TECNOLOGIA ATOMICA NELLA PREISTORIA – LE PROVE

Di Fabio Garuti

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La nuova archeologia si muove ormai su parecchie direttrici di ricerca, e questo è un fatto innegabile. A parte l’argomento piramidi, su cui l’ortodossia ha trovato la propria Waterloo nella grande piana di Xian – Cina, c’è quello relativo alla “tecnologia dalla preistoria” che ormai tiene sempre più banco tra appassionate ed appassionati del settore. Tante le prove su cui l’ufficialità ovviamente tace : dalla mica (minerale estremamente friabile) lavorata in fogli non realizzabili senza complessi procedimenti tecnologici ed utilizzata come isolante termico nelle grandi piramidi , alle lampadine elettriche reinventate a fine Ottocento, dai ganci in metallo alla deviazione a doppio angolo retto del corso di un fiume, eccetera. Tutti argomenti di cui ci siamo occupati.
Ma c’è una ulteriore prova, di cui abbiamo parlato, e che ben volentieri rivisito al fine di fornire ulteriori aggiornamenti, come mi è stato richiesto da appassionate ed appassionati. Si tratta delle trasformazioni genetiche dei vegetali. Ora, posto che il mais, o granturco, nella forma, nell’aspetto e nelle caratteristiche scoperte dai Conquistadores Spagnoli nel 1.500 circa era già un vegetale assolutamente “incomprensibile” ( e questa è una prova ASSOLUTA di tecnologia antichissima , al pari di quella fornita dalla trasformazione della Mica) si comprende perché l’ortodossia archeologica taccia totalmente anche su questo argomento : non ha nulla da opporre. Vediamo brevemente perché : il mais da solo non può riprodursi. Ho già spiegato più volte il perché ( pesantezza dei semi, semi che non si staccano, foglie che li serrano in una sorta di morsa), e su queste argomentazioni ho ricevuto il conforto di parecchi professionisti del settore.
A questo punto la domanda : chi ha operato queste trasformazioni ? Quando lo ha fatto ? E soprattutto, come ha fatto ? Sembra incredibile, ma se ho potuto rispondere a questi quesiti è solo perché tale attività di modifica genetica è stata riutilizzata anche nel secolo scorso, dalla nostra tecnologia per la verità con risultati non proprio lusinghieri.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i devastanti effetti delle due bombe atomiche sganciate sul Giappone provocarono mutazioni genetiche immediate soprattutto nei vegetali. Si pensò bene, avendone finalmente compreso lo scopo, fino ad allora assolutamente ignoto, di ricreare ed utilizzare copie di antichissime strutture, fino ad allora-ripeto- assolutamente non comprese ma diventate appunto comprensibilissime dall’Agosto del 1945, e su cui ancora oggi grava (ovviamente) l’oblio assoluto : strutture a cerchi concentrici, con vari anelli di massimo alcuni metri di larghezza ciascuno, con un diametro totale variabile tra i cento ed i duecento metri, con uno spazio vuoto al centro, inutilizzabili, incomprensibili ed abbandonate da sempre. Gli stessi popoli che vivono, e vivevano, nei pressi di queste antichissime strutture non avevano, e non hanno, la più pallida idea della funzione che potessero avere. Dato importante : analisi effettuate su assai vetusti campioni di piante, hanno dato responsi importanti relativamente a mutazioni improvvise e subitanee , risalenti ad oltre 10.000 anni fa circa, che