OGHAM: L’ALFABETICA DI OLTRE 5.000 ANNI FA: DATAZIONI E COLLEGAMENTI TRA LA ANTICA CIVILTA’ SARDA ED IL MEGALITISMO POLIGONALE (PRE-ROMANO) AD ALATRI – (FR – ITALIA)

Di Fabio Garuti

Care Lettrici e cari Lettori, rieccomi finalmente, seppure a “scartamento ridotto”, (termine ferroviario indicante un utilizzo parziale di una utenza, ma ben calzante in questo caso, data la quasi impossibilità di avere un collegamento decente in modalità”mobile” con Facebook…), grazie ai buoni auspici di Amici e Conoscenti mossi a compassione. Riuscirò in tale maniera ad avere almeno uno scambio di vedute a giorni alterni con Voi, ed è già qualcosa, credetemi. Per cui commentate, criticate, chiedete, ciò che volete. Risponderò ben volentieri a Tutte ed a Tutti voi, come sempre.
Ordunque, Alfabeto Ogham. Ne abbiamo già parlato, più volte, ed abbiamo dimostrato come su pietre e bronzi, soprattutto in Sardegna, sia possibile ancora oggi non solo interpretare tale antichissima forma di scrittura, ma addirittura trovarne un validissimo riscontro nelle attuali Lingue Sarda e Gaelica, tanto per confermare ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, i contatti tra Isola Sarda e Nord della Scozia, senza dimenticare la Penisola Iberica, non solo tappa intermedia tra questi due Territori, ma anche punto di vero e proprio riferimento per chi affrontasse le perigliose rotte Mediterraneo – Atlantiche.
Affrontiamo oggi un aspetto importante della “Questione Ogham”, importante soprattutto per dissipare ogni dubbio in merito alle datazioni relative a questa forma di Scrittura. Operazione non fine a se stessa, dal momento che ci permette, anche, di porre alcuni punti fermi in merito alla datazione di taluni siti che, in presenza della Scrittura Ogham appunto, riveleranno finalmente una cronologia da cui poter partire in modo concreto. Prima di proseguire desidero ringraziare pubblicamente Ornello Tofani, grande esperto e conoscitore dello straordinario sito cosiddetto “Megalitico” (una semplificazione da dover rivedere ed approfondire in quanto riduttiva al massimo) di Alatri, in Provincia di Frosinone, immerso nella splendida cornice Ciociara. Continua a leggere

ARCHEOLOGIA SARDA: L’ETIMOLOGIA DELLA PAROLA NURAGHE

di Fabio Garuti

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Affrontiamo oggi un argomento di quelli parecchio dibattuti, non ancora risolti, e su cui è opportuno confrontarsi apportando nuovi tasselli di ricerca e parametri di discussione. Nessuna Verità assoluta e preconcetta, ci mancherebbe, ma, data una sostanziale incertezza sull’origine di un nome molto comune e famoso, è opportuno e doveroso cercare altre e nuove soluzioni.
Fino ad oggi la denominazione NURAGHE/NURAGHI, straordinario edificio tipico della Sardegna, è stata fatta risalire a termini provenienti dal Mediterraneo Orientale (NUR-Fuoco ed anche AK-divinità Orientale) o ad un non meglio definito, e quindi molto vago, prefisso NUR derivante dal pre-Latino o dal Proto-Sardo. Nulla di definitivo e quindi da dover dimostrare per intero. Diventa quindi necessario provare a percorrere anche altre strade, con maggiori agganci e riscontri sul Territorio, almeno come spunto di riflessione e di ricerca. Soprattutto è opportuno, visti gli agganci con il Nord della Scozia, provare a cercare anche in quella direzione. Precludersi un percorso di ricerca è sempre dannoso.

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ANTICO ALFABETO SARDO SU PIETRA – ESEMPI DI SCRITTURA

Di Fabio Garuti

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Evidenziaziòne dei simboli da parte di Valeria Putzu

Colgo l’occasione datami dalla splendida immagine inviatami dal sempre puntuale Pino Fiore, che ringrazio, e relativa ad una pietra, basaltica, situata nei pressi dello splendido Nuraghe Lugherras. Ne abbiamo discusso,ed ho reputato opportuno scrivere un breve articolo affinché possiate avere un esempio “dal vivo” sulla Scrittura Sarda Antica su pietra. Ne seguiranno tanti altri. Allego i commenti per Vostra opportuna conoscenza.

