OGHAM: PISTAS DESDE ATLANTICO

(Italian version)

De Valeria Putzu

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He encontrado otra inscripción lineal traducible, esta vez no en Cerdeña, sino en las Islas Canarias, gracias a Juan Santana Alonso, che en su página Facebook “*Las Piedras Del Silencio* Arqueología, Geología, Patrimonio. Gran Canaria” está haciendo un trabajo realmente impagable para la exploración, la difusión y la protección del patrimonio arqueológico de la Isla de Gran Canaria (Tamaran en el antiguo idioma de los guanches). Aprovecho la ocasión para agradecerle la publicación de sus imágenes para permitir estudiarlas y por el permiso de usar esta foto suya.

La inscripción es muy bien definida y traducible: “ISLAOE”. Por primera cosa me ha llamado la atención la parte final del texto, las letras “OE” que creo podrían indicar “oeste”•, “Occidente”. Hay una serie de elementos que podrían favorecer esta hipótesis.

Al norte de Escocia existe un grupo de islas, entre Noruega e Islandia, llamadas Fær Øer, hoy parte de Dinamarca. Hasta hace poco se hacía derivar el topónimo de fåre-øerne, “islas de las ovejas”, derivándolo equivocadamente del danés, idioma que en aquellas islas llegó en epoca bastante reciente, mientras fåre/fær no existe en norreno o en las lenguas escandinavas occidentales, hoy los estudios más recientes, y más universalmente aceptados, hacen derivar Fær de un término en un idioma más antiguo, del que habría pasado al germánico antiguo Far-Før-Fær = lejano, “far” sigue teniendo hasta hoy en inglés el mismo significado, entonces Islas Fær Øer estaría por “islas del lejano oeste” o “islas lejanas a occidente”. Continua a leggere

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OGHAM: L’ALFABETICA DI OLTRE 5.000 ANNI FA: DATAZIONI E COLLEGAMENTI TRA LA ANTICA CIVILTA’ SARDA ED IL MEGALITISMO POLIGONALE (PRE-ROMANO) AD ALATRI – (FR – ITALIA)

Di Fabio Garuti

Care Lettrici e cari Lettori, rieccomi finalmente, seppure a “scartamento ridotto”, (termine ferroviario indicante un utilizzo parziale di una utenza, ma ben calzante in questo caso, data la quasi impossibilità di avere un collegamento decente in modalità”mobile” con Facebook…), grazie ai buoni auspici di Amici e Conoscenti mossi a compassione. Riuscirò in tale maniera ad avere almeno uno scambio di vedute a giorni alterni con Voi, ed è già qualcosa, credetemi. Per cui commentate, criticate, chiedete, ciò che volete. Risponderò ben volentieri a Tutte ed a Tutti voi, come sempre.
Ordunque, Alfabeto Ogham. Ne abbiamo già parlato, più volte, ed abbiamo dimostrato come su pietre e bronzi, soprattutto in Sardegna, sia possibile ancora oggi non solo interpretare tale antichissima forma di scrittura, ma addirittura trovarne un validissimo riscontro nelle attuali Lingue Sarda e Gaelica, tanto per confermare ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, i contatti tra Isola Sarda e Nord della Scozia, senza dimenticare la Penisola Iberica, non solo tappa intermedia tra questi due Territori, ma anche punto di vero e proprio riferimento per chi affrontasse le perigliose rotte Mediterraneo – Atlantiche.
Affrontiamo oggi un aspetto importante della “Questione Ogham”, importante soprattutto per dissipare ogni dubbio in merito alle datazioni relative a questa forma di Scrittura. Operazione non fine a se stessa, dal momento che ci permette, anche, di porre alcuni punti fermi in merito alla datazione di taluni siti che, in presenza della Scrittura Ogham appunto, riveleranno finalmente una cronologia da cui poter partire in modo concreto. Prima di proseguire desidero ringraziare pubblicamente Ornello Tofani, grande esperto e conoscitore dello straordinario sito cosiddetto “Megalitico” (una semplificazione da dover rivedere ed approfondire in quanto riduttiva al massimo) di Alatri, in Provincia di Frosinone, immerso nella splendida cornice Ciociara. Continua a leggere