solo radiazioni nucleari possono causare agendo sulla struttura genetica dei vegetali medesimi. Che poi tali strutture circolari siano ancora oggi ben visibili proprio lungo la Linea delle Piramidi, è una ulteriore conferma al tutto. I siti ? Moray in Perù, Columa in Bolivia ( il nome l’ho dato personalmente, dato che il sito è sconosciuto ), alture del Golan in Medio Oriente, deserto del Gobi a Nord della Cina. La funzione dei campi ? Ve la spiego subito, tramite la testimonianza di un addetto : ” Nei Giardini Gamma ( “Giardino”, o “Garden” in Inglese, è un termine per lo meno eufemistico, dato che il termine “Gamma”, ad esso accostato, indica l’utilizzo di radiazioni nucleari ) viene inserito del materiale radioattivo in una sorta di palo o di asta, che, all’arrivo di coloro che lavorano nel campo circolare, viene abbassato sotto terra in una camera rivestita di piombo. Recinzioni ed allarmi indicano quando le radiazioni sono attive. Più i vegetali sono vicini al palo e più muoiono per le radiazioni. Quelli troppo lontani non ne risentono, e quindi solo quelli centrali subiscono modifiche. La forma circolare dei campi permette di sfruttare l’effetto radioattivo di mutazione genetica in modo sistematico”
Questa testimonianza non è di 10.000 anni fa, ma degli anni Settanta circa.
Il problema grave, e quindi il difetto, di questi “Giardini circolari Atomici” , fu riscontrato nelle modifiche troppo violente che tali vegetali subivano, e che i tecnici non riuscivano a controllare al meglio. L’unica forma di contenimento all’effetto radioattivo consisteva infatti nel semplice allontanamento dal centro di emissione del fascio radioattivo. Ovvio che anticamente conoscessero altre tecniche per modificare od indirizzare o contenere la forza delle radiazioni, senza basarsi solo sul semplice e mero allontanamento dalla fonte di emissione. Non si spiegherebbe, altrimenti, come abbiano potuto effettuare modifiche per noi ancora oggi assolutamente impensabili ed impossibili.
A detta di alcuni esperti, era come se, in questi campi circolari, il patrimonio genetico delle piante venisse preso a martellate. Chiaro che si sia trattato di una tecnologia non ben controllata dalla nostra ingegneria genetica, e che di conseguenza non ebbe il successo sperato. Di questi Giardini, o Campi Gamma, non si è praticamente mai parlato. Né di quelli antichi e né di quelli moderni. Oggi si parla di O.G.M. ( Organismi Geneticamente Modificati ), ma in questo caso natura e tipologia degli interventi sono completamente differenti e certamente molto più mirate.
Il perché del silenzio assoluto da parte dell’ufficialità è evidente e consueto. Bisognerebbe dimostrare chi abbia ideato i Campi moderni, e soprattutto bisognerebbe spiegare a cosa servissero i campi antichi ed antichissimi che oltretutto, guarda caso, hanno dimensioni identiche a quelli moderni. Tecniche nucleari 12/13.000 anni fa…Meglio far finta di nulla come al solito. Dimenticavo : sia i Campi circolari antichi che quelli moderni, sono suddivisi in quattro settori, grazie ad una grande X che divide il tutto. Sia quelli antichi che quelli moderni, tanto per essere ancora chiarissimi…
Non vorrei sembrare sarcastico, ma, a questo punto, sembra proprio di essere tornati a scuola, quando la Professoressa domandava soavemente “chi avesse copiato chi”……..

