REPERTI IGNORATI ED APPARENTEMENTE INSPIEGABILI: CHICHEN ITZA VS GREMANU

Di Fabio Garuti

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Nell’ambito di una ricerca compiuta basandosi anche sul dato inoppugnabile fornito dalla immagine di un reperto, ci si trova ad analizzare oggetti molto particolari, a volte inspiegabili, che necessitano di un procedimento sia logico che Storico – Archeologico. Una spiegazione c’è sempre, ovviamente, a patto se non di accettare, ma almeno di iniziare a considerare realtà semi – sconosciute ed addentrandosi così, anzi affondando l’analisi, nell’ apparentemente ” non – possibile “. Alcuni mesi fa, mentre analizzavo i dati relativi al rapporto intercorso tra Popolazioni Scozzese del Nord Insulare e Sarda, mi fu inviata dalla gentile Signora Giusy Perri ( che ringrazio ) la fotografia di un reperto assolutamente inusuale. Uno stampo in pietra ( stampo litico, così definito ) scoperto in una tomba adiacente il complesso Archeologico di Gremanu Fonni, in Sardegna, e risalente ( datazione ufficiale con generica descrizione del reperto come ” PIETRA LAVORATA” ) ad un periodo intercorrente tra il terzo ed il secondo millennio avanti Cristo. Assai vago, per la verità, trattandosi di un soggetto così particolare ed assolutamente non considerato in sede ufficiale. La forma piramidale è evidente, e che si tratti , ovviamente, di una pietra lavorata lo capisce chiunque. Un tantino limitativo,a mio avviso.
Dalla immagine del reperto allegata all’articolo potete chiaramente evincere come si sia in presenza di qualcosa di strano, a dir poco. Premesso che l’arte della lavorazione del bronzo era appannaggio di una ristretta cerchia di eccellenti artigiani, e che nelle tombe di questi ultimi potevano essere poste testimonianze di tale arte, il soggetto è certamente di natura votiva, dato il contesto. La riproposizione di una piramide a diversi gradoni è evidente, e la cosa, unica nel proprio genere,lascia stupefatti. Continua a leggere

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LA MAPPA DI PIRI REIS

Di E.Din: La Terra degli Anunnaki

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Nel museo di Topkapi di Istanbul, si trova un’antica carta geografica che prende il nome dall’ammiraglio turco che la disegnò e che deve averla copiata da un originale più antico. La data sulla mappa si basa sul calendario musulmano e corrisponde al nostro 1513. La cosa notevole della mappa è che vi sono disegnate le linee della costa dell’Antartide, libere dai ghiacci. Inoltre la mappa è basata su di un sistema di proiezione all’avanguardia, con il globo terrestre in superficie piana. Vi è disegnata tutta l’America del Sud con la costa atlantica e quella del Pacifico. Il professor Charles H. Hapgood nel 1960 si rivolse all’aeronatuica degli Stati Uniti per capire come fosse possibile. Un tenete colonnello delle forze aeree gli rispose di condividere la sua convinzione: la parte inferiore della carta geografica delineava effettivamente la Costa della Principessa Martha nella Terra della Regina Maud e la penisola antartica. I dettagli del settore inferiore della mappa riportano con grande esattezza il profilo sismico rilevato attraverso gli strati di ghiaccio della spedizione antartica svedese-britannica del 1949. Questo porta alla conclusione che il profilo della costa sia stato rilevato cartograficamente prima della sua glaciazione. Attualmente, nella zona in questione, il ghiaccio è spesso più di 1.5 Km. Alle forze aeree era ignoto come il livello delle conoscenze cartografiche del 1513 potesse essere conciliare con quei dati.

La riproduzione delle coste dell’Antartide libere dai ghiacci, nella mappa, potrebbe ricollegarsi al Diluvio. Se la teoria dello scioglimento dei ghiacciai antartici e il loro riversamento nei mari meridionali fosse corretta, l’Antartide restò a lungo libera dai ghiacci, prima che si ricostituisse la calotta polare attuale. Dalle ricerche di Hapgood e del suo team, risulterebbe la nuova glaciazione circa 6000 anni fa, e quindi attorno al 4000 a.C.. Quindi il rilevamento della mappa potrebbe essere stato effettuato tra il 10.500 a.C. e il 4000 a.C. se ipotizziamo la prima datazione come partenza del fenomeno del diluvio. La carta sembra essere stata ripresa dall’alto, da molto in alto, avendo come punto di riferimento per la mappatura la zona della città del Cairo. Il punto di osservazione in alto sul Cairo ci riporta in Egitto, luogo di partenza per la creazione del mondo, così come se la figurava la casta sacerdotale nelle ere dinastiche.

MISTERI ANTICHI PER GLI “ANTICHI”

OMISSIONI

di Fabio Garuti

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Ci è giunto, quasi per caso, grazie ad una copia custodita in Britannia, un testo molto importante scritto in Latino, in età Imperiale, e risalente all’epoca di Augusto. Si tratta del famoso trattato in dieci Libri, praticamente integro, intitolato De Architectura (La Architettura), di Marco Vitruvio Pollione, (80 a.C.-15 a. C.), Letterato ed Architetto Romano. Scritto con ogni probabilità nel terzo decennio avanti Cristo, l’opera è dedicata all’Imperatore, impegnato in una complessa opera di risistemazione della Edilizia Pubblica.