Alla prossima, Ciao


Fabio Garuti : Ringrazio Pino Fiore, per la magnifica immagine pubblicata. Nuraghe Lugherras, ed incisioni molto interessanti.Ovviamente lineari. Considerando la Scrittura Sarda Antica, e constatando quante testimonianze se ne trovino ancora oggi, dopo millenni, sull’Isola ( mi arrivano immagini splendide in continuazione ), direi che in Sardegna, oltre ad un Museo, è possibile visitare anche una Biblioteca a cielo aperto. magnifico . Caro Pino Fiore, giusto per completezza di informazione, ti dico che si tratta di un reperto molto chiaro. lettere ben distinguibili, traducibili nel nostro vocabolario ( grazie alla interpretazione tratta dal Libro di Ballymote – medievale ) in A-M-A-O-A-G (K). In Ogham la lettera K come la intendiamo noi,ossia con un suono molto duro, non esiste, ed è rappresentata da una nostra G con suono duro ( GATTO o GANCIO ,per fare un esempio e non GIUSTO o GIALLO ). Il significato ( dall’incrocio Sardo-Gaelico ? ) : TROVATA ( o ECCO QUI ) la QUERCIA……. Il Gruppo triletterale A-M-A è frequentissimo nelle iscrizioni effettuate su pietra, ed indicava certamente un riferimento. Prova ne sia che in Sardo attuale questo termine ha una doppia ( almeno doppia ) valenza : AMA come trovato, o come branco, gruppo di animali. Chiaro il riferimento proprio a questo tipo di iscrizioni. In pratica una sorta di indicazione pubblica. Sistema geniale, e la prova è costituita dal fatto che ancora oggi tali iscrizioni, nonostante i licheni ed il tempo trascorso,ossia millenni, sono ancora chiarissime. Altro che cartellonistica…..

Pino Fiore : Grazie Fabio, in questo caso l’ottimo stato di conservazione è dovuto anche alla roccia basaltica che per la sua composizione resiste più di altre all’azione erosiva degli agenti atmosferici.

Fabio Garuti Grazie Pino. Spiegazione molto importante sia per me che per Lettrici e Lettori. te ne ringrazio.

Fabio Garuti : Ricordo, quando studiavo in Germania, che il mio prof. di Linguistica ( un mostro della materia, ed altrettanto umile…….alla faccia di certi docenti che……vabbé lasciamo perdere ) mi disse, proprio a proposito dell’origine della parola OAK – Quercia, che l’origine di questo termine era incredibilmente complessa, data l’unione di due vocali ad inizio parola. Ci ho messo più di 30 anni ma l’ho risolta caro professore. Peccato non poterglielo comunicare. Un Bacio, ovunque Lei sia……..

ANTICO ALFABETO SARDO – ANALISI DEI SIMBOLI

Di Fabio Garuti

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Continuando nella nostra disamina sull’Antico Alfabeto Sardo, e dopo aver dimostrato come esistano raffigurazioni ben traducibili dall’Ogham alla nostra attuale Lingua (vedi articoli precedenti) , così da aver stabilito alcuni primi punti fermi, iniziamo oggi la disamina dei singoli simboli. Argomento anche in questo caso complesso, ma basilare, al fine di proseguire sulla nostra strada di ricerca. Essa ormai comincia a dividersi in tanti “filoni”, come è ovvio che sia, dato che un Alfabeto, ove reale ed usato, ha tante e tante sfaccettature che, una volta identificate, ne semplificano la comprensione. Più è semplice e lineare l’interpretazione di una forma alfabetica, meno la sua comprensione necessita quindi di “interpretazioni” personali, più si è vicini alla classica quadratura del cerchio. Laddove si debbano elaborare forme interpretative personali o personalistiche, l’oggettività perde giocoforza molta della propria forza, con conseguente perdita di credibilità di una analisi. Ma questo lo sapete bene.
Noto, in questi giorni, una accesa discussione, ovviamente a livello mediatico, su tanti aspetti della Alfabetica Sarda, da parte di Lettrici e Lettori, e questo mi fa molto piacere. Noto anche una partecipazione intensa, un voler ricercare siti e testimonianze sul Territorio (di cui spesso mi date ben gradite notizie correlate da immagini) davvero stimolante. Grazie di cuore. Continua a leggere

