrivere un breve articolo affinché possiate avere un esempio “dal vivo” sulla Scrittura Sarda Antica su pietra. Ne seguiranno tanti altri. Allego i commenti per Vostra opportuna conoscenza.

Alla prossima, Ciao


Fabio Garuti : Ringrazio Pino Fiore, per la magnifica immagine pubblicata. Nuraghe Lugherras, ed incisioni molto interessanti.Ovviamente lineari. Considerando la Scrittura Sarda Antica, e constatando quante testimonianze se ne trovino ancora oggi, dopo millenni, sull’Isola ( mi arrivano immagini splendide in continuazione ), direi che in Sardegna, oltre ad un Museo, è possibile visitare anche una Biblioteca a cielo aperto. magnifico . Caro Pino Fiore, giusto per completezza di informazione, ti dico che si tratta di un reperto molto chiaro. lettere ben distinguibili, traducibili nel nostro vocabolario ( grazie alla interpretazione tratta dal Libro di Ballymote – medievale ) in A-M-A-O-A-G (K). In Ogham la lettera K come la intendiamo noi,ossia con un suono molto duro, non esiste, ed è rappresentata da una nostra G con suono duro ( GATTO o GANCIO ,per fare un esempio e non GIUSTO o GIALLO ). Il significato ( dall’incrocio Sardo-Gaelico ? ) : TROVATA ( o ECCO QUI ) la QUERCIA……. Il Gruppo triletterale A-M-A è frequentissimo nelle iscrizioni effettuate su pietra, ed indicava certamente un riferimento. Prova ne sia che in Sardo attuale questo termine ha una doppia ( almeno doppia ) valenza : AMA come trovato, o come branco, gruppo di animali. Chiaro il riferimento proprio a questo tipo di iscrizioni. In pratica una sorta di indicazione pubblica. Sistema geniale, e la prova è costituita dal fatto che ancora oggi tali iscrizioni, nonostante i licheni ed il tempo trascorso,ossia millenni, sono ancora chiarissime. Altro che cartellonistica…..

Pino Fiore : Grazie Fabio, in questo caso l’ottimo stato di conservazione è dovuto anche alla roccia basaltica che per la sua composizione resiste più di altre all’azione erosiva degli agenti atmosferici.

Fabio Garuti Grazie Pino. Spiegazione molto importante sia per me che per Lettrici e Lettori. te ne ringrazio.

Fabio Garuti : Ricordo, quando studiavo in Germania, che il mio prof. di Linguistica ( un mostro della materia, ed altrettanto umile…….alla faccia di certi docenti che……vabbé lasciamo perdere ) mi disse, proprio a proposito dell’origine della parola OAK – Quercia, che l’origine di questo termine era incredibilmente complessa, data l’unione di due vocali ad inizio parola. Ci ho messo più di 30 anni ma l’ho risolta caro professore. Peccato non poterglielo comunicare. Un Bacio, ovunque Lei sia……..

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ARCHEOLOGIA SARDA: ANCHE LA CASUALITA’ GUARDA AD OCCIDENTE

(Spanish Version)

Di E.din: La Terra degli Anunnaki

12079648_1643005989321670_6966663019032961586_nReproducción de fotografía de pintadera perteneciente al Fondo de Arqueología de Gran Canaria de El Museo Canario, destinada a su publicación en la web de El Museo Canario (www.elmuseocanario.com).