ARCHEOLOGIA SARDA: L’ETIMOLOGIA DELLA PAROLA NURAGHE

di Fabio Garuti

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Affrontiamo oggi un argomento di quelli parecchio dibattuti, non ancora risolti, e su cui è opportuno confrontarsi apportando nuovi tasselli di ricerca e parametri di discussione. Nessuna Verità assoluta e preconcetta, ci mancherebbe, ma, data una sostanziale incertezza sull’origine di un nome molto comune e famoso, è opportuno e doveroso cercare altre e nuove soluzioni.
Fino ad oggi la denominazione NURAGHE/NURAGHI, straordinario edificio tipico della Sardegna, è stata fatta risalire a termini provenienti dal Mediterraneo Orientale (NUR-Fuoco ed anche AK-divinità Orientale) o ad un non meglio definito, e quindi molto vago, prefisso NUR derivante dal pre-Latino o dal Proto-Sardo. Nulla di definitivo e quindi da dover dimostrare per intero. Diventa quindi necessario provare a percorrere anche altre strade, con maggiori agganci e riscontri sul Territorio, almeno come spunto di riflessione e di ricerca. Soprattutto è opportuno, visti gli agganci con il Nord della Scozia, provare a cercare anche in quella direzione. Precludersi un percorso di ricerca è sempre dannoso.

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LE NAVI DEI SARDI E DEGLI SCOZZESI

Di Fabio Garuti

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Abbiamo dimostrato, nel corso delle ultime settimane, che i rapporti tra Antica Civiltà Sarda e Nord della Scozia sono stati intensi, profondi e socio-culturalmente rilevanti, fino a quando , in Scozia, l’avvento dei Celti ( dopo il 2.500 avanti Cristo ) ha causato la fine di tale interessante interscambio, date le notevoli differenze socio – culturali tra tali nuovi Popoli, ( appunto Celtici e di origine Indo – Europea ), ed i Popoli già presenti sul territorio Europeo e di origine prettamente ” Occidentale ” quali Pitti , Britanni, Bretoni, Liguri ed appunto Sardi.  Continua a leggere

ARCHEOLOGIA LINGUISTICA – RESOCONTI DAL PASSATO

Di Fabio Garuti

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Lo studio delle Lingue antiche, antichissime ed addirittura estinte, soffre al giorno d’oggi,a mio avviso, di una sorta di ” isolamento ” da altre discipline, francamente incomprensibile, soprattutto da parte della Storia e della Archeologia. Ne deriva che spesso i campi di ricerca procedano per proprio conto non senza una mancanza di informazioni che spesso non avrebbe ragion d’essere. Per la verità ciò si verifica soprattutto per quanto riguarda lo studio di periodi ” pre – Storici ” e forse la motivazione,per quanto non condivisibile a mio avviso, è chiarissima : mancanza di testi scritti, mancanza di reperti ed in genere mancanza di “testimonianze ” intese nel senso tradizionale. E’ un errore, ed anche considerevole, peraltro più evidente nel nostro Paese che non all’Estero. Le lingue antiche, addirittura estinte,lasciano sempre qualcosa dietro di sè, tramandano nomi,o parti di nomi,altrimenti inspiegabili ed anzi, proprio la loro integrazione con quelle successive e ben testimoniate, ne rivela la presenza e ne giustifica grande considerazione. Continua a leggere