LE NAVI DEI SARDI E DEGLI SCOZZESI

Di Fabio Garuti

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Abbiamo dimostrato, nel corso delle ultime settimane, che i rapporti tra Antica Civiltà Sarda e Nord della Scozia sono stati intensi, profondi e socio-culturalmente rilevanti, fino a quando , in Scozia, l’avvento dei Celti ( dopo il 2.500 avanti Cristo ) ha causato la fine di tale interessante interscambio, date le notevoli differenze socio – culturali tra tali nuovi Popoli, ( appunto Celtici e di origine Indo – Europea ), ed i Popoli già presenti sul territorio Europeo e di origine prettamente ” Occidentale ” quali Pitti , Britanni, Bretoni, Liguri ed appunto Sardi.  Continua a leggere

SARDEGNA, MARINERIA ANTICHISSIMA, ETA’ DEL BRONZO – CROCEVIA DI METODOLOGIE ARCHEOLOGICHE

Di Fabio Garuti

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Che qualcosa stia cambiando nella ” percezione collettiva ” di materie quali Storia ed Archeologia mondiali è un fatto evidente , e le discussioni che si svolgono, mediante Internet, a livello Nazionale ed Internazionale ne sono riscontro. Molto probante in tal senso,per quanto attenga al nostro Paese, soprattutto il dibattito relativo a Storia ed Archeologia della Sardegna.
Il motivo del contendere è semplice : da un lato il Mondo Accademico, con le proprie regole, dall’altro la Ricerca Indipendente, con regole parzialmente differenti, ed infine Mondo di Appassionate ed Appassionati che seguono con estremo interesse l’evolversi del tutto, come è giusto che sia, fornendo un apporto incalcolabile in termini di immagini, resoconti, testimonianze ed anche commenti.
Inutile girare intorno alla questione , che è semplicissima. Il Mondo Accademico parte da un presupposto irrinunciabile, ed anche, per certi versi, comprensibile , ma certamente ” accademico” e non ” scientifico ” : ove non ci sia una prova, un reperto, un documento scritto o magari una testimonianza di uno Storico della Antichità, la questione non si pone. Nessuna questione si pone mai. Non si inizia neanche a parlarne e, cosa molto importante, tutto ciò che potesse derivare da una ” partenza ” senza prove non ha nè alcun senso nè alcuna valenza. In pratica se manca la strada, non esistono, non possono esistere, non devono esistere, nè automobili, nè caselli per il pedaggio e nè piazzole di sosta, tanto per capirci. Anche se vengono scoperti. Niente, non esistono, vanno ignorati. E’ un puro sogno. Ignorateli. Vi state sbagliando.
La Ricerca Indipendente,invece, parte anche e comunque dalla mancanza della classica prova , magari grazie ad un procedimento logico o mediante incroci inter o multi-disciplinari che il Mondo Accademico ancora non riconosce, e prosegue, trovando poi, magari, riscontri ben difficili da negare.
In pratica, se la base di partenza della ricerca la chiamassimo 1 e le varie successive conseguenze 2-3-4-5, avremmo che il Mondo Accademico,ove il numero 1 non sia una prova tangibile, negherà come ” non esistente ” non solo detto numero 1 di partenza, ma anche i successivi numeri 2-3-4-5 da esso derivanti in partenza e ad esso susseguenti e conseguenti.
La Ricerca Indipendente,pur in mancanza di una partenza ” provata ” , accetterà, solo davanti alle evidenze chiaramente, i numeri 2-3-4-5, partendo, per quanto attenga a quello che abbiamo definito il numero 1, da motivazioni logiche evidenti o da incroci inter-disciplinari.
Conseguenze delle due differenti posizioni : per il Mondo Accademico la cosa termina immediatamente : in Sardegna ( per dirne una ) non sono state trovate navi antichissime ? I Sardi non navigavano. Punto.Ogni susseguente riscontro possibile e magari anche palesemente evidente, verrà negato in base alla partenza non provata. ” Ufficialmente ” la Sardegna si doterà di una propria Marineria solo nell’ Ottavo secolo avanti Cristo, grazie all’arrivo dei Fenici ( non si è ancora ben capito se in veste di colonizzatori, commercianti, o emigranti, una sorta di mistero nel mistero), non riuscendo, evidentemente, a costruire uno straccio di nave per millenni, pur essendo una Civiltà Isolana. (No Comment).