(tratto da : La Preistoria Atomica – Anguana Edizioni, Sossano – Vicenza)

I CERCHI CONCENTRICI – LE SPIRALI – I LABIRINTI

Di Fabio Garuti

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Altro argomento che non è mai stato trattato dalla Archeologia Ufficiale in maniera sistematica, ma sempre accomunando tra loro raffigurazioni, località, materiali e cronologie in una sorta di unico ed ampio calderone che facesse da contenitore ad una materia sostanzialmente inesplorata ed incompresa, è quello che riguarda la raffigurazione,a livello mondiale e dalla Antichità fino praticamente ai giorni nostri, di Cerchi Concentrici, Spirali e Labirinti.
Raffigurazioni su praticamente ogni tipologia di materiale, anche molto complesse, tra cui spiccano quelle effettuate sulla pietra, che hanno sfidato i millenni e sono giunte fino a noi, lasciandoci testimonianze più che preziose e , soprattutto ripeto, assai variegate.
Accomunare Cerchi, Spirali e Labirinti in una sorta di grande “minestrone iconografico – raffigurativo ” è un grave errore. Grave soprattutto perché le trasformazioni iconografiche non sono mai casuali, non sono frutto di capriccio personale o di soggettiva espressione di estro artistico, ma rispondono sempre a motivazioni importanti, e che tali raffigurazioni siano legate a questioni teistiche, appunto, è fuori di dubbio. Vediamone dunque genesi , sviluppo e trasformazioni.
Chiariamo innanzitutto che , per avere una tale diffusione a livello planetario e soprattutto per avere sfidato i millenni giungendo fino a noi, la raffigurazione di cerchi, spirali e labirinti ha una origine comune, non casuale, e non dovuta a fattori soggettivi o personalistici.
Chi ha iniziato, perchè ha iniziato, dove ha preso lo spunto per tale raffigurazione e , soprattutto, dove ha iniziato a raffigurare tutto ciò ? Ebbene, dopo aver visionato immagini da tutto il Mondo ( il fenomeno mi appassiona da diversi anni ), sono giunto alla conclusione ( verificata a lungo, come potete immaginare ) , che le raffigurazioni più antiche sono quelle effettuate su pietra dura, con una precisione millimetrica,senza alcuna sbavatura, e che, soprattutto, raffigurano i Cerchi Concentrici. Di tutto ciò abbiamo le prove assolute.
Incredibilmente più antiche sono le raffigurazioni,e più sono precise . Dove ? A Mamoiada, Sardegna, su un Men Hir – Stele unico nel proprio genere, magnifico, una vera rarità assoluta a livello Mondiale.
Questo reperto merita grandissima considerazione ( sapete che ne vado matto ) in quanto ci permette di risolvere definitivamente il mistero dei Cerchi Concentrici. Scoperto per puro caso, e probabilmente giunto fini a noi in quanto interrato e venuto alla luce solo grazie ad alcuni lavori pubblici, ( a quanto mi risulta ) , il Men Hir – Stele ha una datazione di almeno 5.500 anni fa,se non oltre ( stime ufficiali ) . Perchè è così importante ? Semplice : di Cerchi su pietra ne sono stati raffigurati in tutto il Mondo, ma che si avvicinino ( senza giungervi ) alla perfezione assoluta di quelli di Mamoiada ce ne sono solo in Scozia , ( Settentrionale ed Insulare ), in una Contea chiamata Moray, pronuncia Mùrray, di cui spesso abbiamo parlato a proposito dei Dun tanto simili ai Nuraghi, dei Pozzi Sacri, e di altro che collega in maniera inequivocabile i due Territori Nord Europeo e Mediterraneo.
Tale contea Scozzese, dicevo, è chiamata proprio nell’identico modo in cui viene chiamato il grande sito Peruviano, sulle Ande, in cui giganteschi Campi Circolari ( di cui abbiamo spesso discusso per quanto attiene ad utilizzi e caratteristiche ) sfidano i millenni. Dati i reperti e le similitudini tra Scozia e Sardegna , possiamo affermare a ragion veduta che “Moray” in Scozia equivale al “Moray” in Perù. Solo che in Centro America ci sono i Campi Circolari, mentre in Scozia ci sono le raffigurazioni su pietra proprio come in Sardegna. Chiaro il collegamento tra tali luoghi. Mi domanderete se anche in Sardegna ci siano tracce del nome Moray come in Scozia. Ci sono, ma ne riparleremo, in quanto l’argomento necessita di un articolo a parte. Ma, ripeto,ci sono, eccome.