ARCHEOLOGIA LINGUISTICA – RESOCONTI DAL PASSATO

Di Fabio Garuti

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Lo studio delle Lingue antiche, antichissime ed addirittura estinte, soffre al giorno d’oggi,a mio avviso, di una sorta di ” isolamento ” da altre discipline, francamente incomprensibile, soprattutto da parte della Storia e della Archeologia. Ne deriva che spesso i campi di ricerca procedano per proprio conto non senza una mancanza di informazioni che spesso non avrebbe ragion d’essere. Per la verità ciò si verifica soprattutto per quanto riguarda lo studio di periodi ” pre – Storici ” e forse la motivazione,per quanto non condivisibile a mio avviso, è chiarissima : mancanza di testi scritti, mancanza di reperti ed in genere mancanza di “testimonianze ” intese nel senso tradizionale. E’ un errore, ed anche considerevole, peraltro più evidente nel nostro Paese che non all’Estero. Le lingue antiche, addirittura estinte,lasciano sempre qualcosa dietro di sè, tramandano nomi,o parti di nomi,altrimenti inspiegabili ed anzi, proprio la loro integrazione con quelle successive e ben testimoniate, ne rivela la presenza e ne giustifica grande considerazione. Rinunciarvi a priori significa privarsi di una base di ricerca ben più solida di quanto si creda, soprattutto per quanto riguarda le cronologie. Vediamo perché, mediante un esempio estremamente chiaro e preciso : la datazione dei primi ed ovviamente più antichi Nuraghi Sardi nonché della raffigurazione su pietra dei perfetti cerchi concentrici reperiti in Sardegna e nel Nord -Insulare della Scozia.
Una premessa : la Storia della Antica Civiltà Sarda attraversa,ormai chiaramente, due fasi ben distinte, e l’ignorare questa problematica costituisce un errore , senza voler entrare nel merito del perché tutto ciò accada: non è affar nostro. Ma è evidente che, a fronte di reperti, a migliaia, che testimoniano un fiorente sviluppo socio – economico ben prima della Civiltà Romana databili almeno al 2.500 avanti Cristo ( ed ancora a ritroso ), ci siano poi testimonianze di un progressivo ” orizzonte Orientale” che spostò , appunto verso Oriente, i contatti della Civiltà Sarda a far data dal 1.500 circa avanti Cristo in poi. Causa del tutto ? Probabilmente i mutati equilibri interni al Mediterraneo in seguito alla catastrofe del vulcano di Thera ( 1.630 avanti Cristo ), oggi Santorini, nell’Egeo, ma la materia è ancora in corso di approfondimento. Certo è che un nuovo orizzonte di interscambi tra Civiltà Sarda ed altre realtà Mediterranee trova sempre maggior conferma a far data,appunto, dalla seconda metà del Secondo Millennio avanti Cristo. E prima ? Ignorare il prima, non volerlo considerare è, dicevo, un errore , grave : anche perché il continuare a propinare la storiella che, improvvisamente, la Sardegna passi da una ovattata e nebulosa ” Civiltà Nuragica” ad una realtà dai contorni estremamente precisi ma orientati esclusivamente ad Oriente, fa letteralmente sorridere. Un po come la vicenda del Faraone Cheope che innalza così, all’improvviso, un mostro di Piramide da milioni di tonnellate con scalpelli martelli e funi ( naturali ) salvo poi far “obliare” tale incredibile capacità nel nulla, dato che edifici del genere non sono stati più edificati. Ovviamente senza considerare che qualcosa di identico è accaduto anche in Messico e Cina, sempre seguito poi dal solito oblio. Non si sa se sorridere o restare allibiti.