Per la Ricerca Indipendente è logico che in un’Isola si sapesse navigare, ( e vorrei vedere ), per cui si supera la mancanza di prova iniziale e si prosegue, trovando poi riscontri ( ormai alquanto evidenti ) che i Sardi navigassero ben prima dell’arrivo dei Fenici. Ma molto prima dell’800 avanti Cristo, per cui non hanno atteso nessuno, ma sono andati loro in giro per Mediterraneo e non solo ( Scozia e quant’altro ). Che dire dell’età del Bronzo ? Altro mistero : non essendo dotati di navi, ufficialmente i Sardi hanno conosciuto tale lega di stagno e rame solo nel 1.800 avanti Cristo, ( non è chiaro ad opera di chi, che evidentemente ha depositato il brevetto e poi è scappato via affinché non gli venissero copiate le navi che, sempre i Sardi, dovranno conoscere solo 1.000 anni dopo grazie ai Fenici. No Comment) . In pratica conosceranno il bronzo solo ben 1.500 anni dopo gli abitanti delle Terre che si affacciano sul Mar Egeo,in Grecia, ( No Comment ) e parecchi secoli dopo Egizi, Mitteleuropei e Britanni. Insomma , sono stati gli ultimi, ma di parecchi secoli. Poi devono aver imparato all’istante, date le meraviglie bronzee che ci hanno lasciato. Altro mistero che nei prossimi giorni affronteremo in dettaglio. Certo che,passatemi almeno questa battuta di spirito, se qualcuno avesse deciso di fare la traversata a nuoto,avrebbe coperto i 7/800 chilometri occorrenti in meno di quindici secoli.
Qual’ è il punto chiave della questione ? Che l’Accademia parte da un dato, vero certamente, ma vero solo al 50 per cento, non al 100 per cento. Che le navi non si siano ancora trovate, non significa affatto che non ci siano state, non Vi sembra ? Per cui si tratta di una verità parziale, che l’Accademia ha elevato , ed eleva per decisione propria e non per una reale contingenza, a verità assoluta. Ma non è così, non è affatto così. Tutto ciò che negherà in seguito, deriva da quel 50 per cento di possibilità reale che ha scelto di non considerare. Una sua scelta, accademica si badi bene, non scientifica, ma che comporterà negazioni assolute su fatti ben riscontrabili, e derivanti da quel 50 per cento di possibilità che non era stato volutamente considerato possibile, ma che possibile è. Anzi, logicamente,possibilissimo. Ragionamento apparentemente astruso ma spero lineare nel merito.
Ovvio che Appassionate ed Appassionati, di fronte ad evidenze successive chiarissime ( i punti 2-3-4-5 di cui sopra ) comincino a spazientirsi, ed hanno certamente ragione.
Inoltre, trascurando per scelta precisa, quel 50 per cento di possibilità che ” le navi ci fossero “, l’ Accademia azzera di fatto l’importanza della logica, e qui fa un errore clamoroso. Clamoroso perchè, molto spesso,essa stessa ha comunque bisogno del procedimento logico. Esautorarne la portata, significa delegittimare anche se stessa. Proprio la ” Metodologia Comparativa ” tanto usata dall’Accademia, ha un fondamento logico evidente : due vasi simili, anche apparentemente uguali, non hanno il medesimo marchio di fabbrica. La logica suggerisce che siano uguali. Solo la logica.
E’ auspicabile che in futuro anche il Mondo Accademico, che eleva la mancanza di una prova da un 50 per cento di possibilità ad un personalissimo 100 per cento di validità, consideri altri punti di partenza, essi sì logici o dettati da discipline comunque interessanti, al fine di valutare i punti di arrivo, sempre e solo ove ben dimostrati. Lì sì, esplichi il proprio lavoro, soppesi, verifichi, valuti ed analizzi. Ma i punti di arrivo, e non solo il punto di partenza, bocciando e rifiutando a priori ogni possibile risultato,o rifiutandosi addirittura di prenderlo nella sia pur minima considerazione..
Da una partenza ” accademica ” , valida solo al 50 per cento, non si può evitare di analizzare ciò che il restante 50 per cento di possibilità ( logica ) ha prodotto, trovando poi fior di riscontri e di controprove. Il rischio che l’Accademia si limiti ad una mera, per quanto eccellente ed approfondita, attività di scavo, scoperta e riscontro piuttosto che di ricerca è sempre più alto, dati i tempi e le discipline innovative. Senza considerare una sparuta minoranza di “accademici” che, a fronte di una quasi totalità di Studiosi meritori, cerca con ogni mezzo di mantenere uno ” stallo ” perenne. Con ogni mezzo, per quanto squallido e auto-degradante.
Negare che i Sardi viaggiassero per mare , data la mancanza di navi appunto,è vero al 50 per cento. Se si lavora , solo come punto di partenza, mai di arrivo, sul fatto che invece abbiano viaggiato eccome, e si trovano riscontri e quant’altro, perchè rifiutarsi di valutare il tutto ? Nessuno chiede di accettare aprioristicamente detti risultati, ma almeno di osservarli ,senza bollarli immediatamente ed automaticamente , oltre che acriticamente, di ” inesistenza “, girandosi a volte addirittura ” dall’altra parte”; questo sì.
Ed è del pari inutile gridare perennemente al ” complotto denigratorio contro gli Archeologi che si ammazzano di lavoro,eccetera”. Ma chi lo ha mai messo in dubbio ? Si parla di metodo, non di capacità e serietà professionale specifici ( ove ci siano, come per tutte le categorie di lavoratori del Pianeta ).
Altrimenti,a lungo andare, chi delegittimerà sempre più chi ? La Verità Storica non fa sconti a nessuno. Mai.