La pintadera, (pl. pintadere), per chi non conoscesse la tipologia del manufatto, è un reperto archeologico in ceramica o terracotta di forma circolare, caratterizzata da un disegno geometrico usato come stampo o timbro per decorare il corpo, il pane o i tessuti. È tipica di diverse culture preistoriche, come gli aborigeni Guanci nelle isole Canarie, della civiltà nuragica in Sardegna, della cultura dei vasi a bocca quadrata nell’Italia Settentrionale e delle protopalafitte di Bad Buchau.
Quello che ci piace sottolineare a chi ci sta leggendo e su cui ci piacerebbe si fermasse a riflettere è il fatto che la stessa Wikipedia, da cui è tratta la definizione di Pintadera, associ due luoghi molto particolari accomunati dalla tematica “calda” e tutt’ora aperta delle proprie origini: le isole Canarie con la popolazione dei Guanchi e la Sardegna con la sua civiltà nuragica.
La Pintadera sarda è stata rinvenuta domenica scorsa nelle campagne del Barigadu da una pattuglia della Stazione di Neoneli del Corpo Forestale e riporta una decorazione con cinque cerchi concentrici e una bordatura esterna a frangia (Foto 1).
Ciò che sbalordisce letteralmente è stata l’impressionante analogia tra quanto corredato nell’articolo del ritrovamento e quanto avevo visionato precedentemente per un’altra ricerca, che mi aveva portato a rivolgere l’attenzione ad un catalogo on line del museo Canario, che si trova appunto sulle isole Canarie. Sfogliando il catalogo ecco che trovo l’inventario numero 3059 (Foto 2). La pintadera, con un diametro di 39 mm e un’altezza di 27, presenta una forma circolare con un’appendice perforata. Il bordo è definito da linee rette parallele incise, la stampa circolare da cerchi concentrici incisi interamente bruniti.
La somiglianza è quindi veramente impressionante, fatta eccezione per il numero dei cerchi concentrici interni: 5 cerchi concentrici per quella sarda a fronte di 4 per quella spagnola.
Questo ritrovamento casuale, sembra faccia dell’ironia il suo leit-motiv, perchè pone un altro mattone nella ricerca di tutte quelle somiglianze a favore di chi, dopo aver intrapreso il percorso delle rotte della scrittura Ogham, delle opere edili e degli strumenti musicali, sta volgendo il suo sguardo sempre più ad occidente nella ricerca della verità.
Che oggi ancor più di ieri (se ce ne fosse stato ulteriormente bisogno), pone la questione in un’ottica ancor più complicata e spinosa per chi lo sguardo ad ovest non lo vuole volgere perchè non ha un occidente da guardare; o per chi, peggio, soffre di una condizione di torcicollo cronico, dovuto al fatto di sostenere sempre e comunque con enorme fatica e nonstante tutto le azioni della Fenicia S.p.A.. Ma come è già successo in precedenza anche per le società di successo se non sostenute da solidità finanziaria, rischiano, prima o poi, inevitabilmente ed inesorabilmente la trasformazione in un’enorme bolla.

ANTICO ALFABETO SARDO – ANALISI DEI SIMBOLI

Di Fabio Garuti

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Continuando nella nostra disamina sull’Antico Alfabeto Sardo, e dopo aver dimostrato come esistano raffigurazioni ben traducibili dall’Ogham alla nostra attuale Lingua (vedi articoli precedenti) , così da aver stabilito alcuni primi punti fermi, iniziamo oggi la disamina dei singoli simboli. Argomento anche in questo caso complesso, ma basilare, al fine di proseguire sulla nostra strada di ricerca. Essa ormai comincia a dividersi in tanti “filoni”, come è ovvio che sia, dato che un Alfabeto, ove reale ed usato, ha tante e tante sfaccettature che, una volta identificate, ne semplificano la comprensione. Più è semplice e lineare l’interpretazione di una forma alfabetica, meno la sua comprensione necessita quindi di “interpretazioni” personali, più si è vicini alla classica quadratura del cerchio. Laddove si debbano elaborare forme interpretative personali o personalistiche, l’oggettività perde giocoforza molta della propria forza, con conseguente perdita di credibilità di una analisi. Ma questo lo sapete bene.
Noto, in questi giorni, una accesa discussione, ovviamente a livello mediatico, su tanti aspetti della Alfabetica Sarda, da parte di Lettrici e Lettori, e questo mi fa molto piacere. Noto anche una partecipazione intensa, un voler ricercare siti e testimonianze sul Territorio (di cui spesso mi date ben gradite notizie correlate da immagini) davvero stimolante. Grazie di cuore. Continua a leggere

