“IL PUGILATORE”: SPORTIVO O ARUSPICE?

Da un’ipotesi di ricostruzione di Valeria Putzu e Gerolamo Exana

Ci siamo tanto dibattuti nel capire il messaggio di questa figura plastica rappresentata nella civiltà nuragica sia in bronzo che in materiale litico, il famoso “pugilatore”, ma .. osservando il suo quasi omologo “Da Vulci” viene da pensare e ragionare ancora su qualche altro suo significato ..
Il Bronzetto da Vulci infatti è molto simile al nostro “pugilatore” per essere fornito delle seguenti particolarità:
– stesso tipo di scudo avvolgente a struttura probabilmente composta da listelli in legno e fodera in pelle
– guanto di protezione con parte prossima alla mano aperta per consentire il saluto o, atto di voto
– gonnellino con parte triangolare discendente lungo la parte posteriore del corpo
esso, l’aruspice da Vulci di fattura nuragica, può essere benissimo comparato come intenzioni descrittive impresse dal maestro fonditore, al nostro famoso “pugilatore”.

Si diversificano, infatti,  per pochissime cose fra le quali il copricapo da “aruspice” molto conosciuto nell’ambito della realtà villanoviana – etrusca (copricapo che secondo alcune recenti ipotesi potrebbe avere l’ultimo pugilatore rinvenuto a Monte Prama). E’ questo il motivo di questo post, che ipotizza nel nostro “pugilatore” un possibile precursore dei famosi aruspici etruschi, in particolare l’aruspice “trutnvt frontac”, ossia l’aruspice fulguriatores specializzato nell’interpretazione dei fulmini e loro “maneggio”.
Il collegamento fra i due viene soprattutto dalla particolarità dello scudo avvolgente con struttura portante probabilmente lignea quasi a voler tendere una fodera estendibile come può essere una pelle, ma non adatta alla protezione da parte di armi contundenti, quindi all’attività bellica o sportiva come quella del gladiatore o meglio pugilatore..
Ma esistevano uomini davvero capaci di provocare i fulmini?
Possediamo un’iscrizione del I secolo a.C. (da CIL XI, 6363 e da Testimonia Linguae Etruscae, n. 697), una bilingue latino-etrusca da Pesaro, che è stata variamente interpretata, come se il FVLGVRIATOR
Emoticon smile
etrusco frontac?) dove in essa si celebra potesse essere stato un sacerdote, un aruspice capace di “attirare le saette”, piuttosto che solo capace di interpretarle.
Numa Pompilio, secondo re di Roma, si sarebbe rivolto secondo Arnobio alla dea Egeria, secondo altri autori agli aruspici Etruschi, per conoscere la maniera di attirare la folgore e fece costruire un altare a Giove Elicio sull’Aventino, appunto per studiare questi fenomeni celesti e trarne auspici.
Da tempo immemorabile gli antichi erano a conoscenza del fatto che gli oggetti accomunati metallici servissero per scaricare l’elettricità dell’aria, prima delle battaglie é riferito in varie occasioni che le punte delle lance dei guerrieri brillassero di una luce particolare, specie prima dei temporali. Questa proprietà forse era ben conosciuta anche fra i sacerdoti nuragici: sono state infatti rinvenute costruzioni legate al sacro con probabili spade impiombate con la punta verso l’alto. Anche il nuraghe come struttura rivolta verso il cielo potrebbe avere un collegamento in quanto comunque avente una funzione disperdente, ancor di più se la si attrezza in modo opportuno di conduttori metallici, troviamo riferimenti in vari testi antichi di palazzi e templi spalmati di metallo (Atlantide) o antenne o punte disperdenti (tempio di Salomone).

