I REPERTI “OGHAM LIKE” DI BURRIAN

Di Valeria Putzu

Torniamo alla fusaiola con Ogham di Buckquoy, voi credete che sia l’unico oggetto con iscrizioni Ogham trovato in un edificio del bronzo/ferro del nord dell’Inghilterra? Manco per sogno ce ne sono diversi, ma l’archeologia ufficiale preferisce ignorare il tema o datare gli oggetti a un’epoca successiva. Vi parlerò oggi di alcuni oggetti con resti di incisioni lineari trovati in un altro sito scozzese, il broch di Burrian. Si tratta di un broch, datato tra il I sec. a.C e il I sec. d.C. in seguito riutilizzato come wheelhouse e qui la prima incongruenza: le wheelhouses sono datate tra il II sec. a.C. e il I d.C. cioè in pratica gli abitanti di Burrian si sono presi la briga di costruire un broch per farlo crollare appena costruito ed erigerci dentro una wheelhouse. Il broch ha all’interno un pozzo sacro e al lato una tomba ipogea, anche questa riutilizzata (vi è stata realizzata all’interno una sepoltura a cista, poi usata anche come deposito di cenere per la conservazione di alimenti). Molto vicino ci sono anche resti dell’età del bronzo, come il menhir forato della figura 7. Lo scavo del broch è stato effettuato nel 1870-71 dal proprietario dell’isola Dr. William Traill of Woodwick, ma nonostante l’antichità dello scavo e la non professionalità degli scavatori, sono stati pubblicati interessanti diari di scavo con la localizzazione dei principali oggetti rinvenuti. Apprendiamo da questo resoconto che al di sopra del pavimento originario del broch e sopra il pozzo (parti più antiche sopravvissute del calpestio originario) erano stati trovati uno-due piedi di immondezza sopra la quale era stato realizzato il nuovo pavimento e le partizioni della wheelhuose), quindi questo secondo pavimento della wheelhouse costituisce un chiaro riferimento stratigrafico, almeno per separare la prima fase di occupazione dalle altre. Il nuovo pavimento e le suddivisioni della wheelhouse sono oggi scomparse in seguito allo scavo archeologico, ma abbiamo un rilievo dello stato di fatto prima dello scavo. All’interno del broch sono stati rinvenuti molti reperti, tra i quali evidenzio i “pin” specie di spilloni d’osso o bronzo per tenere insieme i vestiti e le fusaiole e pesi da telaio.
Tra gli spilloni ce ne sono due nella pubblicazione con il catalogo dei reperti rinvenuti al Broch di Burrian con incisioni molto interessanti, ma purtroppo poco comprensibili: si tratta dei classici disegni fatti più per dare un’idea, che per riflettere fedelmente l’oggetto (foto 5). Ho trovato uno dei due spilloni, quello catalogato come 110, raffigurato in un altro studio, con maggiore dettaglio (si capisce che ci troviamo davanti a un’iscrizione), ma anche in questo caso il disegno é totalmente inattendibile per tentare una traduzione dell’iscrizione (foto 5).
Purtroppo gli stessi difetti di rappresentazione si ritrovano anche nell’analisi delle fusaiole, insieme a alcune incongruenze: la fusaiola n. 252 viene definita “Ogham like”, cioè simile all’Ogham ma non Ogham, perché? Forse perché trovata nello strato inferiore, sicuramente anteriore al I sec. D.C? Molto probabilmente si cercava di bypassare con questa formula un impasse importante: un oggetto con iscrizioni Ogham rinvenuto in uno strato di epoca in cui questa scrittura non sarebbe dovuta esistere. Successivamente si é evitato il problema datando direttamente il reperto al IV-VIII sec. D.C. L’iscrizione sulla fusaiola è sicuramente Ogham, dato però lo stato molto rovinato della fusaiola reale di cui mi sono procurata l’immagine (foto 1) e la poca precisione dimostrata nella rappresentazione degli spilloni, non mi fido completamente della sua rappresentazione (foto 2) motivo per cui non azzardo una traduzione. La fusaiola n. 249 (foto 3) viene definita a decorazione radiale, ma guardando la raffigurazione dei segni radiali, soprattutto nella parte inferiore destra del disegno, viene il dubbio che si tratti di Ogham non compreso, soprattutto per il fatto che si dice che fusaiole con una decorazione simile si trovano spesso nei broch e dun della prima età del ferro. Quindi questo oggetto é probabilmente della prima fase dello scavo, ma si è scelto di ignorare la presenza dell’iscrizione.
Sicuramente questi reperti meriterebbero uno studio più approfondito, ma risulta più comodo ignorarli per mantenere alcune false sicurezze date per acquisite.
Vi ho fatto vedere questi reperti per conoscenza, purtroppo qui come nell’articolo di Buckquoy non c’è nessuna sicurezza sulla datazione di queste epigrafi. Nel prossimo articolo però vi farò vedere un altra iscrizione Ogham, datata con sicurezza e abbastanza sorprendente.

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