L’EPOPEA DI GILGAMESH

Di E.din: La Terra degli Anunnaki

Titolo originale: Ša nagba inuru
Autore: Sîn-leqi-unnini
Epoca: VII sec. a.C.
Illustrazioni di Francis Mosley: http://www.francismosley.com/

PROEMIO

Di colui che vide tutto io voglio narrare al mondo.
Di colui che conobbe ogni cosa, tutto io voglio raccontare.
Egli andò alla ricerca dei Paesi più lontani e raggiunse la completa saggezza.
Egli vide cose segrete, scoprì cose nascoste,riferì delle storie dei tempi prima del Diluvio.
Egli percorse vie lontane, finché stanco e abbattuto si fermò.
E fece incidere tutte le sue fatiche su una stele di pietra.

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L’EPOPEA DI GILGAMESH: INTRODUZIONE

Di E.din: La Terra degli Anunnaki

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L’Epopea di Gilgamesh è un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla, che risale a circa 4500 anni fa tra il 2600 a.C. e il 2500 a.C. Esistono sei versioni conosciute di poemi che narrano le gesta di Gilgamesh, re sumero di Uruk, nipote di Enmerkar e figlio di Lugalbanda. La versione più conosciuta, la cosiddetta Epopea di Gilgamesh è babilonese. E’ uno dei più antichi poemi conosciuti e narra le gesta di un antichissimo e leggendario resumerico, Gilgamesh, alle prese con il problema che da sempre ha assillato l’umanità: la morte e il suo impossibilesuperamento. L’epopea (o più semplicemente “il Gilgamesh”) è anteriore ai poemi omerici (VIII sec. a.C.) e ai Veda indiani (1500 a.C.). Le prime redazioni sumeriche del poema sono fatte risalire ad oltre il 2000 a.C. Documenti su Gilgamesh sono stati rinvenuti piùo meno ovunque in Mesopotamia, ma anche al di fuori, come in Anatolia (Hattusa, capitale dell’impero ittita) o in Palestina (Megiddo).

L’Epopea di Gilgamesh raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le imprese del mitico re di Uruk ed è da considerarsi il più importante dei testi mitologici babilonesi e assiri pervenuti fino a noi. Continua a leggere

LE NAVI DEI SARDI E DEGLI SCOZZESI

Di Fabio Garuti

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Abbiamo dimostrato, nel corso delle ultime settimane, che i rapporti tra Antica Civiltà Sarda e Nord della Scozia sono stati intensi, profondi e socio-culturalmente rilevanti, fino a quando , in Scozia, l’avvento dei Celti ( dopo il 2.500 avanti Cristo ) ha causato la fine di tale interessante interscambio, date le notevoli differenze socio – culturali tra tali nuovi Popoli, ( appunto Celtici e di origine Indo – Europea ), ed i Popoli già presenti sul territorio Europeo e di origine prettamente ” Occidentale ” quali Pitti , Britanni, Bretoni, Liguri ed appunto Sardi.  Continua a leggere