Notiamo anche che fra le rappresentazioni di questo tipo di sacerdoti/aruspici giunte fino a noi ce ne sono diverse che portano in mano un particolare bastone, a volte a forma di mezzaluna, altre volte di cerchio sormontato da una mezzaluna.
É possibile che questo scettro/bastone servisse in qualche modo per innescare il fulmine, probabilmente la parte superiore era in oro o ferro meteorico o qualche altro metallo fortemente conduttore di elettricitá. Ma in questo caso il sacerdote che teneva in mano tale bastone come avrebbe fatto a non essere elettrocutato proprio dal fulmine che cercava di attirare? Anche qui ci vengono in aiuto i testi antichi: tramite alcune testimonianze antiche è noto l’utilizzo di pelli, in particolare quelle di foca per repellere le folgori (l’uso di tali pelli é rintracciabili nei bronzetti dei nostri guerrieri in alcuni copri capi a pennacchio o a zampa di foca o pinna caudale di animale marino):
– nel testo di Eliano si afferma che i re atlantidi usavano acconciarsi il capo con un copricapo di pelle bianca di ariete di mare maschio (foca) e le loro regine di pelle bianca di foca femmina).
– Sappiamo anche che le foche erano sacre al dio Poseidone il padre di Atlante re dell’isola di Atlantide posta oltre le colonne d’Ercole.
– esse, le foche, venivano viste dagli antichi come tra i pochi animali a non poter essere colpiti dai fulmini ..
– sappiamo inoltre dai romani, che a loro detta, essi appresero delle attività fulguriatoriali dagli etruschi loro vicini e influenzanti attori del primo periodo di Roma, in particolare la dottrina dei fulmini di cui gli aruspici fulguriatores si servivano per interpretare il volere degli dei e per invocare, innescare in maniera artificiale a scopo dimostrativo e non solo, i fulmini …
– Ottaviano augusto e Severo usavano proteggersi con pelli di vitulio marino (foca vitulina) dalla possibilità di essere colpiti dai fulmini, a ciò associavano sempre un bastone od un diadema di alloro in quanto si diceva che i suoi “aliti” allontanassero il pericolo di essere colpiti da fulmine.
– Nell’anno 1599 la foca monaca presso Gaeta, veniva chiamata Vitello marino.
Supponiamo quindi che tanto lo scudo flessibile come il guantone presenti in entrambe le figure in esame, sicuramente realizzati in pelle, forse di foca, potessero in qualche modo difendere l’aruspice durante l’innesco del fulmine, con modalità ancora da approfondire.
A sostegno della interpretazione di aruspice fuluriatores del nostro “pugilatore” cito alcuni pezzi in cui si attesta la concreta esistenza di una realtà a noi ancora sconosciuta sulla importanza dei fulmini presso gli antichi:
“Si dice inoltre che : “Quando un fulmine cadeva, lasciava traccia:
un albero abbattuto, una colonna frantumata, un cornicione caduto, un uomo o un animale (o addirittura un intero gregge) colpiti a morte, ovvero miracolosamente scampati alla folgorazione.
C’è una lunga tradizione greca su una sorta di “santificazione” di colui che era stato colpito dal fulmine, una tradizione cioè eminentemente positiva, che concerneva alcuni personaggi del mito, si pensi a Semele, ad Eracle (=Ercole), ad Eretteo, ad Asclepio(=Esculapio). Ciò non impedisce, altre volte, che si consideri la morte per folgorazione come punizione di un grava misfatto (come nel caso di Capaneo).Il luogo colpito dal fulmine doveva inevitabilmente essere sottratto all’uso profano e reso religiosus. Così, di pertinenza esclusiva della divinità, quel luogo non doveva né essere guardato, né essere calpestato. In esso era conditum il fulmine.
Condere fulmen (cioè nascondere, celare o seppellire il fulmine) è il tecnicismo usato: si seppellivano con il fulmine le sue tracce, gli indizi materiali del suo passaggio, gli oggetti fulminati. Salmodiando a bassissima voce lugubri preghiere questi resti sono sepolti, eventualmente assieme al cadavere dell’uomo colpito, sul luogo stesso del prodigio, in quanto l’uomo ucciso dal fulmine non poteva essere cremato, ma solo sepolto. Il luogo colpito dal fulmine era detto tecnicamente fulguritum, ma anche bidental, in quanto pecore di due anni, con due denti (bidentes), vi venivano sopra sacrificate a titolo espiatorio. Abbiamo qualche resto archeologico di queste “sepolture dei fulmini” (ed eventualmente delle loro vittime); una, a Roma, reca proprio la scritta FVLGVR CONDITVM
Emoticon smile
fulmine sepolto: CIL VI, 215).
Plinio (Nat. Hist. II, 140) racconta che la più arcaica tradizione etrusca voleva che i taumaturgi di quel popolo sapessero evocare, far scaturire e dirigere i fulmini. Lo stesso mitico re Porsenna avrebbe distrutto un mostro grazie ad un fulmine.
Nei bassorilievi della Colonna Traiana si vede Giove scagliare fulmini in aiuto dell’avanzata delle truppe romane che invadevano la Dacia.
Conosciamo inoltre nei particolari un curioso episodio, proprio alle soglie della fine del mondo antico, che ci fa capire come la “scienza” etrusca dei fulmini fosse giunta ad un livello di risultati, o di presunzione, davvero stupefacente, o che comunque godesse di fama di sicura eccellenza.
Si tratta di questo: nel 409-410 Roma è assediata dai Visigoti di Alarico e la scarsità di risorse militari non consente di rompere l’assedio. Si presentano al Prefetto della città, Pompeiano, dei saggi etruschi che affermano di essere in grado, con opportune cerimonie, di provocare dei fulmini dirigendoli opportunamente contro i barbari assedianti. Essi dicono altresì che poco tempo prima avevano provveduto, con tale sistema ad allontanare Alarico dalla città umbra di Narni, contro cui il re dei Visigoti aveva intrapreso un assedio, che era stato poi costretto ad abbandonare.
Il Prefetto della città è fortemente attirato dall’offerta, ma si risolve a chiedere il parere del papa Innocenzo I. Ricordo che l’Impero romano, in quegli anni, era ormai un Impero cristiano, anche se sacche di resistenza pagane erano assai diffuse, non solo tra le popolazioni rurali, ma anche nell’aristocrazia e negli ambienti senatori tradizionalisti. Il papa, informato, ben consapevole dello stato della popolazione sotto assedio, diede il suo consenso purché, un po’ ipocritamente, le cerimonie richieste dai saggi etruschi si svolgessero segretamente. Ma costoro, indignati, affermarono che le cerimonie avrebbero potuto estrinsecare la loro funzione sacrale, e ricevere i benefici effetti, solo se pubbliche. Alla fine non se ne fece nulla, e Alarico saccheggiò Roma.”

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...