Va inoltre sottolineato come in alcune “Domus de janas”, siano stati addirittura riprodotti perfettamente tali Campi Peruviani, incluso il restringimento del diametro dei cerchi stessi procedendo in profondità ; una raffigurazione precisissima, anch’ essa unica al Mondo. Ma ormai la Antica Civiltà Sarda ci ha abituato a delizie archeologiche del genere.
Ripetiamo : Sardegna e Nord della Scozia ” collegate ” ,oltre che da Nuraghi / Dun, Pozzi Sacri, Matriarcato, Strumenti Musicali, anche dai cerchi Concentrici, che comunque in Sardegna sono precisissimi, unici al Mondo. Ulteriore collegamento, come dimostrato, tra la Contea di Moray in Scozia ed il sito di Moray in Perù. Che, quindi, i Cerchi Concentrici raffigurino un qualcosa di divino,potente, antichissimo, è ormai chiaro.
Poi cosa accade ? Come sempre, una raffigurazione iconografica, di cui nel corso dei secoli e dei millenni si perda l’idea originaria, subisce svariate modifiche. Ebbene, proprio in Sardegna abbiamo la prova di questo cambiamento, appena impercettibile, ma chiarissimo.
Altro reperto straordinario, età del Bronzo, Vagoncino od Arca di Oschiri. Le ruote del vagoncino, pur apparentemente istoriate solo con cerchi Concentrici, partono in realtà al centro con un motivo a spirale che diventa poi una raffigurazione di Cerchi Concentrici anch’essa. Altro reperto unico al Mondo, che denota un cambiamento molto importante, legato certamente a nuove concezioni e / o sovrapposizioni simboliche, avvenute in età più tarda rispetto al Men Hir – Stele di Mamoiada od alle Domus de Janas. Non dimentichiamo che il motivo a spirale è completamente differente dai Cerchi Concentrici : nei secondi non c’è contatto tra i vari settori raffigurati, mentre nel primo certamente sì.
Quando poi, in età ancora più tarda, sono iniziate le raffigurazioni dei labirinti, come simbologia di un percorso, di un itinerario complesso, di una entrata e di una uscita, l’idea originaria dei Cerchi Concentrici non aveva più alcun significato.
Essendo però assai diffusa, era familiare e notissima. Ne è stata ripresa l’idea grafica, l’attenzione delle dimensioni e delle linee interne, la proporzione tra spazi , ma il significato, ripeto, era totalmente differente. Prova ne sia che alcuni labirinti vengono addirittura raffigurati su base quadrata e non tonda.
Particolarmente interessanti, in tal senso, due magnifiche raffigurazioni di labirinti realizzate in luoghi di Culto Cristiano. Una è quella della Chiesa di Chartres, nel Nord della Francia, e l’altra è quella che reca al centro proprio la figura del Cristo , ad Alatri, provincia di Frosinone, nel Chiostro di San Francesco. La particolarità delle due raffigurazioni consiste nel fatto che entrata ed uscita dal labirinto coincidono, quasi si tratti di un percorso dovuto,obbligato, ossia ( ad esempio ) il percorso della Fede. Tanti altri ,ovviamente, i significati riscontrabili in tali raffigurazioni,ma sempre senza più alcun aggancio con i Campi a Cerchi Concentrici. D’altronde si tratta di differenze di migliaia e migliaia di anni.
Una precisazione doverosa : i tanti significati che alle raffigurazioni di cerchi concentrici, spirali e labirinti possono essere collegati, non sono affatto errati, o fuorvianti, tutt’altro. Benché non si conoscesse più l’origine reale della raffigurazione, restava comunque e sempre l’idea di un qualcosa di antichissimo, potente, divinizzato e teistico.
Come potete quindi notare, significati completamente differenti tra loro; ciò che davvero ci interessa è l’aver potuto stabilire una cronologia, seppure ovviamente vaga, delle varie raffigurazioni, partendo da un dato certo : i Cerchi Concentrici raffigurati in Sardegna hanno una matrice identica a quella Scozzese : il ricordo plurimillenario dei Campi Circolari di Moray in Perù, come abbiamo dimostrato.
Davvero una Antica Civiltà quella Sarda. Tanto antica da avere ” visto ” e testimoniato , anzi, ” fotografato” contatti e nozioni fino ad oggi impensabili, da sempre persi nelle nebbie del Neolitico.
Le dobbiamo, tutti noi che ci appassioniamo alla Archeologia ed alla Storia, la ribalta e la considerazione che merita. Questione di Verità Storica, appunto.