Ma torniamo al nostro argomento : come possiamo dimostrare che Nuraghi Sardi, Dun Scozzesi ( e non i Broch che sono molto più grandi, attenzione a non confondersi ) e perfetti Cerchi Concentrici su pietra ( tutte prerogative esclusive di tali due territori ) siano antecedenti al 2.500 avanti Cristo almeno ? La cosa è importante, in quanto una datazione può chiarire e far combaciare vari tasselli del puzzle che stiamo cercando di ricomporre. Un dato su tutti : I Celti. Costoro non hanno edificato Dun e Nuraghi, non hanno inciso su pietra i Cerchi Concentrici ed utilizzavano un idioma molto particolare che, in Britannia, divenne noto come Gaelico ( una sorta di Celtico Insulare appunto). Nel Nord della Scozia risiedevano i Pitti la cui lingua, assolutamente estinta, sopravvive solo in rari gruppi di lettere,molto particolari e ben identificabili, non assimilabili nè al Celtico nè al Gaelico. Nel Nord della Scozia i Celti, la cui Lingua ha matrice Indoeuropea a differenza di quella Pittica ( o Pitta ) , arrivano nella metà del terzo millennio, non prima, ed il fatto che non abbiano mai edificato Nuraghi, Dun o tracciato cerchi su pietra potrebbe anche bastare, ma la linguistica ci fornisce un ulteriore ed importante supporto. Gli incroci tra idiomi Indoeuropei – Celtici – Gaelici e, per quanto resta, Pittici, confermano totalmente queste datazioni, in quanto fanno risalire il Proto – Celtico ( antico Celtico ) proprio a tale periodo, coni primi importanti ” innesti ” tra idiomi. Un esempio ? Il gruppo – DUN , che oltretutto caratterizza le strutture simili ai Nuraghi ( aspetto esteriore – doppio guscio murario – scala elicoidale interna infra-muraria – nicchia d’andito ) è Pittico, non Celtico. Un dato importantissimo, straordinario, da considerare con grande attenzione, anche perchè il “gruppo letterale” -DUN è diffusissimo in tutta l’Europa e non solo, sempre con riferimento all’acqua od a strutture connesse,o vicine, all’acqua appunto: se tali edifici ( Nuraghi e Dun ) hanno, per quanto attiene a quelli Scozzesi, un nome Pittico ( Dun ) e non Celtico, sono chiaramente precedenti ai Celti. I Celti non ne hanno edificati e non hanno dato loro il nome. Arrivano nel Nord Insulare della Scozia solo nel 2.500 avanti Cristo per cui, tirate le somme,gli edifici Scozzesi non sono stati edificati dopo quel periodo. Mi sembra chiaro. Ed in Sardegna ? Possibile che l’Antica Civiltà Sarda, che offre tante similitudini con la realtà Nord – Scozzese, abbia atteso quasi 1.000 anni per edificare i propri primi magnifici Nuraghi ? Non ha senso, ed infatti così non è assolutamente. Altra prova ? I Cerchi in Sardegna sono stati incisi in modo perfetto anche sul Menhir – Stele di Mamoiada. I Menhir risalgono, almeno, al 3.000 / 3.500 avanti Cristo, esattamente come le Domus de Janas al cui interno troviamo cerchi ancor più mirabili. le datazioni collimano perfettamente,addirittura ad andare ancor più a ritroso. Penso che stavolta ci siamo,con un ulteriore e preciso riscontro dato proprio dalla Linguistica.
Ma non è tutto : alcuni gruppi letterali, a parte il -DUN di cui già abbiamo dato conto, sopravvivono ancora oggi dalla estinta Lingua Pittica (pur essendo stati poi assorbiti, com’è logico , dal Gaelico Scozzese) : ne conosciamo altri tre : -ABER , -PIT, -LHAN . Qualche riscontro ? Non ci crederete, ma anche in questo caso il collegamento Sardegna – Scozia è chiarissimo : ABER-DEEN, DUN-DEE ( pronuncia Dandee ), LAN-USEI e PIT-TULONGU parlano in tal senso.

