LE DEE MADRI IN TRONO

Di Valeria Putzu

Un tema molto intrigante analizzando le rocce antropomorfe, è il ripetersi dei temi tra cultura diverse, con localizzazioni molto lontane. Queste rocce sono erroneamente ritenute da alcuni opera naturale e casuale dell’erosione, vorrei però che mi venisse spiegato come l’erosione sia in grado di ricavare forme così particolari e oltretutto che si ripetono in contesti geografici molto lontani tra di loro, ma casualmente tutti accomunati dalla cultura megalitica.
I temi sembrano ripetere temi ricorrenti : il guardiano, il leone, l’aquila, il toro, il serpente, che si ripetono con scarse variazioni in varie località spesso vicino a siti megalitici.

Uno di questi temi ricorrenti é quello delle dee madri in trono, di cui ho trovato vari esempi in località come Catalogna (Spagna), Sardegna, Lazio, Marocco, Ucraina. Alcuni tendono ad accomunare sotto il titolo di dea madre tutte le divinità preistoriche di sesso femminile come se fossero un’unica dea. In realtà c’erano quattro diverse divinità femminili, non tutte dee madri:

  • Una divinità legata alla luna, vergine, protettrice dell’infanzia, il cui animale totemico era il cervo
  • Una divinità legata alla primavera e alla fertilità, il cui animale totemico era la vacca sacra o il toro
  • Una divinità protettrice della famiglia e della medicina, legata al culto delle acque, il cui animale totemico era il serpente.
  •  Una divinità agricola legata al raccolto, a volte rappresentata come una figura alata.

La dea madre in trono, a volte rappresentata mentre allatta un infante è ovviamente la terza.Reminiscenze mitologiche di questa divinità si trovano anche nella mitologia greca: alcuni miti antichissimi raccontano come la Via Lattea sarebbe nata in seguito a un forte morso dato dal neonato Ercole alla regina degli dei Hera, ma non si capisce perché la dea avrebbe dovuto prestarsi ad allattare il neonato mortale che tanto odiava, frutto di un tradimento del suo consorte. Ancora meno si capisce perché al neonato in questione è stato dato un nome che contiene all’interno quello della dea che tanto lo odiava (Hera – Herakles), mentre ha più senso intendendo che questi dei erano una derivazione di divinità molto più antiche, che nella versione originale erano madre e figlio. Tutto questo indica come in tempi antichissimi queste divinità erano diffuse in tutto l’ambito mediterraneo, come testimoniano le rappresentazioni di queste statue giganti.

Le foto rappresentate sono nell’ordine:

  1. Dea Madre di Alatri, foto di Fabio Garuti
  2. Dea madre di Villasimius, sotto uno dei nuraghi di Cuccureddus, Foto di Valeria Putzu
  3. Dea madre di Sant Carles de la Rapita (spiacente non ricordo di chi era questa foto)
  4. Dea Madre del Montsant (reina Moreneta), foto di Gerhard Llenas
  5. Dea Madre di Inaalla Ait-Chiker, Nador, Marocco, foto di Pablo Milanidoff
  6. Dea Madre di Dovbush Rocks, Ucraina (foto presa da internet) Ho avuto parecchi dubbi se inserire o meno quest’ultima foto perché si nota meno il trono, per quanto i sei denotino senza ombra di dubbio che si tratta di questa tipologia di dea madre.
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