Nel testo si citano dati architettonici, sistemi di costruzione, stili, si analizza l’Architettura Greca, ovviamente ben conosciuta, si parla addirittura anche dei Persiani, si approfondisce lo studio di Luoghi ed Edifici Pubblici quali templi, basiliche, acquedotti, fori, teatri, porti, bagni, si citano strumenti di misurazione ed utensili, e si compie quindi una approfondita analisi di tutto ciò che, a livello di edilizia, era ben conosciuto all’epoca.
E qui la stranezza, che va colta proprio al fine di porsi qualche interrogativo, soprattutto sulle cronologie. Stranamente non si parla di Piramidi, non si parla di strutture colossali come quella di Baalbek-Heliopolis in Libano, non si fa alcun accenno alla straordinaria edilizia Sarda; in pratica si omette qualsivoglia commento o considerazione od analisi su manufatti particolarissimi, su cui ancora oggi si discute dopo più di 2.000 anni, e che soprattutto erano visibilissimi ed in ottimo stato di conservazione. Lo sono oggi, figuriamoci oltre venti secoli fa. Continua a leggere

LA CONCAVITA’ DEI LATI DELLA GRANDE PIRAMIDE DI GIZA: VOLONTA’ o CASUALITA’?

Di E.din: La Terra degli Anunnaki

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La concavità presentata dai lati della grande piramide, che da la peculiarità alla struttura di avere in realtà 8 lati e non 4, è stata fatta casualmente nel 1940. Durante un sorvolo da parte di un aereo della R.A.F., il pilota P.Groves scattò una foto al complesso di Giza, e quello che ne scaturì fu questo gioco di luci ed ombre che evidenziarono una piramide che presentava 8 lati anziché 4.
In realtà la fotografia aerea permise di accertare quello che, in uno scritto del 1700, la Descrizione dell’Egitto di Flinders Petrie (Volume V, paragrafo 8), il quale ipotizzò e rilevò effettivamente che i lati della piramide non presentavano una linea di base dritta, ma presentavano una leggera concavità della faccia: un “inarcamento verso il centro della struttura di circa 0,5°-1° secondo quanto anche riportato da un altro scritto, del 1800 dal titolo La Piramide e i templi di Giza, ( p.421 ).
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IL COMPLESSO PIRAMIDALE DI TENAM PUENTE

Di E.din: la Terra degli Anunnaki

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Tenam Puente (il ponte di Tenam) è un sito archeologico situato nella valle di Balum Canaan, cultura Maya, nella città di Trinity, a 12 chilometri a sud di Comitan, Chiapas, Messico. Vi si accede da una deviazione dalla Panamericana no. 190 che porta alla città di Trinity.

Tenam è una parola “toponimicamente” ibrida: Tenam deriva dal nahuatl Tenamitl e significa “muro” o “fortezza”, mentre la parola ponte allude al nome di un’antica fattoria esistente all’inizio del XX secolo.
Anche se il sito risale al periodo classico (300-600 d.C.), sembra che il loro periodo di attività principale corrispondesse ai primi anni del periodo post classico (approssimativamente tra il 900 e il 1200 d.C.), quando si verifica l’abbandono dei siti Maya nella zona centrale, che ora occupa il Dipartimento di Petén in Guatemala. Era il periodo contemporaneo dello splendore della cultura tolteca di Chichen-Itza. Continua a leggere

L’ORDINE DELL’ANTICO SERPENTE

di Inanna Adamas

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Il simbolo più antico del mondo è il serpente, animale affascinante e misterioso che popola da sempre i nostri sogni. La sua storia ha origini molto remote come il culto, tramandato nei millenni da un gruppo ristretto di iniziati.
Ogni popolo venerava il rettile con riti complessi, legati a un sapere ancestrale confluito poi nell`arte sacra e nei miti, sorta di multiformi capsule temporali.
Un raffronto a livello cronologico e antropologico tra lontane civiltà penetra in parte il messaggio che lasciarono, evidenziando numerose somiglianze e ricostruendo la genealogia di un simbolo immortale. Continua a leggere

ERESIE ARCHEOLOGICHE ED ELETTRICITA’ NEGATA

Di Fabio Garuti

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Visto che ormai la vicenda della tecnologia antichissima comincia ad essere considerata un dato di fatto, grazie a riscontri sempre più evidenti, e visto che ormai le piramidi di Giza volenti o nolenti fanno parte di un sistema planetario ed altamente tecnologico, con buona pace di chi, con innegabile e quasi commovente tenacia, ha sempre sostenuto il contrario, gran parte della discussione si sposta finalmente verso epoche più lontane. Era ora; siamo intorno ai 12 / 13.000 anni fa; solo che c’è un solito ed annoso problema. Come mi facevano notare alcune appassionate lettrici, si vagliano ipotesi di ogni genere tra “ex-terrestri” ed “alieni” ( sì – no, non lo so , però – forse, eccetera) e si perde di vista l’aspetto tecnologico del tutto, mentre invece sarebbe meglio acclarare prima la tecnologia e poi vedere chi ne sia stato l’artefice. Ripeto per l’ennesima volta : comprendo la voglia di sapere, da parte di chi è appassionato ed intellettualmente onesto, in merito alla questione “tecnologie aliene o ex-terrestri” , ma dato che ci sono i soliti furbastri che su questo distinguo alieni sì – alieni no ci marciano palesemente per evitare di ammettere una qualsivoglia tecnologia industriale “concreta ed antica”, è opportuno parlare di nuovo di elettricità, e nella fattispecie di lampadine elettriche. Continua a leggere