GLI AUTOMI DI EFESTO: LA ROBOTICA NEL PASSATO?

Di E.Din: La Terra degli Anunnaki

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E’ possibile, che in ambito delle tecnologie del passato, tra quelle appartenute agli “Dei”, e mostrate con maestosità, capaci di produrre stupore e sgomento allo stesso tempo, morte e distruzione in altri casi, ci fossero quelle che oggi potremmo associare a dei moderni automi o cyborg?

Il mito, anche in questo caso ci viene di aiuto e ci lascia una possibile testimonianza che quelle che potevano essere antiche tecnologie.

LE ANCELLE D’ORO:
Il seguente passo dell’Iliade che descrive l’episodio delle ancelle d’oro di Efesto sembrerebbe testimoniare proprio questo:

“… ancelle d’oro
simili in tutto a giovinette vive
venivan sorreggendo il lor signore;
ché vivo senso chiudon esse in petto,
e hanno forza e favella, e in bei lavori
instrutte son dagl’immortali Dei.”
[Iliade, XVIII]


I punti in comune, che richiamerebbero il concetto moderno di robot sarebbero molti:

1. Assomigliano a “giovinette vive”, in grado quindi di muoversi autonomamente e di essere coscienti;
2. Il fatto di possedere “ché vivo senso chiudon esse in petto”, sembrerebbero collocare questo tipo di automi un gradino sopra il semplice automa ma porli a livello di veri e propri robot, perché in grado di essere “senzienti”;
3. Possiedono “forza e favella”: pertanto sono state progettate per effettuare lavori “pesanti” che richiedono un certo sforzo e il fatto di essere capaci di parlare testimonierebbe la capacità che questi automi fossero in grado di interagire con gli “Dei”, andando ben oltre un semplice strumento; Anche il fatto che venisse ribadito che “da soli entrassero ai concilii degl’immortali”, li doterebbe di propria autonomia nello svolgere i compiti, non trainati, non spinti da nessun essere esterno.
4. “In bei lavori instrutte son dagl’immortali Dei”: gli automi sembrano essere stati non solo progettati, ma sembrano essere stati dotati di capacità che permettesse loro di essere istruiti dagli stessi Dei ( prima forma di programmazione? Robotica?).
5. Il chiaro riferimento al fatto di essere state forgiate in tutto e per tutto a figure pseudoantropomorfe ( o per meglio dire pseudo teomorfe): di aspetto gradevole, vicino alla figura fisiognomica del proprio creatore (ancelle d’oro simili in tutto a giovinette vive), il che li farebbero assomigliare a veri e propri robots.

I TRIPODI
Nello stesso episodio, ovvero quando Teti reca visita ad Efesto nella sua fucina, egli stava lavorando a

“… venti tripodi ei forgiava
per collocarli lungo le pareti
dell’aula ben costrutta; e avea disposto
sotto i loro piedi rotelline d’oro,
perché da soli entrassero ai concilii
degl’immortali, e poi, mirabil cosa
ritornassero all’aula.”

che differenziano le ancelle d’oro, ovvero degli automi dotati di 3 piedi e muniti di ruote (quindi non di forma teoantropomorfa), da utilizzare come una sorta di aiutanti meccanici che potessero essere utilizzati da tutti gli dei durante le loro riunioni.
Nel nostro precedente articolo sull’arma del Vajira, abbiamo menzionato l’episodio in cui Zeus avrebbe utilizzato l’arma per sedare una rissa scoppiata tra Ercole ed Apollo per il tentativo da parte del primo di rubare il tripode di Delfi, su cui l’Oracolo effettuava i responsi. Ebbene, al di là di tutte le raffigurazioni e scritti del mito “ufficiale”, ci viene il dubbio se quel tripode non andasse anch’esso ben oltre il mito, potendosi trattare effettivamente di una delle macchine create appositamente da Efesto agli dei e attraverso la quale l’Oracolo di Delfi attingesse alle sconfinate capacità di apprendimento e di sapere grazie al quale era grado di rispondere su quasi tutto lo scibile umano.

Il punto comune per entrambi è il loro progettista e programmatore: Efesto, dio esperto di creazioni mitiche, avveniristiche ed innovative. Egli è il creatore di armi avanzate, capaci di eseguire mirabolanti meraviglie, è il fabbricatore dei fulmini di Zeus, è il creatore dell’Aegis, il mitico scudo indistruttibile e delle indistruttibili armi utilizzate da Achille (oggi con Aegis è stato nominato un sistema automatico antimissile per la difesa navale n.d.r.).

La stessa nascita di Efesto, avvolta nel mito, potrebbe essere una testimonianza indiretta di antiche tecnologie presenti nel passato. Mito secondo il quale Era lo mise al mondo da sola, gelosa di Zeus, poiché il marito la tradiva, non solo con altre dee, ma anche con Ninfe e donne mortali. La dea pensò di tradire anch’essa il marito, ma non le era possibile, poiché era la dea del matrimonio. Chiese così aiuto a Teti, che le diede un’alga, e con essa lei avrebbe potuto generare un figlio, senza bisogno di una penetrazione. Ella mangiò l’alga donatagli da Teti, e nove mesi dopo generò il figlio Efesto, suscitando così le invidie di Zeus. Il risultato forse di un intervento di ingegneria genetica e più nello specifico quello che oggi verrebbe definita una procreazione assistita?
E’ possibile che anche in questo caso, si possa andare oltre il semplice mito?


Fonti:
http://it.wikisource.org/wiki/Iliade/Libro_XVIII (Italian Version)
http://el.wikisource.org/wiki/Ιλιάς/Σ (Original Version)

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Un pensiero su “GLI AUTOMI DI EFESTO: LA ROBOTICA NEL PASSATO?

  1. Mauro Biglino in una conferenza ricorda questo passaggio dell’odissea . Il poema Omerico ha anche altri passi dove menziona ,non chiamandole tali, macchine o robot . La memoria mi ha riportato al passo dove Ulisse descrive i cani da guardia del palazzo di Alcinoo.

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