ANTICO ALFABETO SARDO, ISTRUZIONI PER L’USO

Di Fabio Garuti

Iniziamo oggi ad analizzare qualche reperto ancora oggi consultabile relativamente all’Antico Alfabeto Sardo, fiore all’occhiello della Antica Civiltà Sarda. Saranno molti gli articoli in proposito, per cui sono doverose alcune precisazioni introduttive;

  1. qualche buontempone, si fa per dire, ha parlato di “quattro graffi su pietre” che non testimonierebbero tale forma alfabetica innovativa e straordinaria. Peccato per lui che i “graffi” siano migliaia, e non solo su pietre ma anche su bronzo, ed addirittura ripetuti, ossia, come vedremo oggi, reperiti più volte ed in luoghi differenti della Sardegna. Continuare a negare ridicolizza solo chi profferisca, con ben poca onestà intellettuale, fesserie del genere.
  2. lo studio di una lingua, antica o moderna che sia, si divide in tre o anche quattro fasi, volendo considerare anche grammatica e sintassi: grafica (raffigurazione e simboli), sintassi appunto (la composizione del periodare), fonetica (la pronuncia) ed etimologia (origine delle parole): questo in estrema sintesi. Ora, etimologia e sintassi consentono certamente di stabilire interconnessioni con altre lingue, ma non consentono mai (ripeto, MAI) di stabilire cronologie affidabili (chi venga prima di chi); solo grafica e fonetica lo consentono, sebbene qualche linguista poco esperto e certamente poco conoscitore di lingue sia antiche che moderne asserisca il contrario. Ovviamente tale comparazione, soprattutto fonetica, presuppone la conoscenza delle lingue non solo tramite codifiche internazionali, bensì per conoscenza e studio diretti, mi sembra evidente. Un po’ come accade quando si citano bibliografie che includano testi stranieri, e che un professionista che voglia definirsi tale dovrebbe sempre saper leggere e tradurre dalla lingua originale e non tramite traduzioni, per quanto valide; è una regola quasi elementare per chi voglia essere certo di non incorrere in errore con Lettrici e Lettori.
  3. La Lingua Sarda parlata ha subito molti cambiamenti, nel corso dei millenni, e da qui sono nati vari fraintendimenti sulle cronologie. Comparata al Sumero, al Latino, al Greco e via discorrendo, è sempre stata considerata una lingua “derivata” da queste, e non si è mai provato neppure a supporre che fosse stato proprio il Sardo scritto e parlato ad ispirare tutte le altre Lingue. Questo perché non si era mai guardato ad Occidente ed al Nord Europa (soprattutto alle quattro lingue Gaeliche, al Germanico, al Tedesco ed all’Inglese), perché non si era mai fatta una comparazione grafica, e soprattutto perché non si era mai considerata la cronologia fonetica, ossia la pronuncia delle parole nella propria evoluzione. Vedrete come alcune parole in Sumero, ad esempio, derivino da vere e proprie frasi in Sardo (e Gaelico), ed è evidente che sia stato il sostantivo a derivare da una frase pronunciata e non viceversa.

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Tra i tanti reperti archeologici Sardi, ce ne sono alcuni ancora poco analizzati soprattutto per quanto riguarda evidenti ed importanti correlazioni tra Territorio Sardo ed altre realtà, addirittura extra-Mediterranee, in tempi assai antichi. Analizzare ciò che la Sardegna offre è indubbiamente esercizio meritorio, ma non confrontare tutto ciò con altri Territori, non solo Mediterranei ovviamente, a cui sempre più è possibile fare riferimento a proposito ed a vanto della Antica Civiltà Sarda costituisce una vera e propria auto-limitazione, ovviamente da superare. Si ha talvolta la fastidiosissima sensazione che taluni accostamenti tra Sardegna e realtà territoriali anche, o soprattutto Atlantiche, vengano scarsamente presi in considerazione, anche solo come spunto di ricerca, giusto per non dover ammettere che sia esistita, appunto, una Antica Civiltà Sarda, termine ancora duro da digerire per qualcuno. Diventa quindi doveroso affrontare a fondo tali argomentazioni; a parte le affinità con il Nord della Scozia e con la Penisola Iberica, di cui spesso parliamo, ed a parte l’argomento della Alfabetica Sarda che inizia a farsi interessante ed intrigante, ci sono, tra altri reperti, le cosiddette Pintadère, oggetti di forma circolare, mediamente una decina di centimetri di diametro, spesso in terracotta, reperite nell’Isola Sarda non in grandissima quantità, quasi sempre nei pressi di Nuraghi, ed arrecanti motivi definiti ufficialmente, geometrici. Che tra i citati motivi geometrici ci siano soprattutto i Cerchi Concentrici è cosa che ci fa parecchio piacere, e vedremo il perché. Tali interessanti reperti restano sostanzialmente un mistero, soprattutto per quanto attenga al relativo utilizzo : stampo per il pane, per i tessuti o per il corpo, ad uso tatuaggio, per intenderci, queste le versioni, sempre a livello ufficiale, più gettonate.

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