SARDEGNA, MARINERIA ANTICHISSIMA, ETA’ DEL BRONZO – CROCEVIA DI METODOLOGIE ARCHEOLOGICHE

Di Fabio Garuti

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Che qualcosa stia cambiando nella ” percezione collettiva ” di materie quali Storia ed Archeologia mondiali è un fatto evidente , e le discussioni che si svolgono, mediante Internet, a livello Nazionale ed Internazionale ne sono riscontro. Molto probante in tal senso,per quanto attenga al nostro Paese, soprattutto il dibattito relativo a Storia ed Archeologia della Sardegna.
Il motivo del contendere è semplice : da un lato il Mondo Accademico, con le proprie regole, dall’altro la Ricerca Indipendente, con regole parzialmente differenti, ed infine Mondo di Appassionate ed Appassionati che seguono con estremo interesse l’evolversi del tutto, come è giusto che sia, fornendo un apporto incalcolabile in termini di immagini, resoconti, testimonianze ed anche commenti.
Inutile girare intorno alla questione , che è semplicissima. Il Mondo Accademico parte da un presupposto irrinunciabile, ed anche, per certi versi, comprensibile , ma certamente ” accademico” e non ” scientifico ” : ove non ci sia una prova, un reperto, un documento scritto o magari una testimonianza di uno Storico della Antichità, la questione non si pone. Nessuna questione si pone mai. Non si inizia neanche a parlarne e, cosa molto importante, tutto ciò che potesse derivare da una ” partenza ” senza prove non ha nè alcun senso nè alcuna valenza. In pratica se manca la strada, non esistono, non possono esistere, non devono esistere, nè automobili, nè caselli per il pedaggio e nè piazzole di sosta, tanto per capirci. Anche se vengono scoperti. Niente, non esistono, vanno ignorati. E’ un puro sogno. Ignorateli. Vi state sbagliando.
La Ricerca Indipendente,invece, parte anche e comunque dalla mancanza della classica prova , magari grazie ad un procedimento logico o mediante incroci inter o multi-disciplinari che il Mondo Accademico ancora non riconosce, e prosegue, trovando poi, magari, riscontri ben difficili da negare.
In pratica, se la base di partenza della ricerca la chiamassimo 1 e le varie successive conseguenze 2-3-4-5, avremmo che il Mondo Accademico,ove il numero 1 non sia una prova tangibile, negherà come ” non esistente ” non solo detto numero 1 di partenza, ma anche i successivi numeri 2-3-4-5 da esso derivanti in partenza e ad esso susseguenti e conseguenti.
La Ricerca Indipendente,pur in mancanza di una partenza ” provata ” , accetterà, solo davanti alle evidenze chiaramente, i numeri 2-3-4-5, partendo, per quanto attenga a quello che abbiamo definito il numero 1, da motivazioni logiche evidenti o da incroci inter-disciplinari.
Conseguenze delle due differenti posizioni : per il Mondo Accademico la cosa termina immediatamente : in Sardegna ( per dirne una ) non sono state trovate navi antichissime ? I Sardi non navigavano. Punto.Ogni susseguente riscontro possibile e magari anche palesemente evidente, verrà negato in base alla partenza non provata. ” Ufficialmente ” la Sardegna si doterà di una propria Marineria solo nell’ Ottavo secolo avanti Cristo, grazie all’arrivo dei Fenici ( non si è ancora ben capito se in veste di colonizzatori, commercianti, o emigranti, una sorta di mistero nel mistero), non riuscendo, evidentemente, a costruire uno straccio di nave per millenni, pur essendo una Civiltà Isolana. (No Comment).
Per la Ricerca Indipendente è logico che in un’Isola si sapesse navigare, ( e vorrei vedere ), per cui si supera la mancanza di prova iniziale e si prosegue, trovando poi riscontri ( ormai alquanto evidenti ) che i Sardi navigassero ben prima dell’arrivo dei Fenici. Ma molto prima dell’800 avanti Cristo, per cui non hanno atteso nessuno, ma sono andati loro in giro per Mediterraneo e non solo ( Scozia e quant’altro ). Che dire dell’età del Bronzo ? Altro mistero : non essendo dotati di navi, ufficialmente i Sardi hanno conosciuto tale lega di stagno e rame solo nel 1.800 avanti Cristo, ( non è chiaro ad opera di chi, che evidentemente ha depositato il brevetto e poi è scappato via affinché non gli venissero copiate le navi che, sempre i Sardi, dovranno conoscere solo 1.000 anni dopo grazie ai Fenici. No Comment) . In pratica conosceranno il bronzo solo ben 1.500 anni dopo gli abitanti delle Terre che si affacciano sul Mar Egeo,in Grecia, ( No Comment ) e parecchi secoli dopo Egizi, Mitteleuropei e Britanni. Insomma , sono stati gli ultimi, ma di parecchi secoli. Poi devono aver imparato all’istante, date le meraviglie bronzee che ci hanno lasciato. Altro mistero che nei prossimi giorni affronteremo in dettaglio. Certo che,passatemi almeno questa battuta di spirito, se qualcuno avesse deciso di fare la traversata a nuoto,avrebbe coperto i 7/800 chilometri occorrenti in meno di quindici secoli.