ARCHEOLOGIA LINGUISTICA – RESOCONTI DAL PASSATO

Di Fabio Garuti

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Lo studio delle Lingue antiche, antichissime ed addirittura estinte, soffre al giorno d’oggi,a mio avviso, di una sorta di ” isolamento ” da altre discipline, francamente incomprensibile, soprattutto da parte della Storia e della Archeologia. Ne deriva che spesso i campi di ricerca procedano per proprio conto non senza una mancanza di informazioni che spesso non avrebbe ragion d’essere. Per la verità ciò si verifica soprattutto per quanto riguarda lo studio di periodi ” pre – Storici ” e forse la motivazione,per quanto non condivisibile a mio avviso, è chiarissima : mancanza di testi scritti, mancanza di reperti ed in genere mancanza di “testimonianze ” intese nel senso tradizionale. E’ un errore, ed anche considerevole, peraltro più evidente nel nostro Paese che non all’Estero. Le lingue antiche, addirittura estinte,lasciano sempre qualcosa dietro di sè, tramandano nomi,o parti di nomi,altrimenti inspiegabili ed anzi, proprio la loro integrazione con quelle successive e ben testimoniate, ne rivela la presenza e ne giustifica grande considerazione. Continua a leggere

NURAGHI – DUN – TOFET: PROVE ARCHEOLOGICHE A CONFRONTO

Di Fabio Garuti

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Dato che la Ricerca Indipendente viene bollata, da gran parte del Mondo Accademico, come “fantasiosa”, “priva di riscontri”, “inaffidabile”, fino ad arrivare a termini talvolta irripetibili (parliamo di evidente Negazionismo, ma non a copertura di qualche oscuro complotto, bensì semplicemente di posizioni acquisite e da non voler assolutamente mettere in discussione…), mi sembra logico, opportuno e doveroso fare un bel raffronto metodologico, con tanto di immagini e descrizioni, su due esempi concreti di “prova archeologica”. La posta in gioco, e lo sanno benissimo tutti, nessuno escluso, è molto più alta di quanto si creda e soprattutto di quanto si voglia talvolta far credere: la Credibilità, requisito fondamentale per ottenere l’attenzione, l’approvazione e l’incoraggiamento del Pubblico e capace, inoltre, di creare una “forchetta” sempre più ampia ed incolmabile tra i due modi di affrontare la Ricerca Storico-Archeologica.  Continua a leggere

