I CARATTERI OGHAM OBLIQUI E LE BEVANDE ALCOOLICHE – PARTE I

Parte I

Di Fabio Garuti e Valeria Putzu

(Spanish version)

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Con oggi cominciamo il primo di una serie di 3 articoli che spiegano in dettaglio le innovazioni apportate dai sardi all’alfabeto Ogham, i famosi 5 caratteri obliqui. Riassumendo brevemente l’alfabeto ogham é chiamato alfabeto degli alberi perché i caratteri rappresentano iniziali di altrettanti alberi, le prime 10 consonanti e le 5 vocali (alfabeto piú antico) sono tutti alberi del nord Europa, mentre gli ultimi 5 caratteri, quelli obliqui appunto, rappresentano piante tipiche dell’ambiente mediterraneo, e sarebbero stati introdotti successivamente ai 15 originari dai loro ideatori, forse gli abitanti della Penisola iberica, oppure molto piú probabilmente gli antichi Sardi.

Vediamo brevemente in che cosa consistono questi cinque simboli:

  1. una linea oblicua che taglia la linea principale corrisponde alla lettera MUIN (vite vinifera)
    due linee oblicue che tagliano la linea principale corrispondono alla lettera GORT (edera).
  2. Tre linee oblicue che tagliano la linea principale corrispondono alla lettera NGETAL (giunco).
  3. Quattro linee oblicue che tagliano la linea principale corrispondono alla lettera SRAIF (edera).
  4. Cinque linee oblicue che tagliano la linea principale corrispondono alla lettera RUIS (sambuco)

Nell’articolo di oggi approfondiremo il significato del primo di questi simboli, il MUIN. Abbiamo parlato giá piú volte di questo simbolo, e mi scuso per le ripetizioni, ma quello di cui ci occuperemo in questa serie di articoli é il legame di questi simboli con le bevande alcooliche, di cui i sardi erano conoscitori (e probabilmente anche inventori) molto prima della data in cui ufficialmente sarebbero state introdotte nell’isola. Nell’Ogham per tutte le tipologie di simboli il primo segno, quello con un solo segmento é una sorta di “capostipite” e la pianta che questo rappresenta ha un importanza particolare. Non si sottraggono a questa regola gli ogham sardi relativi agli alcoolici, non per niente la pianta capostipite é la regina della produzione delle bevande alcooliche, la vite.
Le bevande alcooliche nell’antichitá avevano una valenza profondamente diversa da quella odierna, certamente aliena al concetto negativo che oggi spesso gli viene associato, dovuto agli effetti nefasti dell’abuso di queste sostanze. Anticamente, causa produzioni limitate, difficoltà nel reperire le materie prime, e soprattutto una conseguente contenuta diffusione, le bevande alcoliche godevano di una grande considerazione; dal momento che modificavano lo status psico-fisico mediante il classico stato di ebbrezza più o meno accentuato, venivano associate alle divinità, davano coraggio in battaglia, favorivano la serenità conviviale, e, in genere, infondevano un generale senso di benessere: una sorta di bevanda di tipo sacrale, cercando di fare una similitudine almeno accettabile. Prova ne sia che famosissimi sono ancora oggi i culti di Dioniso nella Antica Grecia e di Bacco nella Latinità, tanto da far parlare, in età medievale, a proposito del vino e dei relativi derivati, di AQUA VITAE, ossia Acqua della Vita, termine con cui, in seguito ed ancora oggi, si identificano soprattutto distillati quali la grappa, tanto per fare un esempio, avendo mutato totalmente il significato originario dei due termini poi unificati. Probabilmente questo termine si deve anche all’uso medicinale che veniva fatto di tali bevande, infatti per estrarre le proprietá fitoterapiche delle piante medicinali, queste venivano fatte macerare in un’infusione alcoolica.
Alla Sardegna, dovrebbe andare la paternità del simbolo relativo alla Vite Vinifera, nonché del termine, poi mutuato come tantissimi altri, dalla Latinità, ed ancora oggi conosciuto, di VINO, derivato dal nome stesso della pianta: MUIN -> MVIN -> VIN, ripreso anche nelle Lingue Tedesca ed Inglese. Una paternità molto importante, a riprova del fatto che il Vino sia stato inventato proprio dalla Antica Civiltà Sarda: chi conia la terminologia è giocoforza l’ideatore di ciò a cui detta terminologia si riferisce. Affermazione anche questa volta forte, me ne rendo conto, ma suffragata da simbolismi alfabetici e terminologie, così come da peculiarità botaniche di questo Territorio, che consentono di lasciare ben poco spazio a dubbi di sorta.
Si tenga presente che il concetto relativo alla fermentazione dell’uva è comunque antichissimo, e comprovato da documentazione che lo fa risalire ad oltre tremila anni prima di Cristo. Considerando la vetustà dell’alfabeto Ogham, il periodo pre-Celtico relativo ai contatti Sardo-Scozzesi, le terminologie ed i simbolismi, possiamo affermare a ragion veduta che i Sardi Antichi conoscessero detta bevanda, a cui hanno dato il nome.


Riportiamo qui di seguito uno studio molto interessante riguardo lo sviluppo viticolo in Sardegna che sembra essere il più antico sin qui rinvenuto:

http://www.winewordswisdom.com/aboutitalwine/Earliest%20evidence%20of%20a%20primitive%20cultivar%20in%20Sardinia.pdf


					
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