( tratto da : Sardegna, pagine di Archeologia negata. Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma – Anguana Edizioni – Sossano – Vi )

MUTAZIONI BIO-GENETICHE

Di Fabio Garuti

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La vicenda dei Campi Gamma, di cui più volte abbiamo parlato, è un’altra di quelle ” questioni ” su ed in cui la archeologia ufficiale non si addentra e non si esprime, per lo meno ad oggi, e questo per un motivo evidente : si tratta di un vero e proprio campo minato per quanto attenga a quelle concezioni meramente ” neolitiche ” che ormai, e non solo per questa vicenda, diventano ogni giorno più difficili da sostenere. Il periodo cosiddetto neolitico mostra incongruenze in tutto il mondo, e tra esse proprio tutto ciò che concerne i Cerchi Concentrici; sia a livello di raffigurazioni post – tecnologiche soprattutto su pietra, sia a livello di grandi Campi costruiti per l’appunto in forma di giganteschi cerchi di diametro decrescente. Ne riparliamo oggi in quanto, dopo ricerche e riscontri, abbiamo potuto accertare che essi sono stati edificati non solo molti millenni fa, non solo anche negli anni Cinquanta, ma anche in questi anni, tanto da essere, almeno in un esemplare , ancora utilizzati certamente fino ad un anno fa circa. Ma procediamo con ordine: Continua a leggere

TEST ARCHEOLOGICI

Di Fabio Garuti

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Ci sono reperti archeologici realmente inspiegabili, sotto gli occhi di tutti, e che, duole dirlo, non sollevano in taluna ufficialità archeologica i dubbi e le perplessità che sarebbe più che lecito attendersi. Non è che si voglia fare dell’ironia, ci mancherebbe, ma i fatti sono fatti. I silenzi sono silenzi e le possibili spiegazioni sollevano, evidentemente, fin troppi interrogativi che restano ovviamente irrisolvibili ed irrisolti senza un deciso “cambio di rotta” nella Storia e nella Archeologia tradizionali, o meglio,ufficiali. Ma i reperti sono lì, sotto gli occhi di tutti (ripeto) ed il non parlarne non risolve nulla. Per cui ne discutiamo ben volentieri, ancora una volta, su gentile richiesta di Lettrici e di Lettori, che i dubbi se li pongono eccome.
Reperto : Men-Hir / Stele di Mamoiada, Sardegna. Magnifico, unico nel proprio genere. Scoperto per caso (era totalmente interrato) grazie ad alcuni lavori pubblici. Conosciutissimo, presenta una caratteristica incredibile, che merita molta attenzione e che, (è un fatto) viene presa in considerazione solo dalla ricerca indipendente, senza voler fare alcun distinguo polemico : vi sono raffigurati dei cerchi concentrici perfetti, intagliati nella pietra, senza la minima sbavatura, con proporzioni precisissime, tanto perfetti da essere unici al Mondo. Considerazioni doverose ( al di là del significato stesso dei cerchi che in questa sede non trattiamo, essendocene già occupati diverse volte indicando -vedi foto allegata- la straordinaria somiglianza con i Campi Circolari Peruviani di Moray) :
1)Il Men-hir in oggetto è datato , ufficialmente, al 3.000/3.500 avanti Cristo. Che oltre 5.000 anni fa si potesse realizzare qualcosa di tanto complesso suona già strano, tenendo presente che a livello ufficiale si ritiene ancora che in Sardegna, all’epoca ed anche oltre, vigesse una sorta di semi-nomadismo, un totale analfabetismo, una totale assenza di qualsivoglia forma di urbanizzazione stanziale o stabile, e , in definitiva, l’esistenza fosse ridotta ai bisogni primari ed essenziali: una sorta di semi-cavernicoli o giù di lì. Incongruenza straordinaria, il pensare che qualcuno, di norma dedito esclusivamente a sopravvivere, si mettesse a disegnare ed intagliare su pietra, con tanta perfezione, alcuni cerchi concentrici, senza la minima sbavatura. Un semi-nomadismo ad alta precisione, oserei dire, ironia, (dovuta), a parte.
2)Volevo farmi fare una copia in pietra, in scala ridotta, del magnifico reperto, ad uso scrivania (lo amo molto). Recatomi da un professionista del settore, chiedo di fare una copia del tutto, ovviamente a mano, e senza utensili elettrici. Costui afferma che è letteralmente impossibile creare qualcosa del genere, con tanta precisione, con una profondità costante , senza la minima sbavatura nei bordi dei cerchi, operando senza una smerigliatrice elettrica. Si può tracciare il disegno base, indubbiamente, ma è impossibile scavare a mano i “solchi” ottenendo un risultato simile, e, cosa fondamentale, con una profondità dei solchi stessi sempre identica e millimetricamente perfetta. E’ impossibile, con martello e scalpello, seguire una traccia circolare tanto precisa, ed addirittura sempre del medesimo spessore, appunto.
3) Mi chiede di cosa si tratti, e gli parlo di un reperto di oltre 5.000 anni fa, in Sardegna. Eseguito a mano, almeno ufficialmente, da Gente semi-nomade ed analfabeta. Persona educata, mi ha cortesemente invitato ad andare da qualche altra parte a raccontare queste amenità.
Ecco, riflessioni molto semplici. A mano libera non è realizzabile tutto ciò. Chiedersi come il tutto sia stato realizzato, (cercando di escludere l’argomento smerigliatrice elettrica per non andare ancora oltre), è per lo meno doveroso. Ma, tecnica e strumentazione a parte, il discorso è anche un altro: bisogna davvero piantarla con questa Storia del semi–nomadismo Sardo fino al “salvifico e civilizzatore” arrivo di qualcun altro. Solo una Civiltà progredita socialmente e tecnicamente è in grado di realizzare manufatti del genere. Chi contesti o continui ad avversare l’idea di una Antica Civiltà Sarda, ha un mezzo formidabile per controbattere e portare le proprie ragioni: prenda una pietra, uno scalpello ed un martello, e realizzi qualcosa del genere. Un po’ come quando, a proposito delle Piramidi di Giza, si chiede di replicare, a mano, con “strumentazione” e soprattutto mediante funi naturali dell’epoca, il sollevamento di blocchi di pietra pesanti decine di tonnellate a decine di metri di altezza.
Strano che nessuno ci abbia mai pensato. Sarebbero tutte dimostrazioni, o meglio test, esemplari e decisivi. Semplice, non Vi pare ? Sì certo, solo che non lo si fa.