Qual’ è il punto chiave della questione ? Che l’Accademia parte da un dato, vero certamente, ma vero solo al 50 per cento, non al 100 per cento. Che le navi non si siano ancora trovate, non significa affatto che non ci siano state, non Vi sembra ? Per cui si tratta di una verità parziale, che l’Accademia ha elevato , ed eleva per decisione propria e non per una reale contingenza, a verità assoluta. Ma non è così, non è affatto così. Tutto ciò che negherà in seguito, deriva da quel 50 per cento di possibilità reale che ha scelto di non considerare. Una sua scelta, accademica si badi bene, non scientifica, ma che comporterà negazioni assolute su fatti ben riscontrabili, e derivanti da quel 50 per cento di possibilità che non era stato volutamente considerato possibile, ma che possibile è. Anzi, logicamente,possibilissimo. Ragionamento apparentemente astruso ma spero lineare nel merito.
Ovvio che Appassionate ed Appassionati, di fronte ad evidenze successive chiarissime ( i punti 2-3-4-5 di cui sopra ) comincino a spazientirsi, ed hanno certamente ragione.
Inoltre, trascurando per scelta precisa, quel 50 per cento di possibilità che ” le navi ci fossero “, l’ Accademia azzera di fatto l’importanza della logica, e qui fa un errore clamoroso. Clamoroso perchè, molto spesso,essa stessa ha comunque bisogno del procedimento logico. Esautorarne la portata, significa delegittimare anche se stessa. Proprio la ” Metodologia Comparativa ” tanto usata dall’Accademia, ha un fondamento logico evidente : due vasi simili, anche apparentemente uguali, non hanno il medesimo marchio di fabbrica. La logica suggerisce che siano uguali. Solo la logica.
E’ auspicabile che in futuro anche il Mondo Accademico, che eleva la mancanza di una prova da un 50 per cento di possibilità ad un personalissimo 100 per cento di validità, consideri altri punti di partenza, essi sì logici o dettati da discipline comunque interessanti, al fine di valutare i punti di arrivo, sempre e solo ove ben dimostrati. Lì sì, esplichi il proprio lavoro, soppesi, verifichi, valuti ed analizzi. Ma i punti di arrivo, e non solo il punto di partenza, bocciando e rifiutando a priori ogni possibile risultato,o rifiutandosi addirittura di prenderlo nella sia pur minima considerazione..
Da una partenza ” accademica ” , valida solo al 50 per cento, non si può evitare di analizzare ciò che il restante 50 per cento di possibilità ( logica ) ha prodotto, trovando poi fior di riscontri e di controprove. Il rischio che l’Accademia si limiti ad una mera, per quanto eccellente ed approfondita, attività di scavo, scoperta e riscontro piuttosto che di ricerca è sempre più alto, dati i tempi e le discipline innovative. Senza considerare una sparuta minoranza di “accademici” che, a fronte di una quasi totalità di Studiosi meritori, cerca con ogni mezzo di mantenere uno ” stallo ” perenne. Con ogni mezzo, per quanto squallido e auto-degradante.
Negare che i Sardi viaggiassero per mare , data la mancanza di navi appunto,è vero al 50 per cento. Se si lavora , solo come punto di partenza, mai di arrivo, sul fatto che invece abbiano viaggiato eccome, e si trovano riscontri e quant’altro, perchè rifiutarsi di valutare il tutto ? Nessuno chiede di accettare aprioristicamente detti risultati, ma almeno di osservarli ,senza bollarli immediatamente ed automaticamente , oltre che acriticamente, di ” inesistenza “, girandosi a volte addirittura ” dall’altra parte”; questo sì.
Ed è del pari inutile gridare perennemente al ” complotto denigratorio contro gli Archeologi che si ammazzano di lavoro,eccetera”. Ma chi lo ha mai messo in dubbio ? Si parla di metodo, non di capacità e serietà professionale specifici ( ove ci siano, come per tutte le categorie di lavoratori del Pianeta ).
Altrimenti,a lungo andare, chi delegittimerà sempre più chi ? La Verità Storica non fa sconti a nessuno. Mai.