I PITTI

Di Fabio Garuti

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Cominciamo ad analizzare i primi riscontri possibili susseguenti agli indizi che abbiamo potuto visionare. Per farlo è necessario iniziare a capire CHI abitava in questi territori ubicati nel Nord della Scozia. Di norma si crede che la Britannia sia sempre stata abitata dai famosi Celti, ma non è così. Esattamente come per i Broch ( torri che analizzeremo a fondo ) vi sono molte imprecisioni, con una bibliografia, soprattutto in lingua Italiana, carente in proposito. Ebbene, nel Nord della Scozia, ed in periodo “pre – Celtico” , spesso denominato in modo vago “proto – Celtico”, abitava il Popolo dei PITTI. Il termine è chiaramente Italianizzato, dato che di essi, fortunatamente, abbiamo qualche notizia precisa, sebbene riferentesi al periodo in cui ormai erano in procinto di confluire , per quanto attiene al Nord della Scozia, nel grande Mondo Celtico, appunto. la differenza tra Celti e Pitti va chiarita a fondo; per noi è basilare. Il poter analizzare indizi che colleghino Nord Insulare Scozzese e Sardegna sottende il chiarire di CHI stiamo parlando. Dunque, per quanto riguarda i Celti, di cui abbiamo notizie e tracce precise, sappiamo che non prediligevano luoghi circoscritti ed identificabili in modo preciso, non edificavano torri simili ai Nuraghi, non viaggiavano per mare, non prediligevano le Isole e non avevano ( attenzione !!! ) una società di tipo matriarcale. Questo aspetto lo analizzeremo in seguito: per adesso Vi basti prenderne atto. la Donna aveva un ruolo certamente paritario, ma non di supremazia. Presso i Pitti era tutto differente, e soprattutto nel senso che ci interessa : innanzitutto vediamo il nome. Pitti è una derivazione Latina ( da PICTUS, “dipinto” in ossequio al fatto che costoro, prima di andare in battaglia, si dipingevano il Corpo, appunto pittandolo ). Ma questa è una spiegazione dal nostro punto di vista, in quanto adottiamo il termine “pittarsi” proprio in tal senso, in base a quella definizione. Il Gaelico è molto più chiaro : PEICTA o PEICT’ od il Gallese PEITH o PITH, indicano chiaramente ” Colui che Combatte”. la cosa è talmente riconosciuta, che nelle antiche saghe vichinghe ( testimonianza raccolta in Islanda) si sconsigliava vivamente ai giovani vichinghi di recarsi in quei territori Scozzesi, data la proverbiale capacità marinara e guerriera dei Pitti. Non so se mi spiego….

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IL BUIO DELLA STORIA – FENICI E SARDI ANTICHI IN BRITANNIA

Di Fabio Garuti

Fenici, ossia non meglio identificata popolazione Medio-Orientale che utilizzava il colore Rosso-Porpora (altro non si sa di preciso), di cui stranamente si conoscono ben poche certezze a fronte di una super-valutazione storica decretata dalla archeologia ufficiale nostrana, che li ha sempre considerati dominatori-inventori-civilizzatori, eccetera, del Mediterraneo, all’inizio del Primo Millennio avanti Cristo. Mi ha molto colpito il fatto che, sempre stranamente, detta ufficialità abbia sempre glorificato ben poco la capacità marinara di detti Fenici, sebbene già nell’antichità se ne sia parlato, e ne esistano documentazioni certe. Sintomatica la vicenda dell’ammiraglio fenicio-cartaginese Imilcone che, verso la metà di detto primo millennio avanti Cristo, avrebbe “addirittura” doppiato le Colonne d’Ercole (Stretto di Gibilterra) e sarebbe arrivato, affrontando il pericoloso oceano Atlantico, in Britannia.
Ci riferisce il tutto proprio Plinio il Vecchio, (famoso Letterato Romano del primo secolo dopo Cristo)nella propria Naturalis Historia, a riprova del fatto che veleggiare in pieno Atlantico era considerata una impresa a dir poco sensazionale. Teniamo presente che siamo, appunto, a cavallo della metà del primo millennio avanti Cristo. Dove sorge ilproblema ? Sorge laddove, considerando i contatti ormai sempre più evidenti tra Sardegna e Scozia Settentrionale, già in età pre-Celtica, c’è una sorta di “buco storico” , di almeno un paio di migliaia di anni.

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