(Tratto da : Sardegna, pagine di Archeologia negata. Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma – Anguana Edizioni – Sossano – VI )

LOGICA BIOLOGICO-ARCHEOLOGICA – PARTE I

Di Fabio Garuti

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Mi è stato chiesto di riprendere l’argomento relativo alle trasformazioni biogenetiche che, in tempi molto remoti, hanno interessato diversi vegetali, soprattutto in Centro-America, ed in particolare per quanto attiene al MAIS, od anche Granturco. Le caratteristiche di tale diffusissimo e fondamentale vegetale sono tali da lasciare assolutamente allibiti; vediamole insieme brevemente, premettendo fin d’ora che una vera e propria analisi d’insieme ,in tal senso, non è mai stata presa, a mio avviso, nella dovuta considerazione.

  1. del Mais abbiamo notizie certe già dal Sedicesimo Secolo, e la pianta si presentava allora nella forma e con le caratteristiche che conosciamo oggi. Ovvio che all’epoca non si fosse assolutamente in grado di operare nel campo della bio-genetica.
  2. Precisi e circostanziati studi compiuti proprio in Centro America hanno dimostrato che questo vegetale è letteralmente “spuntato dal nulla” diverse migliaia di anni fa, al pari di tanti altri vegetali. Possiamo quasi parlare di una sorta di “primavera biologica planetaria”, diciamo….
  3. Il mais non si riproduce autonomamente. Un dato molto importante, anzi, basilare. Necessita dell’intervento dell’uomo, e questo dato basta già a dimostrare che non si tratta di una pianta naturale, in quanto la Natura non prevede ovviamente un intervento in tal senso, non scherziamo. I semi sono troppo pesanti per disperdersi lontano dalla pianta – madre, cosa che provocherebbe un sovraffollamento , con conseguente soffocamento, delle neo-piantine. I semi sono attaccati alla pannocchia in modo talmente forte da necessitare di una apposita operazione di distacco, sempre da parte di mano umana. Detti semi sono letteralmente avvolti in foglie talmente strette attorno alla pannocchia, da necessitare a propria volta di una apposita operazione di “sbobinamento”. Lasciata sulla pianta, senza essere raccolta, la pannocchia marcisce, senza produrre alcunchè.