L’Antica Civiltà Sarda : già ( almeno…) nel 2.500 avanti Cristo.

( tratto da : Sardegna,pagine di Archeologia Negata : una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima di Roma – Anguana Edizioni – Sossano- VI )

ARCHEOLOGIA MUSICALE – SARDEGNA E SCOZIA

Di Fabio Garuti

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Che l’Archeologia e la Storia necessitino ormai di visuali multidisciplinari sta diventando sempre più chiaro. Anche perchè proprio laddove le tradizioni, gli usi ed i costumi risultino particolarmente similari, possiamo stabilire punti di contatto indiscutibili. Il tutto, corroborato da ulteriori riscontri,delinea un quadro ben particolareggiato.
Strumenti musicali. Proprio la musica, o meglio, la riproduzione o la creazioni si suoni e di melodie mediante l’invenzione ed il perfezionamento di strumenti musicali, è molto spesso indice di notevole sviluppo sociale,di Civiltà ben progredite, di bisogno di intimità e di spiritualità e, in definitiva, di capacità artistico – artigianale non certo a livello ” primitivo o semi – nomade “. Laddove poi particolarissimi strumenti vengano creati, e caratterizzino, determinati territori o Civiltà, la cosa diventa molto interessante sia Storicamente che Archeologicamente.
Le Launeddas, antichissimo strumento musicale, tipico della Sardegna, di tipo polifonico, che presuppone la tecnica della Respirazione Circolare, è costituito da tre canne di norma “di fiume”, naturali quindi, ancora oggi reperite soprattutto nelle zone di Sanluri e Barumini. Mi scuso fin d’ora se le mie descrizioni non saranno tecnicamente approfondite, dato purtroppo lo spazio a disposizione, per cui , ove qualcuno abbia la bontà ed il desiderio di farlo a livello di commenti ne sarò ben lieto,e lo ringrazio fin d’ora. Tali tre canne sono di lunghezza differente e producono suoni differenti : la più lunga una singola nota definita “tonica”, un’altra note definite di ” accompagnamento” e la terza note di ” melodia “. ne sortisce un suono,anzi un complesso di suoni,particolarissimo, che denota grande capacità musicale. Mi è stato fatto notare, quando ero in Scozia ( poi ci arriviamo ) che tale suono,o meglio,tale complesso di suoni, riproduce i “rumori” della natura, tra cui,ad esempio, il rumore del vento o quel classico fruscio prodotto dall’erba smossa dai passi . Per cui uno strumento creato come simbolo di rispetto per la Natura, per il culto delle realtà boschive ed agresti e,in definitiva, qualcosa di davvero unico. Perchè la Scozia ? perchè anche stavolta la similitudine,o meglio il contatto, con la Antica Civiltà Sarda ( l’ennesima combinazione…..un pò di ironia ci vuole,scusatemi ) è più che evidente. La moderna cornamusa, famosissima nel mondo, deriva da uno strumento antichissimo,meno conosciuto, ed identico alle Launeddas : sono le Triple Pipes ( già il nome parla chiaro ) usate anche dai Celti ma, prima ancora, dai Pitti. I due Popoli ci sono ben noti in quanto i Pitti, precedenti ai Celti, mostrano incredibili similitudini con i Sardi, cosa che non avviene per i Celti. Per cui il fatto che tale strumento antichissimo sia Pittico ( o Pitto ) ci indirizza ancora una volta nel senso dei contatti Nord Occidentali che la Civiltà Sarda certamente ebbe.
Abbiamo anche un riscontro visivo di tutto ciò, per fortuna : Nella Lethendy Tower, facente parte dello splendido castello Scozzese situato nella regione del Perthshire, è ancora ben visibile una magnifica pietra intagliata ( sappiamo anche che i Pitti, proprio come i Sardi , eccellevano in questo tipo di lavorazione ) , riutilizzata come decorazione,in cui viene raffigurato un suonatore di Triple Pipes. L’accostamento alle Launeddas risulta chiaramente.
Si tenga anche presente che in Scozia è assolutamente normale considerare lo strumento Pittico identico a quello Sardo, riconoscendo quindi una affinità culturale che,peraltro, viene anche riscontrata dall’accostamento Dun-Nuraghi , o da quello “Cerchi Concentrici perfetti e su pietra ” , come già più volte abbiamo scritto.
Ma un altro dato può risultare interessante. Strumenti a fiato similari , ma non certo uguali a Launeddas Sarde e Triple Pipes Scozzesi, sono riscontrabili in Grecia ( si pensi alle raffigurazioni del dio Pan ), in Medio Oriente ed in Nord Africa. Non uguali, ripeto, ma solo basati su un concetto simile. Una ulteriore prova che i contatti tra Antica Civiltà Sarda e Scozia Settentrionale ed Insulare erano significativi , non solo da un punto di vista edilizio ed iconografico, ma anche Socio – Culturale . Ne verificheremo altri nei prossimi giorni.

(tratto da : Sardegna, Pagine di Archeologia negata. Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma – Anguana Edizioni – Sossano -VI )