Ne converrete con me che tutto ciò non ha alcun senso : è un vegetale studiato per soddisfare i bisogni alimentari degli Esseri Umani, e sostenere il contrario sottende automaticamente il sostenere che la Natura avrebbe previsto ( già nel Sedicesimo secolo, badate bene ) un vegetale che si auto-estinguerebbe senza l’intervento umano. La logica ? Sempre lo stesso discorso affrontato ormai tante volte a proposito della archeologia. Piuttosto la ovvia domanda : come è avvenuto tutto ciò ? ne riparleremo, anche se una volta tanto siamo stati “fortunati”: alcune immense strutture ( come ad esempio a Moray, in Perù ) sarebbero rimaste sostanzialmente incomprese, ove non fossero state “copiate” negli anni Cinquanta, (con risultati peraltro non certo lusinghieri), per fare un qualcosa che penso abbiate già intuito : modificare bio-geneticamente i vegetali con l’ausilio di una fonte di energia nucleare….Ne riparleremo ovviamente.
(tratto da “La Preistoria Atomica – lungo la Linea di Orione” – Anguana Edizioni . Sossano –VI )

LE TAVOLETTE ENIGMATICHE ( o BROTLAIBIDOLE )

Di Fabio Garuti

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Nell’ambito dell’analisi di reperti quasi sconosciuti al pubblico di Appassionate ed Appassionati, ci sono anche più di trecento tavolette in pietra od in terracotta, molto antiche ( oltre 4.000 anni fa ), lunghe e larghe pochi centimetri, definite ufficialmente Enigmatiche od anche Brotlaibidole ( dal Tedesco :” idoli a forma di pezzo di pane,o pagnotta” ). Già dai nomi si comprende come si tratti di reperti sostanzialmente incompresi, soprattutto in virtù degli interessanti segni, incisi o addirittura a rilievo, cosa molto più interessante (e non rimarcata come si dovrebbe) e che identifica una perizia non comune. Siamo ufficialmente nell’età del Bronzo, e le tavolette sono state reperite soprattutto nell’Europa Centro-Meridionale e nel Nord Italia, con particolare riferimento al lago di Garda. Per quanto attiene ai segni incisi, od a rilievo, si tratta perlopiù di raffigurazioni geometriche, che non hanno ,(ufficialmente), un significato preciso. Tali segni sono sempre i medesimi ( cerchi,triangoli, linee soprattutto ), ma si suppone,sempre a livello ufficiale, che servissero da sistema di baratto o di altra forma di pagamento. Anche l’idea votiva non è esclusa, ma sostanzialmente non c’è identità di vedute. Analizziamo quattro di questi magnifici reperti con particolare attenzione, dato che si tratta di tavolette molto ben conservate e dai segni nitidamente identificabili. Continua a leggere

CERCHI CONCENTRICI IN MEDIO ORIENTE

di Fabio Garuti

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A ciò sollecitato dall’attento Luigi Pinna, che ringrazio, parlo brevemente ( prendendo spunto da un mio articolo) di un altro sito a forma di Cerchi Concentrici, stavolta in Medio Oriente. Sono tanti, sparsi per il Mondo, tali tipi di siti circolari,immensi. E ne sono tantissime le raffigurazioni,peraltro mai così perfette come in Sardegna ed in Scozia. E qualcuno continua a fare finta di nulla.per fortuna Lettrici e Lettori sanno guardare le immagini. Altro non serve…………..

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